Per un pugno di pietre. La storia di Papy

Per un pugno di pietre. La storia di Papy

Autista di Mobutu, contrabbandiere, cercatore di diamanti, tassista. La vita avventurosa di un angolano è il simbolo di un paese che da trent'anni è nel caos.

Una regola non scritta dei giornalisti è: mai citare le dichiarazioni dei tassisti. Hanno la fama di essere degli interlocutori troppo facili, sempre pronti a confermare quello che il cliente 1vuole sentirsi dire. Ma se l'autista che ti riporta in albergo a Luanda racconta che una volta ha convinto un doganiere a lasciarlo entrare in Belgio grazie a dei diamanti nascosti nel sedere, forse vale la pena di prendere il suo numero di telefono. Quell'autista si chiama Papy e finché sono rimasto nella capitale angolana l'ho rivisto tutti i giorni, raccogliendo il fiume in piena di ricordi di un uomo che si arricchiva mentre nel suo paese regnava il caos.

Papy è nato 43 anni fa a Kinshasa (nello Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo) da genitori angolani fuggiti dalla repressione coloniale dei portoghesi negli anni cinquanta. Va in Angola per la prima volta a 17 anni. Il regime angolano, filosovietico, è in guerra contro i ribelli dell'Unita sostenuti dallo Zaire, dal Sudafrica e dagli Stati Uniti.

A Luanda Papy si guadagna da vivere falsificando passaporti, un mestiere che può tornare utile a chi ha voglia di andare in Europa. Ma alla frontiera francese lo fermano. Così dopo tre anni torna al punto di partenza, a Kinshasa. È il 1985.

Autista di un generale di Mobutu.


"All'inizio non facevo niente. Ma avevo un amico che lavorava alla presidenza. Un giorno gli ho detto: ‘Fratello, ho bisogno di lavorare'. Lui mi ha parlato di Honoré Ngbanda, il proprietario di una società di esportazione di legname, generale e consigliere del presidente. Era soprannominato Terminator. Ngbanda era il capo dei servizi di sicurezza del presidente Mobutu.

Ngbanda aveva bisogno di un autista, ma era un lavoro molto delicato - mi ha spiegato il suo amico - chi sbaglia muore. Prendere o lasciare: io l'ho preso. Quando mi sono presentato, mi hanno lasciato sulla porta e mi hanno detto: ‘Mettiti seduto qui'. Erano le otto o le nove del mattino. Verso le due del pomeriggio un tenente mi ha chiesto che ci facevo seduto per terra.

Mi ha gridato: ‘In piedi, in piedi, e ha cominciato a colpirmi di brutto. Così sono diventato l'autista della moglie del generale, che era sempre ben vestita e telefonava in continuazione con quei pesanti Motorola dell'epoca. Ogni tanto mi davano un fuoristrada militare per trasportare gli Scorpions. Era un'unità segreta, avevano delle uniformi che somigliavano a quelle dei militari asiatici, con dei puntini bianchi simili a chicchi di riso.

Facevo anche commissioni di vario genere, come andare a portare o a prendere delle carte alla presidenza, ho anche visto Mobutu da lontano. Un giorno ho chiesto a un militare amico mio cos'era successo all'autista che mi aveva preceduto. Lui ha detto: ‘La sua famiglia crede che sia in prigione, in realtà è morto'.

Io intanto avevo comprato dei video-registratori e mi sono detto che potevo andarli a vendere in Angola. Pensavo che ci sarebbero voluti al massimo quindici giorni. Una volta a Luanda, quando ho chiamato a casa, mia madre mi ha detto di non tornare a Kinshasa perché ero ricercato. Mi consideravano una spia. Dopo hanno arrestato mia madre".

Papy parla da più di un'ora sulla terrazza dello Shanghai, un ristorante cinese chic nel quartiere della Ilha, a Luanda. Su questa lingua di sabbia che costeggia la baia sono allineati i bar, le discoteche e i casinò della capitale angolana, frequentati da un flusso costante di fuoristrada di lusso.

Dopo l'aumento dei prezzi del greggio, le notti da queste parti sono una festa continua e non è facile trovare un posto tranquillo. Raccontando la sua storia complicata, Papy fa confusione sulle date, ma è di una precisione stupefacente, come se tutto si fosse svolto il giorno prima.

Cambiavalute

“A Luanda il tipo che ha comprato i miei video-registratori mi ha fregato e a quel punto non avevo più un soldo. Ho venduto i miei vestiti per cinquanta dollari. Sono andato a trovare un tipo che conosceva mia madre e che mi ha detto: ‘Figlio mio non ho più niente, tieni, prendi questi cinquanta dollari.’

Così ero a cento. Sono andato a cambiarli al mercato di Roque Santeiro e ne ho ricavato 45mila kwanzas. Sono tornato in città davanti a un negozio cubano dove delle donne avevano dei dollari ma non osavano andare fino a Roque Santeiro. Era troppo rischioso per loro, capisci. All'epoca se ti trovavano con dei dollari andavi diritto in prigione. Così ho comprato cento dollari per 40mila kwanzas.

Facevo avanti e indietro di continuo e sono diventato una celebrità. Le donne cominciavano a fidarsi di me. Quando arrivavo mi baciavano e mi dicevano: ‘Ehi, Papy cambiami mille dollari, cambiamene duemila’. Sono arrivato a portare fino a diecimila dollari al giorno, e ce ne guadagnavo 800. Ero diventato il più grande esperto di cambio al nero di Luanda, fino a quando mi hanno preso di mira i servizi di sicurezza. Avevo esagerato.

