Risorse e conflitti in alcuni paesi africani

Risorse e conflitti in alcuni paesi africani

Le risorse naturali sono spesso la causa e il “carburante” dei conflitti africani. Là dove sono abbondanti, è frequente che gruppi ribelli insorgano contro il governo legittimo, per appropriarsene e gestirle a favore di una porzione del territorio e della popolazione nazionali. Una volta liberia guerra civile 2cominciato il conflitto, il controllo delle risorse naturali è cruciale, perché è da esse che i due eserciti in lotta ricavano il denaro necessario a comprare le armi e a pagare i soldati.

Global Witness ha preparato le schede che di tre paesi africani, che hanno vissuto l’esperienza di un conflitto provocato dai diamanti che si trovano in abbondanza nel loro sottosuolo.

Costa d’Avorio


Una volta era il motore economico dell’Africa Occidentale: un paese stabile, che si era sottratto alle guerre civili che insanguinavano la regione, definito negli anni ’70 e ’80 il” paese del miracolo economico africano”.

Ma nel settembre del 2002 il miracolo economico e politico è svanito: anche la Costa d’Avorio è divenuta preda di un conflitto civile che ha spaccato in due il paese. I ribelli controllano il Nord del paese, mentre il Sud è rimasto fedele al governo di Laurent Gbagbo, eletto presidente nel 2000. Le istituzioni democratiche sono bloccate. Nonostante vari colloqui di pace e governi di riconciliazione transitori, non si vede ancora all’orizzonte una via d’uscita dal conflitto.

La guerra civile ha generato una “cultura dell’impunità”, in cui la violenza sui civili e l’illegalità sono diventate un costume quotidiano.

Le risorse naturali sono la chiave del finanziamento del conflitto: i ribelli delle Forces Nouvelles si sono finanziati per mezzo dei diamanti estratti artigianalmente nelle zone da loro controllate, e commerciati attraverso i paesi confinanti e compiacenti del Mali e della Guinea. Ma anche altre risorse agricole, come il cacao e il cotone, contrabbandate all’estero, sono diventate una fonte di finanziamento esenziale per i ribelli.

Il cacao, di cui la Costa d’Avorio è il primo produttore mondiale, è la fonte principale di finanziamento delle forze militari governative. Per queste ultime si sono battute strenuamente per mantenere il controllo delle regioni del sud-ovest, principali produttrici di cacao. Ma ciò ha provocato un altro conflitto interno, tra le popolazioni originarie della zona e gli immigrati del Nord del paese e del Burkina Faso, che hanno comprato terre e creato fiorenti piantagioni di cacao, ma considerati alleati dei ribelli. La situazione nelle piantagioni di cacao è resa ancora più complicata dalla presenza di rifugiati e ex-miliziani liberiani.

Diventa sempre più fondamentale mettere la questione del controllo delle risorse al centro delle trattative di pace. Se non si trova un modo per allentare la presa delle fazioni in lotta sulle risorse naturali, non si arriverà mai alla pace. Finché le risorse, minerali e agricoli, sono una fonte di finanziamento per i due eserciti, sarà difficile convincere i capi dei due schieramenti dell’urgenza della riconciliazione del paese.

Repubblica Democratica Del Congo


Il sottosuolo del Congo nasconde una quantità e una varietà impressionante di risorse: diamanti, oro, rame, ferro, stagno e i minerali rari del coltan e del cobalto. Ma anche il suolo, irrigato dalle abbondanti piogge tropicali, produce la seconda maggior foresta del mondo, con tipi di legname ricercati in tutto il mondo. Non c’è quindi da stupirsi che il Congo sia teatro di infiniti conflitti.

Uomini politici, militari, miliziani hanno saccheggiato le ricchezze naturali del paese, per farsi guerra tra di loro e arricchire i propri conti bancari in Svizzera. Chi ne fa le spese, come sempr, è la popolazione civile. I governi dei paesi confinanti, in primo luogo Rwanda e Uganda, sono pure responsabili dell’aumento della tensione e della spoliazione delle risorse minerarie nell’Est del Congo.

