Premio italiano a Ngugi wa Thiong'o e Ben Okri

Etiopia: Premio italiano di letteratura agli scrittori Ngugi wa Thiong'o e Ben Okri

Il “Premio Grinzane Cavour” pianta un'altra bandierina. Giovedì e venerdì (23-24/10/2008), ad Addis Abeba, in Etiopia, si terrà la prima edizione del “Grinzane for Africa”, una manifestazione che si terrà ogni anno in un Paese diverso. La prima giornata sarà occupata da un convegno sul tema “Il caleidoscopio della letteratura africana”, con la partecipazione di diversi scrittori locali, coordinati da Claudio Gorlier.
kenya ngugi 3Venerdì la premiazione del keniota Ngugi wa Thiong'o, del nigeriano Ben Okri e dell'angolano Ondjaki, alla presenza del primo ministro etiope Ato Meles Zenawi e dell'ambasciatore italiano Raffaele De Lutio.

La figura di Ngugi wa Thiong'o è per molti versi esemplare. Nasce nel 1938, e nel '64 pubblica il primo romanzo, Se ne andranno le nuvole devastatrici (tradotto in italiano da Jaca Book, come le altre sue opere). Seguono nel 1965 The River Between, drammaticamente ambientato nella rivolta dei cosiddetti Mau-Mau per l'indipendenza del Kenya; nel 1967 Un chicco di grano, nel 1977 Petali di sangue, tre romanzi ormai classici della letteratura mondiale e non soltanto africana. Nello stesso 1977 l'autoritario presidente Arap Moi lo fa arrestare con accuse sostanzialmente ideologiche. Rilasciato, ma sotto tiro, finisce con il lasciare il Paese e trasferirsi negli Stati Uniti.

Per comprendere il senso dell'impegno di Ngugi basta leggere una sua dichiarazione programmatica: “La letteratura non cresce o si sviluppa in un vuoto; riceve impulso, forma, direzione dalle forze sociali, politiche ed economiche in una particolare società”. Di qui la lezione marxista, o post-marxista, nel cui contesto acquista un peso non indifferente la frequentazione con gli scritti di Gramsci. Ma attenzione: Ngugi non scade mai nello schematismo programmatico o aprioristico. Penso al titolo di un suo volume di saggi, che tradotto letteralmente significa “Decolonizzare la mente”.

L'originalità direi unica di Ngugi sta nell'attingere alla tradizione narrativa africana, in una raffinata simbiosi tra oralità e scrittura, creando personaggi di rara intensità e letteralmente reinventando la misura romanzesca di ascendenza inglese.

Un critico ha giustamente osservato che in Ngugi il tessuto realistico lievita fino ad acquistare un respiro epico. Non basta: da tempo Ngugi è ricorso alla sua lingua tribale, il kikuyu, per riconquistare le radici africane, traducendolo poi in seconda istanza in inglese. Proprio il suo ultimo, poderoso romanzo, Wizard of the Crow, che tradurrei liberamente in “La magia del corvo”, apparso due anni or sono, pubblicato prima in kikuyu e poi riplasmato in inglese, nel rappresentare una fantastica “libera repubblica” africana, intreccia fascinosamente realtà e allegoria, tradizione popolare e maestria di scrittura, quale il romanzo occidentale ha da tempo smarrito.
nigeria okri 1
Ben Okri, nato nel 1959, rivela a sua volta una peculiarità della narrativa africana di lingua inglese, quale la conosciamo, ad esempio, in Wole Soyinka, vale a dire la singolare capacità di trarre profitto dalla lezione europea, in particolare inglese, acquisita nei suoi studi, salvo a ripensarla e a ricrearla alla luce della «corrente maestra africana».

Mi accontento di prendere lo spunto dal suo romanzo più noto e celebrato, The Famished Road (nella traduzione italiana, La via della fame, Bompiani) del 1991, per additare la sua considerevole statura. Il romanzo parte dal mito popolare, cui lo stesso Soyinka ha dedicato una poesia, quello dell'abiku, uno spiritello che vive libero nella foresta e poi si incarna in un bimbo, per vivere nel mondo alcuni anni prima di ritornare alla sua natura originaria.

Il mito trasparentemente adombra il dramma della mortalità infantile; la novità di Okri sta nel fatto che il suo protagonista si lega così profondamente alla madre da rimanere con lei, accettando lo squallido quotidiano del ghetto di Lagos e insieme trascendendolo. Okri ha definito appropriatamente la sua narrativa come “una inclinazione alla spazialità dell'infinito”, e davvero il termine “romanzo” sembra inadeguato alla ricchezza della sua creatività.

La letteratura africana è tutt'altro che un fenomeno effimero. Basta pensare all'angolano Ondjaki, nato nel 1977, al quale va il Grinzane per lo scrittore giovane. Leggete, tradotti dal portoghese, i romanzi Il fischiatore e Le aurore della notte (Edizioni Lavoro): non ve ne pentirete.

La camerunense Were Were Liking, la ruandese Scholastique Mukasonga, gli etiopici Agane, Mariam, Nigussu, che parteciperanno alla tavola rotonda nel quadro del Grinzane, ribadiscono il titolo che a essa è stato attribuito: “il caleidoscopio della letteratura africana”.

Articolo di Claudio Gorlier, apparso su La Stampa del 21-10-2008

21-10-2008


 

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