Commemorazione dei defunti
Ogni anno la liturgia ecclesiale, dopo la festa di tutti i santi, ci fa celebrare la commemorazione dei fedeli defunti, cioè di quei fratelli che hanno già raggiunto la meta finale.
uomini : Gesù Cristo.

Celebrare questa commemorazione mi fa pensare spontaneamente alla visione della morte e della vita dell’aldilà della gente africana con la quale ho vissuto, in Costa d’Avorio.
- Per essi la morte non è mai naturale, bisogna sempre trovare una causa alla morte di una persona. Sono talmente innamorati della vita che istintivamente la rifiutano sempre. Mi sembra che questo insopprimibile rifiuto della morte è la prova migliore che noi non siamo fatti per essa e che la morte non può avere l'ultima parola su di noi, sulla nostra vita. Proprio di questo ci assicurano le parole della prima lettura della Messa: "Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà...".
- I morti non sono morti, vivono sempre, sono sempre accanto a noi e intervengono nella nostra vita per aiutarci se ci comportiamo bene o per castigarci se non operiamo per l’onore, la buona fama, della famiglia. Sono essi, ancor prima di Dio, che ci chiamano in giudizio e ci invitano a vivere questa vita nella pienezza delle nostre capacità e possibilità.
- La fede cristiana - ed è questo l’annuncio evangelico - ci dice che da soli non possiamo passare la frontiera della morte, il confine tra questa vita e la vita eterna. Non bastano funerali grandiosi, spese senza limite per assicurare la pace eterna ad un fratello o una sorella. Uno solo è riuscito a rompere questa frontiera e ad aprirla a tutti gli Risorgendo ha potuto diventare il primogenito tra molti fratelli ai quali ha aperto le porte del Paradiso, cioè del Regno di Dio, e introdurvi tutti coloro che lo hanno cercato con cuore sincero e seguito nella fede in Lui. La vita eterna non è niente altro che l’essere con lui, nella gloria del suo Regno, dove ognuno scoprirà la dignità del suo essere e della sua vita, proprio perché sarà immerso nella fonte originaria che è Dio stesso.
P. Andrea Mandonico
