Arte africana e artisti europei

A Maurice de Vlaminck si attribuisce generalmente il merito di aver stimato per primo l'arte negra nel suo giusto valore. Egli stesso raccontò di aver notato nel 1905, in un bistro di dame d avignon picasso africanoArgenteuil, “due statuette del Dahomey pitturate d'ocra rossa, d'ocra gialla e di bianco”, e “una della Costa d'Avorio tutta nera”.

Mentre André Derain e lui stesso non avevano veduto null'altro che “feticci barbari” negli oggetti esposti nel museo del Trocadero, da quelle tre statuette egli fu profondamente scosso, e ottenne di potersele portar via.

A questo primo acquisto altri ne seguirono: “una grande maschera bianca e due superbe statue della Costa d'Avorio”, che un amico di suo padre gli regalò, confidandogli che sua moglie “voleva buttar via quegli orrori”. Passata a Derain la maschera cadde un giorno sotto gli occhi di Matisse e di Picasso, che ne restarono sconvolti.

“Da quel momento, cominciò la caccia all'arte negra”, scrisse Vlaminck, aggiungendo che Picasso “intuendo per primo quale partito si sarebbe potuto trarre dalle concezioni plastiche dei negri d'Africa e delle isole dell'Oceania, le introdusse a poco a poco nella sua pittura”, e così determinò un movimento la cui novità fece credere che fosse rivoluzionario: il cubismo.

Vlaminck si vanta dunque d'essere stato lui a lanciare la moda dell'arte negra. Ma, se dice di aver veduto nelle statuette di Argenteuil null'altro che “feticci barbari”, non scrive, poco dopo, che con la maschera bianca della quale era, ad un tempo “affascinato e turbato”, l'arte negra gli era apparsa in tutto il suo primitivismo e in tutta la sua grandezza?

Tra i “feticci barbari” e l'oggetto la cui grandezza primitiva provoca turbamento e rapimento, la distanza è minima; di modo che, pur non potendo sostenere che il cubismo, derivato principalmente dalla lezione di Cézanne, sia risultato da un'influenza esterna quasi fortuita, Vlaminck, in realtà, attribuisce a Picasso la vera scoperta: quella dell'aiuto che simili opere potevano offrire agli artisti europei in cerca di nuove tecniche.

In Vlaminck, come più tardi in Amedeo Modigliani, si trova la traccia dell'arte negra, ma si tratta di un'influenza puramente stilistica, che non deriva da una vera riflessione sui modi di raffigurazione e di costruzione propri degli scultori africani. Così pure gli espressionisti tedeschi... non si preoccuparono, apparentemente di penetrare la struttura di quelle opere.

Reagendo in modo romantico, essi furono sensibili soprattutto à ciò che uno dei più noti storici dell'arte africana, Eckart von Sydow, ha definito “il loro contenuto emozionle mistico”, mentre, secondo lo stesso autore, i cubisti colsero meglio il “carattere architettonico” delle sculture africane.

“Realisti, la loro scrupolosa attenzione è tipica dei costruttori preoccupati di dover ordinare un’insieme, un’armonia di rapporti. Ciò ch’è accessorio in queste opere può scomparire, divorato dal tempo o sacrificato al gusto, al pudore, o anche alla barbarie dell'europeo. L'insieme non viene diminuito; l'armonia premeditata è salva.”

Così si esprime Salmon, sottolineando la tendenza realistica e costruttivistica ad un tempo della maggior parte degli scultori africani, e facendo allusione, d'altronde, alle degradazioni subite da molti oggetti che i loro proprietari europei hanno talvolta mutilato (mozzando, per esempio, un membro virile giudicato troppo evidente) e molto spesso spogliati di elementi che a loro parevano superflui (collane o altri complementi in materiali diversi, di cui sono frequentemente provvisti i legni scolpiti)...

Quanto a Lipchitz, la sua testimonianza presenta un interesse storico preciso: “Certo l'arte dei Negri fu per noi un grande esempio. La loro vera comprensione delle proporzioni, il loro senso del disegno, la loro acuta sensibilità del reale ci hanno fatto intravvedere, e perfino osare, molte cose...”

Foto: Les Demoiselles d’Avignon, l’opera che inaugura il periodo africano di Picasso, ispirato da maschere africane esposte nei musei di Parigi

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