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ttilio Gaudio aveva una predilezione per una parte specifica dell'Africa: il deserto. E' stata la sua sensibilità, la sua intuizione di studioso che lo ha portato a perlustrare ed ad esplorare anche le zone più impervie, più remote, meno note al grande pubblico, alla ricerca di manoscritti "sepolti nella sabbia". E così poco alla volta venivano alla luce tesori nascosti: migliaia di manoscritti appartenenti ad un periodo che va dall'anno 1000 all'inizio dell'era coloniale. Scritti principalmente in arabo, questi documenti sono opera di letterati, giuristi, poeti, filosofi, saggi appartenenti ai grandi gruppi etnici di tradizioni nomade, oppure a popolazioni sedentarizzate delle città storiche del Sahara e del Sahel, come Chinguetti, Ouadane, Tichit, Oualata, Timbuctù.
I testi che presentiamo ripercorrono questi suoi viaggi e scoperte o riscoperte: templi sacri del sapere, centri di cultura, ritrovamento di codici e manoscritti, e ricostruisce, a grandi linee, la genesi e la storia degli eventi e l'importanza che questo ritrovamento rappresenta per la cultura mondiale, nonché gli sforzi che si stanno facendo a livello internazionale per la conservazione, valorizzazione, studio di questo patrimonio.
I MANOSCRITTI DEL DESERTO DEL SAHARA. I TESORI SEPOLTI NELL’OBLIOdi Attilio Gaudio
Tratto da: Afriche n° 57, 2003/1
Sommario:
1. Nel segno del calamo e della spada
2. Un patrimonio da salvare
3. Gli antichi manoscritti del Sahara
4. Timbuctù: una miniera di manoscritti
5. Il fiorentino Benedetto Dei
6. Il mercante genovese Antonio Malfante
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