27ª domenica del T.Com. 5 ottobre 2008

5 ottobre 2008
27ª domenica del Tempo Comune, anno A

La parabola che Gesù ci racconta nel Vangelo di questa domenica ci parla di una vigna e dei contadini a cui il proprietario l’ha affidata.
La vigna è buona, e il prodotto eccellente e abbondante. Il problema sono i viticoltori mezzadri: arrivano ad assassinare il Figlio del padrone. Ma i vignaioli saranno castigati e la vigna affidata ad altri. E’ chiaro che Gesù, in Matteo, denuncia l’infedeltà di Israele, dei capi, dei sacerdoti, che arrivano ad uccidere il Figlio. Ma lo stesso cappella assunta 05 modifiedGesù vuole anche mettere in guardia quelli che vorranno dichiararsi discepoli, che c’è sempre la possibilità di ripetere lo stesso sbaglio.

Ognuno di noi, individualmente e in comunità è operaio nella vigna del Signore, che è la Chiesa, che è il mondo. Da noi sono esigiti i frutti, opere, secondo il dono, la vocazione che Dio ci dà.
Oggi purtroppo spinti da una smania di libertà e superbia, pretendiamo trasformarci in padroni, in signori, e non più in gestori della vita, del mondo, che abbiamo ricevuto. Prendiamo il posto di Dio, siamo noi a decidere ciò che è bene e male, la vita e la morte. La nostra società, che droga anche i discepoli di Gesù, fa tacere, disprezza, ridicolizza e perfino uccide i servi-profeti che denunciano questa situazione.

“Il Regno vi sarà tolto ed affidato ad altri che produrranno frutti”. La parabola si realizza oggi!
Quanti popoli finora sconosciuti oggi accettano il Vangelo di Gesù con gioia, entusiasmo, mentre la nostra società ex-cristiana, guidata dall’indifferenza religiosa, materialismo pratico, ateismo militante appassisce, invecchia nell’egoismo, e si auto-distrugge.
Oggi anche se ridotti ad un piccolo resto, dobbiamo riscoprire il grande onore di ricevere in affido la Sua vigna, il mondo, la Chiesa; l’onore di appartenere al gruppo dei discepoli del Figlio di Dio; l’onore di non essere più servi ma figli

Henriques Kasembe non si è mai sentito solo, abbandonato e vecchio come questa sera. Da 4 mesi sta nella sua baracca di lamiera e cartoni con l’ultimo figlio, quello poliomielitico. Solo la Caritas della Parrocchia del Buon Pastore, alla periferia di Luanda lo aiuta a curarsi della tubercolosi. Ricorda gli anni di guerra – 11 anni fa – quando arrischiava la vita per portare in salvo figli e nipoti. Sua moglie e due figlie stuprate e uccise, dai guerriglieri e dai soldati. Suo padre saltato su una mina.
Il lavoro, i sacrifici per dare a tutta la grande famiglia un rifugio, un pasto al giorno, scuola e istruzione professionale, una casetta per quelli che si sposano. Cosa poteva fare di più? Per loro aveva fino perso la salute, perché mai si era curato di se stesso.

Ha mandato membri della Caritas ad avvisare figli e nipoti. Nessuno è venuto. Ha mandato il figlio handicappato; l’hanno picchiato a sangue, accusando lui e il “vecchio” di stregoneria (mentalità molto comune nelle società di Angola e Africa).

“E’ così che mi ripagano per ciò che ho fatto per loro durante anni terribili di guerra?” si lamenta Henriques. Cosa potevo fare di più?
Ognuno di noi ha ricevuto da Dio molto più di ciò di cui si rende conto. E soprattutto la fede, Gesù suo figlio, la Comunità cristiana, lo spirito che ci guida …
Questa notte, prima di dormire, fermati un momento per pregare, per ringraziare. Chiedi a te stesso, per cosa Dio tuo Padre può sentirsi triste e magari dirti “Cosa potevo fare di più per te?”

P. Renzo Adorni, Angola

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