Ma le risorse naturali del Congo sono un problema anche lontano dalle zone di guerra. Corruzione diffusa negli ambienti di governo, mancanza di trasparenza negli ambienti economici e finanziari, condizioni disumane dei lavoratori del settore minerario, a livello industriale ma soprattutto artigianale: la benedizione del sottosuolo diventa una maledizione per la società e la popolazione.

La soluzione passa per un maggior coinvolgimento della società civile congolose, affinché assuma con coraggio e coscienza la missione di trasformare le risorse naturali in uno strumento di sviluppo per tutti i cittadini, e trasformi una risorsa di conflitto in risorsa di pace e democrazia. In questo compito è determinante l’apporto delle agenzie internazionali dell’ONU e dei paesi importatori, affinché diventi sempre più difficile commerciare quei prodotti minerari e naturali che alimentano la guerra in Congo.

Liberia

La recente guerra civile in Liberia, con oltre 250.000 vittime (di cui più della metà civili) e 1.300.000 rifugiati e sfollati, fornisce un chiaro esempio della connessione politico-militare, finalizzata allo sfruttamento delle risorse naturali.

Il signore della guerra Charles Taylor ha finanziato la sua insurrezione armata del 1989 per mezzo del commercio del legname e dei diamanti del suo paese. Quando nel 1997 divenne presidente della Liberia, appoggiò il RUF (Fronte Rivoluzionario Unito) della Sierra Leone, un movimento armato ribelle, che è diventato famoso per la ferocia dei suoi miliziani. Si stima che più della metà delle donne della Sierra Leone abbia subito violenza sessuale durante la guerra sferrata dal RUF

Sullo sfondo ci sono i diamanti, di cui la Sierra Leone è grande produttore e esportatore. Diamanti tra i più puri e preziosi del mondo, che hanno eccitato la bramosia di Taylor e dei suoi complici, e che hanno gettato i due paesi confinanti in due guerre civili che hanno distrutto le loro economie.

Ma quando divenne difficile trafficare i diamanti, per i controlli sempre più severi imposti agli importatori europei, Taylor trovò un’altra ricchezza naturale da trafficare: il legname. In quegli anni non c’erano sanzioni internazionali su questo tipo di prodotto, e così potè fare affari, vendendo legname in cambio di armi, che in parte rivendeva ai signori della guerra della Sierra Leone.

Durante il suo mandato presidenziale Taylor si è preoccupato solamente di arricchire se stesso. Nel 2000 ha fatto approvare dal Parlamento il “Strategic Commodities Act”, una legge che conferiva a lui solo, in quanto presidente, tutti i poteri per negoziare e concludere i contratti che riguardano la produzione e il commercio delle risorse naturali. Fu definita la legge del “saccheggio legalizzato”. Taylor si buttò con frenesia nello sfruttamento del legname pregiato: tra il 1997 e il 2001 la produzione di legname da esportazione subì un incremento del 1300%. Soltanto nel 2000 riuscì a far trasferire nei suoi conti privati 100 milioni di dollari provenienti dalla vendita di legname, lasciandone solo 7 per le casse dello stato.

Nel marzo del 2003 la Corte Speciale per la Sierra Leone ha formalmente incriminato Taylor per le “sue azioni volte a conquistare e esercitare il potere politico e il controllo sulla Sierra Leone, per impadronirsi delle sue miniere di diamanti. Secondo i suoi piani, le risorse naturali della Sierra Leone, in particolare i diamanti, avrebbero dovuto ricompensare le persone e le entità che lo avevano assistito e sostenuto in questa impresa criminale”.

In seguito a queste accuse, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU nello stesso anno aveva proclamato l’embargo sull’importazione del legname dalla Liberia. Fu l’inizio della sua fine. I suoi oppositori del LURD ripresero le armi, e lo costrinsero ad accettare l’esilio in Nigeria, offertogli da Obasanjo. Il 26 marzo 2006 fu arrestato per crimini di guerra, su mandato della Corte Penale Internazionale. Attualmente all’Aia si sta svolgendo il suo processo.

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