Diamanti e sicurezza umana - Rapporto 2008

Partnership Africa-Canada ha reso pubblico, all'inizio di ottobre 2008, il Rapporto Annuale su "Diamanti e sicurezza umana".
In questo articolo offriamo una sintesi riferita ai paesi di: Angola, Sierra Leone e Centrafrica.
Negli altri 2 articoli (clicca il menu giallo a destra) la situazione di altri paesi africani
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ANGOLA

La produzione dei diamanti
angola un orgIn Angola la produzione diamantifera prosegue a buon ritmo sia nel settore industriale (produzione formale) sia nel settore artigianale (produzione informale).

La produzione industriale è cresciuta del 47% dai 5,8 milioni di carati del 2005 agli 8,6 del 2007 e rappresenta l’89% della produzione totale angolana. Intanto la produzione artigianale, malgrado gli interventi repressivi della polizia e dell’esercito, è rimasta stabile a circa 1,1 milioni di carati. Ma poiché la qualità di questi è superiore a quella dei diamanti del settore industriale (305 dollari/carato contro 109 dollari/carato), essa rappresenta in termini economici più del 26% della produzione totale (oltre 336 milioni di dollari U.S. nel 2007).

Nonostante l’eccellente rendimento e il significativo apporto economico, la produzione artigianale è stata combattuta dal governo, che ha istituito una commissione (il CIPRED) per studiare come eliminarla. I funzionari angolani parlavano di sostituirla con dei progetti industriali, che però richiederanno molti anni.

Le attività di investimento e di ricerca sono cresciute grazie anche a società estere, tanto che da aprile 2007 ad aprile 2008 sono state ufficializzate 20 nuove imprese miste, con un investimento estero di oltre 100 milioni di dollari U.S. Il regime industriale angolano impone una partecipazione locale al capitale di una nuova impresa. Mancando una classe economica capace di investire in nuove imprese, continua la cattiva abitudine di attribuire le quote locali a esponenti della classe politica o militare in cambio. Costoro non portano denaro, ma “facilitano” le operazioni di produzione e esportazione. È comprensibile quanto ciò sia deleterio in termini di corruzione, di violazione delle leggi e degli interessi della popolazione locale.

Per rispondere a tutte le critiche sulla trasparenza e i controlli gestionali messi fin ora in atto, il governo ha proposto un incontro tra i suoi organismi di gestione dell’industria diamantifera su cinque punti:
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* elaborazione di controlli credibili del processo di Kimberley per il settore informale
* interventi legislativi di regolazione dei miniatori artigianali
* pubblicazioni regolari di statistiche e di rapporti della produzione per garantire la trasparenza delle istituzioni.
* dialogo tra il governo e la società civile sul settore diamantifero
* processi di restauro ambientale e di attenuazione delle ripercussioni ambientali sia per il settore formale che per quello informale.
Però, a una prima verifica, i risultati degli incontri sui temi proposti sono stati deludenti per la scarsa preparazione e lo scarso intervento degli organismi governativi.

Il sistema dei controlli interni sulla circolazione dei diamanti in Angola pone dei seri problemi, soprattutto nel settore informale, nonostante le raccomandazioni del Processo di Kimberley.
Il rapporto della visita della commissione del Processo di Kimberley ha raccomandato di mettere ordine e chiarezza nel sistema di acquisto dei diamanti di produzione artigianale, escludendo i compratori senza regoalre licenza, e facendo in modo che si conservi la documentazione scritta delel transazioni.

Un altro problema è quello degli eccessi e delle violenze commesse dai servizi di sicurezza privati nelle zone di produzione, e le stesse gravi mancanze della polizia nazionale, come l’assassinio del minatore artigianale Belito Mendes, avvenuto a Cafunfo (Lunda Norte). Battuto a sangue per aver rifiutato di consegnare una piccola somma di denaro a un poliziotto corrotto, è morto in ospedale. Nessun risarcimento alla vedova e ai figli, e nessuna sanzione contro l’autore del crimine è stata presa dalle autorità.

