Nel sito di GW sono disponibili online (o scaricabili) una serie di documenti, studi, rapporti sui diamanti di conflitto.
Ne segnaliamo alcuni qui sotto, in ordine temporale, partendo dai più recenti.

Conflict Diamonds – UK jewellery retailers still not doing enough (2007)
Le più prestigiose catene di gioiellerie inglesi non hanno ancora adottato delle procedure per escludere dal commercio i diamanti di conflitto. L’inchiesta ha preso in esame 42 negozi, e ha rivelato che nelle vetrine e nelle cassaforti affluiscono ancora diamanti di dubbia provenienza.
Monitoring Artisanal Diamond Mines: a workshop report from Sierra Leone (2006)
Per iniziativa di GW a Kono, in Sierra Leone era stata creata una cooperativa di minatori artigianali di diamanti, sotto il controllo del governo. Molti dei soci sono ex guerriglieri. Il fine era di permettere al governo di entrare in possesso di informazioni sul modo in cui la produzione artigianale entra nel mercato dei diamanti. Lo studio è una valutazione di questa esperienza.
Implementing the Kimberley Process. 5 years on. How effective is the Kimberley Process and what more needs to be done? (2005)
I cinque primi anni del Processo di Kimberley sono un’occasione per verificare come sta funzionando, e per valutarne i successi raggiunti e i limiti manifestati. Questo dossier offre ai partecipanti alla sessione del Processo di Kimberley del 2005 del vasto materiale di riflessione.
Rich man, poor man. Development diamonds and poverty diamonds: the potential for change in the artisanal alluvial diamond fields of Africa (2004)
Studio realizzato in collaborazione con Partnership Africa-Canada. I diamanti hanno prodotto sviluppo e benessere in alcuni paesi africani, come Sudafrica, Namibia, Botswana. In altri, invece, hanno provocato lunghe e disastrose guerre civili, come in Angola, Liberia e Congo. Comparando i due sistemi, rilevando le cause delle differenze, lo studio avanza alcune proposte, affinché quei paesi in cui sono finiti i conflitti provocati dai diamanti, possano beneficiare dello stesso sviluppo.
The key to Kimberley internal diamond controls. Seven case studies (2004)
Studio realizzato in collaborazione con PAC. Vengono esaminati e comparati i sistemi di controllo interno adottati da sette paesi, coinvolti nell’industria dei diamanti. Due sono produttori di diamanti alluviali (dispersi in vaste aree lungo corsi d’acqua): R.D. Congo e Ghana. Uno, l’Angola, ha un sistema di estrazione misto: alluviale e kimberlitico (in grandi giacimenti circoscritti, sfruttati in miniere a cielo aperto). Il Canada è un paese sviluppato che produce diamanti solo da giacimenti kimberlitici. Infine, altri tre paesi sono i più grandi importatori di diamanti: USA, UK e Belgio.
Il fine di questa comparazione è di mettere in rilievo gli elementi positivi e efficaci, da estendere anche agli paesi che aderiscono al Processo di Kimberley. Ma anche di segnalare gli insuccessi nei sistemi di controllo e le modifiche da adottare al più presto.
Déjà Vu. Diamond industry still failing to deliver on promises (2004)
È un’inchiesta, condotta in collaborazione con Amnesty International, presso 579 gioiellerie, scelte a caso, delle quali 333 in Gran Bretagna e 246 negli Stati Uniti. I risultati mettono in evidenza che il settore della vendita dei diamanti, sia a livello di grande distribuzione come di vendita al dettaglio, non ha ancora recepito le decisioni del Processo di Kimberley, e non si preoccupa di verificare con efficacia la provenienza dei diamanti commerciati. Verbalmente i gioiellieri affermano che sono state prese delle precauzioni per evitare che nei loro negozi siano commerciati diamanti di sangue. Ma quando si chiede loro di documentare la provenienza dei diamanti in mostra nel negozio, di esibire i certificati di garanzia, di specificare le procedure concrete adottate per escludere i diamanti di sangue, i gioiellieri cadono in contraddizione ed eludono le richieste.
Broken Vows. Exposing the “Loupe” Holes in the Diamond Industry’s Efforts to Prevent the Trade in Conflict Diamonds (2004)
Un’altra inchiesta, limitata agli Stati Uniti, per verificare il grado di applicazione del sistema di certificazione dei diamanti, deciso nel processo di Kimberley. In esso, l’industria del diamante si è impegnata a darsi un codice di comportamento e delle regole scritte, dalla produzione fino alla vendita al consumatore, per garantire che i diamanti commerciati non provengono da zone di conflitti. In esame sono state prese 30 grosse società che commerciano i diamanti negli USA: 25 di esse non sono state in grado di esibire il documento interno, che specifica le misure concrete che la società si è impegnata ad osservare, e che garantiscano al consumatore la provenienza lecita dei diamanti che compra. Tra le promesse e la realtà c’è un grande abisso, conclude il rapporto.
A few dollars more - How al Qaeda moved into the diamond trade (2003)
È il più coraggioso dei rapporti della ONG americana, e il più inquietante. Commercianti di diamanti senza scrupoli, e insospettabili società di Anversa e Londra hanno intrattenuto affari con emissari di Al Qaeda, che aveva scelto i diamanti africani come mezzo per finanziare le sue attività terroristiche. In paesi come la Sierra Leone e la Liberia, ma anche l’Angola, il Kenya e la Tanzania, società fantoccio operavano per conto di Bin Laden.
Conflict diamonds possibilities for the identification, certification and control of diamonds (2000)
È uno dei primi studi commissionati da Global Witness, per tentare di addentrarsi nell’organizzazione misteriosa e molto discreta dell’industria del diamante. Il fine è di verificare se c’è una possibilità di “tracciare” i diamanti, di fornire loro un certificato, in modo che sia più facile identificare i diamanti di sangue, provenienti dalle zone di conflitto. È la preoccupazione che ha portato alla realizzazione del Processo di Kimberley. Il paese campione è l’Angola, che è dilaniata da una guerra civile, che dura da un quarto di secolo, alimentata dalla produzione e dal contrabbando di ingenti quantità di diamanti ad opera del movimento ribelle dell’UNITA. Se fosse chiuso lo sbocco sui mercati ai diamanti dell’UNITA, forse si creerebbe un’opportunità per riportare la pace e la legalità nel paese.
A Rough Trade - The Role of Companies and Governments in the Angolan Conflict (1998)
È il primo dei rapporti di GW consacrato ai diamanti. È un documento di poche pagine, che “è stato scritto per stimolare il dibattito e l’azione su una questione nota: il ruolo chiave svolto dai diamanti negli ultimi 10 anni del conflitto angolano”. La comunità internazionale ipocritamente accetta come dato di fatto l’impossibilità di porre un controllo sul commercio dei diamanti angolani. L’embargo decretato dall’ONU sui diamanti non certificati dal governo angolano non ha alcuna efficacia. Ma il rapporto vuole dimostrare che qualcosa in più si può fare, e che non è poi così difficile farlo.
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