La maledizione dell'oro congolese

La quasi totalità dei prodotti che consumiamo ha una storia nascosta e oscura. Una storia di schiavitù e pirateria, contraffazione e frode, furto e riciclaggio di denaro. Sappiamo liberia guerra civile 3molto poco di queste trame segrete dell’economia mondiale, perché i consumatori moderni vivono all’interno di una complicata rete di illusioni commerciali, la realtà virtuale del mercato. Come nel film Matrix siamo vittime di una beata ignoranza.

Gli scaffali dei supermercati occidentali sono pieni di articoli fabbricati dagli abitanti dei paesi in via di sviluppo, lavoratori sfruttati che ricevono una frazione infinitesimale del prezzo finale di ogni prodotto. Se noi consumatori decidessimo di fermarci a riflettere, resteremmo sconvolti nello scoprire chi si arricchisce grazie alla nostra spesa quotidiana (…)
Lo sapete che la catenina che avete regalato a vostra moglie a Natale ora costa quasi il 30 per cento in più? E non è detto che riusciate a trovarne una simile. I gioiellieri hanno smesso di comprare oro all’inizio di gennaio, quando il prezzo del metallo giallo ha superato i 900 dollari all’oncia.

La cosa sorprendente è che la sensazionale crescita dell’oro, cominciata un anno fa, non deriva dall’impennata della domanda né è legata al suo ruolo come bene rifugio nei momenti di crisi e d’incertezza economica. In realtà l’aumento del prezzo è opera degli speculatori che ormai infestano i mercati dei futures, dove si vendono (a un prezzo stabilito in anticipo) opzioni per l’acquisto e la vendita di materie prime e metalli (…)

La “corsa all’oro” ha però altre conseguenze per i consumatori, più sconcertanti del rincaro dei gioielli. Conseguenze di cui nessuno parla, perché i complessi meccanismi economici che legano la finanza mondiale al villaggio globale sono ancora sconosciuti.

L’aumento dei prezzi stimola il contrabbando di oro dal Congo verso l’Uganda

Le Nazioni Unite ripetono da mesi che l’aumento dei prezzi stimola il contrabbando di oro dal Congo. “A differenza del mercato dei diamanti, quello dell’oro non è regolato da un cartello internazionale che evita di fare affari con paesi come la Sierra Leone, dove l’industria dei diamanti si serve dei bambini ridotti in schiavitù dai signori della guerra”, rivela Rico Carish, ispettore delle Nazioni Unite per la Sierra Leone e il Congo.

Il mercato dell’oro è libero. E l’oro insanguinato del Congo, estratto da schiavi bambini al soldo dei baroni della guerra, si smercia facilmente sul mercato mondiale. Nonostante le durissime sanzioni imposte dalle Nazioni Unite, che ne vietano l’esportazione.
È uno dei paradossi dell’economia globalizzata. Un’economia diventata canaglia, perché in mano a nuove forze economiche come gli speculatori dell’oro e gli schiavisti dell’Africa, che sfuggono a tutti i controlli, da quelli dei governi a quelli delle organizzazioni internazionali.

L’embargo in Congo viene regolarmente aggirato grazie alla collaborazione di società, banche e trafficanti d’oro senza troppi scrupoli. Quasi tutto l’oro insanguinato del Congo passa infatti dall’Uganda. Chi conosce i traffici di questo paese sa benissimo che l’Uganda non produce oro.
“Fino alla metà degli anni novanta la banca centrale non forniva neanche le statistiche sulle esportazioni, perché non aveva mai venduto all’estero”, si legge nell’ultimo rapporto delle Nazioni Uniti sul Congo. L’ingresso dell’Uganda nel circolo dei principali esportatori mondiali di oro risale al 1994, anno della liberalizzazione del commercio.
Il governo ha abolito tutti i dazi sulle esportazioni e da quel momento l’oro del Congo ha smesso di essere contrabbandato attraverso il Kenya. Ora il metallo giallo approda a Kampala e viene venduto con una documentazione falsa da una manciata di intermediari. È un giro d’affari miliardario.

La raffinazione dell’oro nelle mani di un ristretto gruppo di aziende

“La raffinazione dell’oro è nelle mani di un ristretto gruppo di aziende di paesi come l’India, il Canada e Dubai, che si fanno concorrenza tra loro. Nessuno controlla che l’origine del metallo giallo sia quella vera. Conta solo il prezzo”.
E da un anno a questa parte i prezzi dell’oro del Congo sono stracciati. Così la fede nuziale che portiamo al dito o la catenina che vogliamo regalare a nostra figlia per la prima comunione potrebbe essere sporca del sangue dei bambini minatori e dei bambini soldato congolesi, rapiti e ridotti in schiavitù dai signori della guerra di Ituri, centro aurifero del Congo orientale. Più il prezzo dell’oro sale, più crescono le probabilità che questo avvenga, perché l’oro contrabbandato è sempre più a buon mercato.

Ma l’oro insanguinato è solo uno dei prodotti africani su cui poggia questa disgustosa joint venture. Il cacao della cioccolata fumante che beviamo leggendo il giornale del mattino potrebbe provenire dalla Costa d’Avorio, che rifornisce la metà del mercato mondiale. Qui i bambini e gli adolescenti del Mali, più poveri perfino dei loro coetanei ivoriani, raggiungono a piedi le piantagioni di cacao per guadagnarsi un salario che basta appena a sopravvivere.

Spesso diventano schiavi nelle fattorie degli altipiani. I poveri schiavizzano i poveri. Drissa, 19 anni, era uno di loro. Nel 2000, quando fu liberato, aveva finito da poco un periodo di “addestramento” durante il quale il padrone lo stava abituando alla schiavitù. Aveva la schiena segnata dalle frustate. Drissa faceva parte dei 27 milioni di persone che alla fine degli anni novanta vivevano in stato di schiavitù, perfino in alcuni paesi dell’Europa occidentale.

da: IL LATO OSCURO DELL’ECONOMIA - di Loretta Napoleoni, nel sito di Arianna Editrice


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