Sono inoltre continuate le espulsioni arbitrarie e violente di cittadini congolesi sorpresi negli accampamenti dei minatori artigianali o nelle città delle Province della Lunda Norte, Falange, Bié. Condotti con la forza alla frontiera, prima di attraversarla sono stati derubati di tutti gli averi che avevano con sé da parte degli agenti di polizia. Non sono mancate denunce di stupro sulle donne.
SIERRA LEONE

Speranze poste nel nuovo governo: sarà all’altezza?


Per ben 10 anni la Sierra Leone ha vissuto una situazione di continua instabilità, se non di vera e propria guerra, a causa dei suoi diamanti. A guerra conclusa il nuovo governo e i suoi partners internazionali dissero di voler diventare un modello. Ma il tempo è passato (ormai 6 anni) e i progressi promossi non si sono visti.

Il governo al potere dal settembre 2007 sta per rivedere i permessi di tutte le società minerarie entro il dicembre 2008, affermando che i contratti stipulati sono stati molto sospetti.
Lo stato di estrema povertà delle popolazioni, le condizioni penose delle strade, delle scuole, e delle strutture sanitarie hanno portato a proteste contro la Koidu Holdigs, maggior società mineraria, ed i tumulti hanno provocato due vittime.

Il governo ha sospeso per 6 mesi le attività di un’altra società, la KHL. Le ha fatto raccomandazioni ed imposto limitazioni, ma dopo un po’ ha annullato tutto.
Un riesame dei permessi di sfruttamento dei giacimenti è particolarmente importante, perché presto la Sierra Leone si dovrà unire all’Iniziativa di Trasparenza delle Industrie Estrattive (EITI), e si conta che ciò potrà mettere un freno ai fenomeni di corruzioni.

Lo stesso Ministro delle Miniere, Abu Bakkar Jalloh, ha ammesso che il settore è ancora avvolto in una corruzione diffusa, e che i capi della polizia e dei servizi doganali sono colpevoli di questa situazione. Ha chiesto pulizia e impegno, lanciando la guerra al contrabbando dei diamanti.

Il governo vuole ridurre anche la dipendenza dell’economia nazionale dall’esportazione di diamanti, ma poco si è fatto per diversificare le entrate. L’agricoltura, ad esempio, beneficia solo dell’1% degli investimenti statali.

Si è detto preoccupato anche del fatto che le società minerarie falsano i loro bilanci, per pagare meno imposte. Ad esempio sono sovrastimati i costi per importare nuovi macchinari, e gonfiati i prezzi pagati a intermediari stranieri. In questo modo si sottraggono capitali al bilancio dello stato.

REPUBBLICA CENTRAFRICANA


Un conflitto che cova lontano dai fuochi dell’attualità.

Nella Repubblica Centrafricana (RCA) le elezioni del 2005 hanno seguito la fine del conflitto generalizzato che ha seguito il colpo di stato del 2003. Il paese si sta riprendendo a poco a poco, ed il PIL è cresciuto del 4,1% nel 2006, rispetto all’1,3% del 2004.

I consumi e gli investimenti privati sono ripresi, così come le esportazioni di diamanti e di legname. La RCA è un esportatore medio di diamanti e la sua produzione è quasi esclusivamente artigianale, di buona qualità. I diamanti costituiscono il più importante introito (dal 40 al 50% delle esportazioni), nonostante una intensa attività di contrabbando.

Ma nella RCA i conflitti non sono finiti: in agosto c’è stata una recrudescenza nel nord-est del paese, che ha messo in pericolo il cessate il fuoco e l’accordo di pace del maggio 2008 tra il governo del generale Bozizé, l’Unione delle Forze Democratiche (UFDR) e le milizie dell’Esercito Popolare di Restaurazione della Democrazia (APRD).

La RCA è ancora una terra molto vulnerabile ai fuochi di guerra dei diamanti.

Foto: MIniera di estrazione artigianale protetta da un poliziotto. Dal sito: un.org.

Sintesi a cura di Piero Quaranta

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