Il mio Benin, a piedi nudi

Benin: prima di partire non sapevo neppure dove fosse questo Paese.

Il motivo per cui ho intrapreso questo viaggio non è stato lo spirito del pellegrino ma per conoscere
questa immensa Africa.

Pur sapendo il lavoro che i missionari della SMA svolgono in gran parte dell'Africa, la mia conoscenza era abbastanza concentrata solo sulla Costa d'Avorio dove mi chiedo come stanno andando ora le cose.

Sette ore di volo ed eccomi catapultato in mezzo a questo continente nero : caldo, caldo, caldo.....

Quindici persone a me sconosciute con le quali trascorrere una decina di giorni. Anche se ancora adesso avrei difficoltà a rivolgermi ad alcuni con il confidenziale “ tu “, ho subito percepito un'atmosfera di vera fratellanza.

Eccomi pellegrino nel Dahomey, sui passi di quello straordinario Padre Borghero.

benin 2011Quanto mi avete fatto pregare, quanto è pesante portare il Vangelo, quanto è importante portare il Vangelo!

Centocinquant'anni di evangelizzazione, che risultati però!

Venti, trentamila partecipanti, io ne ho contati molti di più sulla spiaggia.

La Domenica delle Palme nelle nostre chiese è tutta un'altra cosa : la messa, una gara a chi primo arriva a prendere il ramo d'ulivo, uno sterile buongiorno e via.

Un bilancio di dieci giorni, più che intensi, grazie alle nostre straordinarie “ guide “ spirituali-turistiche, sempre loro onnipresenti, altro non posso dire che GRAZIE per tutto !

Il momento più toccante, a mio giudizio, è stata la visita all'Istituto di P. Claude Templé, dove il mio sudore si è mescolato alle mie lacrime. Non esito ad affermare che qui il Vangelo mi ha spezzato l'anima.

Che dire di Grégoire, del bimbo che, all'orfanotrofio facendosi largo in mezzo a voi, mi si è gettato al collo e giù lacrime, delle Suore Oblate Catechiste serve dei poveri, dello schiavismo e dei missionari periti, potrei scrivere un libro su tutto ciò che ho visto.

Scusatemi se ogni tanto mi isolavo, mia moglie dice che la mia vocazione è quella dell'eremita .

Ancora scuse per quel giorno che sono “ sparito “ per tornare a prendere la macchina fotografica.

Ho rischiato anche la vita, mia e dello chauffeur e di qualche malcapitato che si trovava sulla nostra strada, perchè ho detto all'autista: “veloce, fai presto”, e quello andava come un pazzo aveva il benestare dello “iavu”. Ed io continuavo a ripetere: “Rappel, rappel”, pensando volesse dire rallenta, e quello pigiava sull'acceleratore SEMPRE DI PIU'.

Il pulmino urlava in cinese... meglio studiare il francese !

Vi siete scandalizzati il giorno in cui passeggiavo a piedi nudi, era per sentire l'Africa più vicina.

Comunque tutti a piedi nudi al cospetto di Glelè, se lo merita ? Però rispettò Padre Borghero, di conseguenza anche noi un certo rispetto glielo dobbiamo.

Pellegrino non sono andato, ma sono tornato.

Il “peso” del Vangelo a chi lo sa diffondere comunque porta gioia, sono contento di averne portato una parte a casa e più si è a dividere il “peso” più “leggero” diventa.

Gli africani quando capivano che io non comprendevo la lingua francese mi chiedevano da dove arrivassi, io rispondevo: “Dal Mondo”, perchè mi piace dire che sono un cittadino della Terra e tutto il mondo è Africa, pieno di tristezza e gioia.

Luca
uno dei partecipanti al viaggio in Benin per il 150° anniversario della sua evangelizzazione

Leggi il resoconto del viaggio scritto da Ivana Mangini, un'altra partecipante

Leggi il racconto e le emozioni di p. Renzo Mandirola, al ritorno dal Benin

Guarda la Gallery (foto di d.Carlo Bordone):

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