George Lilanga, il Picasso d'Africa

lilanga2Il genio di un grande artista

Il tanzaniano George Lilanga è l’artista africano del momento. Piace alla critica, alla stampa e ai collezionisti. Le sue opere di pittura e scultura oggi sono esposte nelle più celebri gallerie pubbliche del mondo. E' uno dei nomi più gettonati dalla critica e dal grande collezionismo, soprannominato il Picasso d’Africa. Ottiene grandi consensi grazie ad uno stile immediato e ad un sapiente uso del colore.

L’artista nasce nel 1934 nel villaggio di Kikwetu, nel sud della Tanzania. All’inizio del suo quindicesimo anno di età, George fu accompagnato dal padre in un luogo isolato nella foresta, dove insieme con altri giovani del suo clan venne “iniziato” nella cerimonia detta jandoni; durante questo rito i componenti maschili dell’etnia Makonde apprendono tutto ciò che i ragazzi devono conoscere per diventare uomini.

lilanga 3 350x350Dopo l’iniziazione al giovane George verrà insegnato a scolpire usando dapprima una radice, la cassave, poi del legno dolce e successivamente, il duro legno di ebano. Trasferitosi in cerca di fortuna nella grande Dar es Salaam, Lilanga inizia ad apprendere le tecniche della stampa ad inchiostro su carta e della litografia e a disegnare con penne colorate.
Questi disegni verranno usati per eseguire i celebri batiks e per le prime, rarissime opere su pelle di capra. Questo è anche il periodo delle grandi opere su lastra di ferro, tagliata a fiamma ossidrica e dipinte con smalti colorati, opere oggigiorno da considerarsi introvabili e che Lilanga produceva come veri e propri particolari architettonici, ringhiere, cancelli, ecc.
Un quadro di George Lilanga. Ogni opera del grande artista tanzaniano contiene un semplice messaggio di saggezza popolare africana.


L’immaginario mondo di Lilanga risulta popolato da una moltitudine di personaggi che sembrano usciti dai cartoni animati, ma che in realtà non sono poi tanto diversi dagli uomini. Nonostante abbiano solo tre dita nel piede e solitamente due dita nelle mani, con labbra allungate che ricordano quelle delle donne Makonde più tradizionali (solite mettersi un piccolo anello di legno nel labbro superiore) e con delle grandi orecchie, per il resto il loro corpo può tranquillamente considerarsi quello di un essere umano.

Gli alieni di Lilanga sono più simpatici che terribili e sono rappresentati nel momento del massimo divertimento come dei piccoli folletti, ritratti nelle situazioni quotidiane della vita in Africa. A ben guardare, ricordano gli elfi e gli gnomi della letteratura fantastica occidentale.
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Quello che l’artista ci racconta tramite una forma grafica immediatamente comprensibile da tutti, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, è che la vita può essere così bella se non la si prende troppo sul serio. Questi spiritelliossessioni, irriverenti ed espliciti, popolano il labirinto della nostra mente e del nostro spirito.

Le nostre preoccupazioni così come le nostre certezze non sono né migliori né peggiori di noi stessi; esse sono identiche a noi e si alimentano allo stesso nostro modo, facendosi nutrire da noi. Nella loro esistenza, dunque, fanno riferimento ai medesimi problemi con cui siamo soliti confrontarci quotidianamente e mostrano come le creazioni di questo artista possiedano un senso artistico e ironico imbattibili, assieme ad un assoluto ed irripetibile senso della contemporaneità

Luca Faccenda e Marco Parri

Da Africa, n° 2, 2005


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