
Dopo un’infanzia e una giovinezza scandite da guerre dentro e fuori le mura domestiche, la vocalist della Guinea Sia Tolno è ritornata a vivere grazie alla musica
È paragonata alla sudafricana Miriam Makeba e alla cantante del Benin Angélique Kidjo. Come loro, Sia Tolno utilizza la musica e la voce per far parlare l’Africa e gli africani. Lo ha dimostrato con il disco di debutto Eh Sanga, uscito nel 2009 su etichetta Lusafrica, un crogiolo di ritmi e di vari idiomi dell’Africa occidentale. Lo ha confermato con l’EP Odju Watcha cui è seguito My Life del 2011.
Sia Tolno canta in inglese, francese, creolo e in varie lingue africane (kissi, mendi, soussou) come per sottolineare che l’identità del continente nero è ormai un melting pot di suoni, volti, colori, prodotto dalla storia, dal colonialismo e dal fenomeno dell’emigrazione.
Sia è nata nel 1975, in una regione – chiamata Kissi – del sud della Guinea. Ha vissuto in un piccolo villaggio, Guéckédou, poco distante dalla frontiera con la Sierra Leone e con la Liberia. Nel villaggio, sebbene la lingua locale più diffusa sia il kissi (un nome omonimo all’etnica locale e alla regione), le persone parlano un mix di idiomi proprio perché si trovano in una terra di confine. Piccolissima, con la famiglia, Sia ha abbandonato il suo paese natale a causa dell’instabilità politica, tra giunte militari al governo, colpi di Stato, assalti al palazzo presidenziale. Il padre decide di trasferirsi in Sierra Leone, a Freetown, fino allo scoppio della guerra civile che li costringe a fuggire nuovamente.
«Mio padre era un insegnante di francese in Sierra Leone. Sul piano musicale sono stata ispirata da due cugine, con le quali ho iniziato a cantare brani tradizionali africani. A poco a poco, ho incominciato a scrivere canzoni in kissi, ma anche in pidgin, cioè un inglese mescolato al portoghese e al francese, una lingua nata dalla colonizzazione. Ma un giorno, la mia vita è stata scossa dalla guerra. Questa guerra è iniziata in Liberia, dove non sono mai stata. Poi la guerra ha varcato i confini della Sierra Leone. È stato davvero orribile: abbiamo sentito storie di persone le cui braccia sono state amputate brutalmente con il machete. La mia famiglia ed io siamo tornati in Guinea. Ho ripreso i miei studi e anche a far musica. Ho cantato in vari locali per imparare il mestiere, ma anche per guadagnarmi da vivere: ero una sorta di rifugiata, poiché vivevo in un paese che conoscevo poco, nonostante vi fossi nata».
Il disco My Life racconta tutto questo e altro ancora, attraverso 12 canzoni registrate a Conakry, nello studio di Mory Kanté, cantante e virtuoso di kora anche lui nato in Guinea. Sia Tolno canta a favore dei diritti delle donne africane e invoca protezione per i bambini vittime di abusi. La guerra Sia l’ha vissuta anche tra le mura domestiche. Suo padre estremamente severo la picchiava. Un vero incubo, dentro e fuori casa. «Non ricordo un solo giorno che passava, senza sofferenza, lotte o tristezza. Ho cominciato a scrivere racconti perché era l'unico modo per fuggire per un po’ da quel peso».
Ma ci sono brani in My Life che celebrano la vita, inneggiano all’amore e alla natura riprendendo anche i canti della foresta, cui unisce funk, rumba e afro-beat. Sia canta le ombre e le luci della sua vita: un’esistenza che si intreccia con le dinamiche dell’Africa. La sua sopravvivenza era collegata alla sopravvivenza della sua terra. Sia Tolno è rinata grazie alla musica e alla sua forza di donna africana.
Di Silvia Turrin
12-11-2011
Un assaggio della musica di Sia Tolno - African Dreams
La pagina di Sia su MySpace
