Sa’adatu Baba

Una scrittrice del nord della Nigeria nel mirino della censura

nigeria-sa adatu babaMentre in Nigeria le Case Editrici ufficiali combattono la crisi economica che ha accompagnato l’aggiustamento strutturale degli anni ’80 e ’90, i giovani scrittori Hausa hanno cominciato a scrivere della loro vita e dei loro problemi. Oltrepassando le Case Editrici ufficiali, auto pubblicano i loro racconti, spesso con l’aiuto di cooperative di scrittori.

Sebbene i libri siano stati definiti “littattafan soyayya” (racconti romantici) per le predominanza di temi legati al matrimonio e all’amore, i racconti - scritti in Hausa colloquiale, che permette i ritmi della lingua di ogni giorno - sono critiche di corruzione all’elite al governo e ai fallimenti della generazione che li ha preceduti.

Le scrittrice donne sono la maggioranza, probabilmente perché la grande percentuale dei lettori è costituita da donne. I loro lavori esplorano la vita di ogni giorno e le tensioni che le donne vivono attualmente nel Nord Nigeria. Secondo Balaraba Ramat Yakubu, capo dell’Associazione di Scrittori di Kallabi, un gruppo di scrittrici donne, ci sono oltre 300 donne Hausa che pubblicano i loro racconti nel Nord della Nigeria.

Il grande pubblico di lettori donne, ha provocato nervosismo, soprattutto da parte della leadership maschile riguardo ad un presunto effetto negativo che i racconti avrebbero sulle ragazze più giovani. Nel maggio del 2007, A Daidaita Sahu, l’Agenzia di Stato di Kano per il “riorientamento” della società, ha organizzato, nella scuola locale delle ragazze, un falò dei libri e dei film.

Quel falò, tuttavia, è stata una timida minaccia rispetto ai nuovi dettami che la Censura Statale di Kano sta cercando di imporre agli scrittori. In una lettera a cinque scrittori dell’Associazione di Kano, datata 12 agosto, la censura conferma che vuole che ogni scrittore nello Stato si registri individualmente prima di pubblicare o distribuire i libri.

A 25 anni, Sa’adatu Baba ha 23 libri in stampa e altri venti non ancora pubblicati. E’ anche membro esecutivo del comitato dell’Associazione degli Scrittori Nigeriani e studente di Lingue all’Università di Bayero.

A Kano, il 16 agosto, ha parlato con la scrittrice Amina Koki Gizo dei suoi libri e della crisi che gli scrittori Hausa stanno affrontando.

A.K. Quando hai cominciato a scrivere?
S.B. Ho cominciato nel 1997. Scrivo per educare la gente. Credo che attraverso la scrittura tu possa mandare un messaggio. Inoltre alleggerisce le mie paure. Se scrivo qualcosa sulla carta, diventa passato. Me ne dimentico. Così aiuta me psicologicamente e mando un messaggio alla gente.

Qual è il tuo libro migliore per ora?
Ban K’arya Alkawari Ba (Non rompo le mie promesse). E’ una storia d’amore. Quando ho realizzato che il libro era stato un successo, ne ho pubblicato più di 20.000 copie. Stiamo ancora ristampandolo, ma più lo stampiamo, più finisce rapidamente. Non posso contare quante volte è stato ristampato. Ora, tengo il dischetto dall’editore perché è sempre in funzione. Non c’e bisogno di portarlo a casa.

Raccontami dei problemi che hai dovuto affrontare e della crisi attuale degli scrittori di Kano?
Il problema che stiamo vivendo è la mancanza di comprensione.

Il mio libro Mu Kame Kanmu (Proteggiamo noi stessi) è sull’HIV e su come si diffonda nella nostra società. L’ho scritto perché una delle mie amiche è diventata una vittima dell’HIV: ha perso sua figlia e si è separata dal marito a causa del virus. Così ho deciso di scrivere su questo argomento.

Quando il libro è uscito, nel 2006, mi è stato chiesto di stamparlo sui quotidiani, perché alcuni leggono i giornali e non i libri. Così, ho diviso il racconto in episodi e tramite la Casa Editrice Triumph, l’ho inviato ad “Albishir”.

Avevo appena terminato di dividere il racconto quando un’assistente speciale del governo dello stato di Kano, Abdullahi Musa, mi attaccò personalmente. Diceva che avevo guadagnato milioni di naira dai paesi europei per rovinare la nostra cultura.

Ero offesa perché la maggior parte dei lettori ascolta i miei consigli. Mi chiamano e mi dicono che questo messaggio è molto importante… mi sono sentita a terra per le critiche, non al mio libro, ma a me in persona. È falso. Nessuno mi ha dato niente per pubblicare il libro. Io ho scritto e pubblicato tutto da me.

