Odile Sankara, sorella del compianto presidente del Burkina Faso Thomas Sankara, uno dei leader africani più amati (1949-19¬87), è un'affermata attrice. Di recente ha interpretato Medea sulle scene teatrali italiane. Cristina Ali Farah l’ha intervistata per il numero di ottobre di Comboni-Fem, rivista delle suore comboniane.Quale significato ha avuto, per l'attrice Odile, interpretare Medea? Che cosa sente di aver utilizzato del proprio vissuto per arrivare al personaggio?
È il ruolo più bello e importante che abbia mai interpretato, è stata una simbiosi quasi subito, il personaggio è venuto a me e io sono andata incontro al personaggio. Quelle che Medea affronta sono questioni per me importantissime, come il rapporto della donna con il maschile e dunque con il potere e con lo Stato. Medea non è una donna come me o te, è una donna vicina agli dei, si può dire che sia lei stessa una divinità. Credo di aver messo in Medea il mio essere innanzitutto donna e africana, potrei dire in un certo senso di aver celebrato una vendetta simbolica a nome delle donne, perché Medea è l'insieme di tutte, non è un solo personaggio, ma l'essenza della condizione femminile.
Come nasce la sua vocazione? Fare teatro per lei significa fare politica?
Non la chiamerei vocazione, ma desiderio di identificarsi con i personaggi che vedevo sulla scena e attraverso di loro esprimermi ed essere me stessa, burkinabè e donna. Il teatro è un linguaggio universale che tutti possono capire. Inizialmente non ero consapevole del suo potenziale politico, me ne sono resa conto con il tempo. Tutto il teatro è politica, soprattutto perché è legato alla vita; a me è venuto in modo automatico, è qualcosa che mi si doveva imporre normalmente, soprattutto per il nome che porto.
Che cos'ha significato chiamarsi Sankara?
È un'eredità difficile a volte da portare, ma è una bella eredità, è un nome diventato mito, simbolo, un nome carico della memoria di un uomo il cui valore sta proprio in quello che ha fatto per gli altri. Sono molto orgogliosa di portarlo, è un nome con il quale non si può fare qualunque cosa. Ecco, proprio dal rapporto tra nome e individuo, da questa dualità, nasce un sentimento conflittuale per tutti noi membri della famiglia: induce a una condotta non sempre corrispondente alla natura di ciascuno. Il nome è anche una specie di luce, che ci permette di prendere la strada giusta, o la strada, semplicemente.
Se le chiedessi di riassumere in tappe quella che è stata la sua esperienza personale fino ad oggi?
Posso dire ciò che il teatro mi ha portato. È qualcosa di enorme, perché sono stata educata da una famiglia che mi ha trasmesso molti valori, ma in una società in cui l'individuo non esiste se non in relazione alla comunità, in cui c'è una completa simbiosi tra il singolo e la collettività. In questo modo ciascuno finisce per non esistere per sé stesso: è molto confortante stare all'interno di un gruppo che pensa a te, che ti blandisce e protegge. Il teatro mi ha reso cosciente della mia esistenza come donna.
Ci parli di "Talenti di donne", l'associazione da lei fondata.
In Burkina Faso le donne che si cimentavano con l'arte in generale erano malviste e sottovalutate, mi interessava mostrare il loro valore, la loro creatività, ho quindi promosso il festival "Voci di donne", ora ribattezzato "Incontri internazionali delle artiste". Mi interessava soprattutto dare rilievo alle donne delle zone rurali perché sono le vere depositarie della memoria, della cultura tradizionale. Abbiamo poi istituito un concorso letterario tutto al femminile: le donne non hanno sempre il coraggio di esprimersi, avere un foglio bianco di fronte e liberarsi, dare forma al proprio mondo attraverso la scrittura, è molto importante.
Come vede l'attuale classe dirigente africana, alla luce di messaggio di Thomas Sankara?
Troppe figure politiche hanno portato avanti il discorso delle nazioni colonizzatrici. Il fatto che l'Africa sia un continente prima colonizzato, poi decolonizzato e ora in via di ricolonizzazione, ha tolto dignità agli africani. La battaglia che ora dobbiamo fare è interrogarci sui nostri valori e su quali di essi far leva per affrontare i nuovi coloni. Come dice Gandhi, il cambiamento che vuoi vedere nel mondo lo devi vedere prima dentro di te.
Foto: Odile Sankara, foto Anna Pozzi
1-10-2008
Approfondimenti:
- Un ritratto di Odile Sankara, fatto dalla giornalista Cristina Formica, nell’occasione del passaggio in Italia di Carovana Sankara XX.
- Un sito su cui trovare altre informazioni du Odile Sankara e la sua associazione “Talents de femmes”.
