“L’arte per me è un magnifico strumento con cui esprimersi. È una manifestazione collettiva che nasce dagli usi e costumi dei popoli e che guida la loro evoluzione sociale, mentale, culturale e politica. Per tale ragione, per me, al di là della composizione estetica, l’arte è senza dubbio uno strumento saturo di vividi messaggi, che l’artista seleziona, per poi diffonderli all’umanità”.Così dichiarò il pittore Valente Ngwenya Malangatana poco tempo prima dell’uscita del volume African Arts, curato da Betty Schneider. Di lui avevamo parlato nella rubrica “Storie di coraggio”, all’interno del numero 82 del trimestrale Afriche. Con questo nuovo articolo vogliamo ricordare la sua figura poliedrica di artista, il cui decesso, avvenuto il 5 gennaio 2011, lascia un grande vuoto, nel mondo dell’arte, non solo mozambicana.
Un difensore della pace
Si è spento, all’età di 74 anni, in Portogallo, presso l’ospedale Pedro Hispano di Matosinhos, dove era stato ricoverato il giorno di Natale a causa di complicazioni legate a una lunga malattia. I medici non hanno voluto fornire alla stampa e al pubblico ulteriori dettagli in merito. Ma l’aspetto più importante è che se n’è andato uno dei più grandi pittori africani, conosciuto e stimato a livello internazionale.
Le sue opere hanno fatto il giro del mondo, divenendo protagoniste di esposizioni sia in Africa (Angola, Nigeria, Zimbabwe, Capo Verde), sia in vari Paesi sparsi nei cinque continenti: da Cuba all’Uruguay, dal Belgio alla Svizzera, dall’India al Pakistan, dal Cile agli Stati Uniti. Il successo dei suoi dipinti nasce dalla forza e dal coraggio che essi emanano. Parlano della drammatica storia e degli eventi politici della sua terra nativa, con riferimenti al periodo coloniale portoghese e poi alla lotta per l’indipendenza nazionale, sfociata in una sanguinosa guerra civile.
Attraverso la pittura, Malangatana ha esplorato gli spettri della violenza e poi la resistenza dei popoli contro le ingiustizie. I suoi soggetti, pur partendo da uno sguardo che coglie le diverse sfumature della realtà mozambicana, esprimono un’essenza “universale”, scandita dalle difficoltà della vita, e al contempo, pervasa da slanci eroici coi quali riaffermare il principio della dignità umana.
Per la forza comunicativa della sua arte e per il suo impegno sociale, Malangatana era stato nominato Artista per la pace dall’Unesco. La sua scomparsa ha spinto proprio Irina Bokova, Direttore Generale dell’Unesco, a pronunciare queste parole: «Con la morte di Valente Ngwenya Malangatana, l’arte africana ha perso uno dei suoi più grandi talenti. Egli è stato non solo un artista straordinario, ma anche un ardente difensore della pace».
Il padre dell’arte del Mozambico
Nel linguaggio artistico di Malangatana emerge inoltre una visione totale della vita, scandita dall’interrelazione fra esseri umani, animali e piante. Colpiscono i riferimenti alla cultura africana tradizionale, accanto ai simboli della modernità e del progresso. Ricordiamo per esempio alcune opere: “Coccodrillo che condivide la vita con gli esseri umani”, “Rituale all’albero sacro”, “Creature notturne”, “Giudizio finale”, “Gioventù e pace”.
Alcuni quadri, senza titolo, sono altamente figurativi, intrisi di numerosi significati, che l’osservatore può interpretare secondo la propria sensibilità. Non solo pittore, Malangatana è stato un attivista politico, sostenitore del processo di indipendenza dal dominio coloniale portoghese e proprio per questo, nel 1964, rinchiuso in prigione per ben 18 mesi.
L’anima artistica la espresse anche attraverso la musica (suonava le percussioni) e in forma di poesia, dove ritroviamo lo stesso linguaggio di denuncia dei suoi quadri. Alcuni dei suoi più struggenti versi sono stati raccolti nell’antologia Vinte e Quatro Poemas (Lisbona, ISPA, 1996), impreziosita da suoi disegni. “La poesia è l’arte scritta su carta bianca senza colore, con una sequenza di lettere. In un ritratto, la poesia prende vita e movimento”, aveva dichiarato Malangatana.
Nel ricordarlo, Jorge Dias, suo caro amico e curatore del Museo nazionale d’arte di Maputo, lo ha definito “il padre dell’arte del Mozambico”, che ha influenzato le nuove generazioni d’artisti con il suo “impressionismo etnico”.
L’essenza coraggiosa e creativa di Malangatana sopravvive attraverso l’arte che ha donato al mondo.
Silvia Turrin
Guarda alcune delle sue opere:
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