Come rispondi a chi ti dice che gli scrittori rovinano la cultura?
Non ci credo. Lo scrittore è una persona responsabile all’interno della società. Come persona responsabile non puoi scrivere qualcosa che rovini la tua cultura o i tuoi figli. Tutti noi scrittori ci rispettiamo e siamo rispettati e amati dai nostri fan.

Non credo che noi abbiamo un problema con la società. Abbiamo soltanto un problema con il governo dello stato di Kano. In uno dei miei libri, la protagonista piange terribilmente, così il marito le porta un fazzoletto e cerca di asciugarle le lacrime. Ma loro dicono che è sbagliato, e soltanto perché il marito le asciuga le lacrime.

Se ci dicono che non abbiamo il diritto di scrivere sulla nostra famiglia o sull’amore, scriveremo i nostri prossimi libri sul governo. Non scriveremo più dei problemi sociali, ma scriveremo di loro. Del modo in cui uccidono la gente il giorno delle elezioni. Molti perdono le loro anime a causa delle elezioni e dei brogli elettorali.

Così i nostri prossimi racconti saranno su questo argomento. Ci torturano ora. La prossima volta saremo noi a torturare loro. Se avessi i soldi, scriverei un libro sul governo e lo pubblicherei senza paura. Penso che nessuno mi potrà attaccare, dal momento che dicono che scrivo racconti d’amore. Se scrivo del governo, non credo che ci sia niente che possono fare. E anche se lo facessero, è fatto.

Dopo una scena d’amore, la censura decise di portare legge e ordine tra i registi. Agli scrittori non hanno fatto nulla, ma abbiamo dovuto registrarci in una associazione… più tardi hanno detto che i librai dovevano registrarsi. E dopo i librai, le case editrici e gli scrittori porteranno i loro libri al vaglio della censura prima di poterli pubblicare.

Ci hanno detto che alcuni dei nostri libri rovinavano i bambini. Abbiamo risposto che non scriviamo libri per bambini e che non abbiamo detto niente contro i bambini. Ma loro hanno insistito perché portassimo i nostri libri all’ufficio della censura. Se tu porti il tuo libro lì, tu li paghi e loro censureranno il libro. Cercano le scene romantiche per cancellarle.

Ma ora dicono che ogni scrittore deve registrarsi individualmente. Noi dovremo registrarci prima di poter scrivere qualunque cosa. Apriranno un file speciale su di noi e vi annoteranno tutto. Dopo di questo, ci sarà un’intervista: se passi ti daranno un codice identificativo così potrai scrivere, altrimenti infrangi la legge. (*)

Che cosa farete come scrittori e come Associazione?

Tre settimane di sciopero come avviso. I nostri anziani ci hanno detto che non dovevamo scrivere, che quello che c’è nel cuore non va pubblicato. Poi abbiamo risposto a Malam Robo e gli abbiamo detto dello sciopero e che avremo rivisto i nostri libri senza portarli da lui.

Ci ha risposto che ogni scrittore doveva registrarsi, ma poi ha aggiunto che se potevamo leggere i nostri libri davanti ai nostri genitori senza vergognarci, potevamo continuare: non portare il libro nel suo ufficio ma distribuirlo sul mercato.

Alcuni ci hanno creduto, ma io lo so, la prossima volta dirà di non avere mai detto nulla del genere, che sono stati i giornalisti ad inventare la notizia, perché lui dice una cosa e poi nega sempre di averla detta. Quello che ti dice nel suo ufficio non è mai quello che dice ai giornalisti.

Addirittura l’Organizzazione per la Protezione dei Valori Islamici ci ha accusato di essere agenti israeliani ed europei. Intimano la società ad odiarci, ma nell’Islam ciò che Malam Rabo ha fatto è inaccettabile. Usa la religione come copertura.

A causa di questo, penso di non pubblicare i miei libri, per non offrirgli un’occasione per attaccarci. Aspetterò fino a quando questo governo finirà il suo tempo. Preghiamo perché il nuovo governo ci permetta di scrivere.

Cosa speri di fare nei prossimi anni ?
Scriverò. Continuerò a scrivere, ma metterò ciò che scrivo da parte, non lo pubblicherò. Per i prossimi due anni non ci saranno cambiamenti, ma prego perché il governo successivo non ci accusi.

Ciò che vogliamo, con questo articolo, è chiedere a tutti gli scrittori sparsi nel mondo di aiutarci come possono. La nostra è davvero una brutta situazione. Siamo stati tre settimane in sciopero. Ora stiamo rivedendo i nostri libri. Non sappiamo cosa succederà dopo. Lui lo ha detto: se infrangiamo la legge ci metterà in prigione. Non vedono l’ora…


(*) In seguito alla pubblicazione di questa intervista, la censura del governo di Kano ha accettato - dopo un incontro tra lo Stato e l’Associazione degli scrittori nigeriani - che sarebbero state le Associazione a registrarsi e non i singoli scrittori.

L’intervista è stata pubblicata nel sito di Interperss Service, il 6-09-2008


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