Un giorno stavo andando in taxi a cambiare dei soldi, quando da una BMW sbuca un uomo che punta una pistola contro l'autista e gli dice di fermarsi. Io ho urlato al tassista: ‘Non fermarti! In tasca ho 16mila dollari!’ Lui non si è fermato, ma la BMW ha cominciato a inseguirci. Usavamo il clacson a tutto spiano. Ci hanno sparato due volte.

Siamo passati con il rosso e gli altri sempre dietro, fino a quando sono andati a sbattere contro un'altra macchina. Dopo questo incidente, le donne hanno cominciato a dirmi: ‘Papy devi smetterla, perché un giorno o l'altro mi avrebbero ucciso.’ Ma io volevo continuare.

Ho preso con me un ragazzo, gli ho dato cento dollari per portare i miei dollari. Salivamo sui taxi collettivi, facevamo finta di non conoscerci. Ma il terzo giorno il ragazzo è salito su un'auto che non era un taxi: erano dei burladores, poliziotti corrotti che ti sequestrano i soldi e se li tengono. Hanno tirato fuori le pistole: ‘Non ti muovere o ti buchiamo la testa. Dacci i soldi'. Ho detto al ragazzo di dargli tutto il denaro.

Andavamo a 40-50 all'ora e nel momento in cui il ragazzo stava dando la busta ai poliziotti io l'ho presa, ho aperto la portiera e sono saltato fuori. Sono caduto sull'asfalto e ho cominciato a correre come un forsennato! Ho bussato a una porta e una ragazza mi ha aperto, le ho detto di chiudere e lei lo ha fatto. Sono rimasto lì fino a sera e le ho dato cento dollari. In tasca ne avevo 19mila.

Ho detto ai miei clienti: Non chiedetemi più nulla. Mi devo riposare. Intanto mi chiedevo: ‘E ora che faccio?’ Nel frattempo le donne venivano da me e piagnucolavano: ‘Papy, por favor, se tu non vendi i nostri dollari, noi non facciamo più affari'. Così, un po' alla volta, ho ricominciato. Ho lavorato così ancora per un mese o due, finché sono stato arrestato insieme a tutte le donne. Cominciavo a stancarmi di quella vita.

Compratore di diamanti
Un amico mi ha detto che con i diamanti si correvano meno rischi e rendevano di più. Era il 1989, ho comprato dei diamanti a Lucapa, nella provincia di Lunda, per seimila dollari, e
2sono andato a venderli per novemila a dei tipi dell'Africa occidentale che stavano dalle parti dell'aeroporto. Dopo aver passato qualche tempo nella regione diamantifera, ero già diventato una specie di boss, perché avevo una Nissan Patrol e una moto per andare nella giungla. Ogni volta che c'erano dei diamanti, io arrivavo, li prendevo e li vendevo.

Avevo molti amici, degli ebrei belgi. Loro compravano e io tornavo nella giungla con la moto. La mia vita era una follia perché avevo quattro case: una per e tre per le mie ragazze. Pagavo ogni mese duecento per una, duecento per l'altra e così via, perché le donne hanno sempre bisogno di abiti e di gioielli. Ma era una vita pericolosa e così dovevo mettermi sempre i diamanti nel culo. Li copri bene, con della plastica e chiudi il pacchetto con la cera di una candela. Dopo qualche giorno non senti più niente. Degli amici soffrivano di emorroidi, ma io non ho mai avuto nessun problema.

Purtroppo però bisogna andare in bagno. Una volta dovevo partire con due pacchetti, uno da 13mila dollari e un altro da ottomila. Ho sentito la pancia fare strani rumori, era un attacco di dissenteria e ho dimenticato che avevo i diamanti nel culo. Lì, nella foresta, non ci sono dei bagni veri e propri, ma delle latrine. Quando ci ho pensato era troppo tardi.

Allora ho chiamato un po' di gente per distruggere il pavimento e dei ragazzi che hanno cominciato a svuotare tutto. Era un sacco di denaro, non potevo gettarlo nel cesso! Abbiamo cercato dappertutto, niente. I miei soci hanno cominciato a dire che raccontavo un sacco di balle. Ho cominciato a ispezionare i pozzi, ho messo un guanto e ho immerso la mano e ho sentito un bozzo, come una pietra.

Ho frugato un po' e alla fine l'ho visto! Forse i ragazzini l'avevano trovato e messo da parte per recuperarlo più tardi. Abbiamo cominciato a cercare l'altro. E lo abbiamo trovato. L'aereo intanto era arrivato, mi sono lavato rapidamente, ho rimesso i pacchetti nel culo e ho preso l'aereo per Luanda. Qui sono andato a Cabinda, da lì a Pointe-Noire, in Congo, e poi a Brazzaville. Ho concluso l'affare con Ahmed, un libanese, e sono tornato.

Con il tempo imparavo il mestiere. Ogni volta incontravo dei bianchi che mi dicevano: ‘Guarda questa pietra, la sua qualità, l'hai pagata troppo'. Compravo da gente che veniva dalla giungla e vendevo ai bianchi. Lavoravano per De Beers, ci davano dei cataloghi con il valore dei diamanti di qualità. Per un certo periodo c'erano solo gli uomini della De Beers, ma era gente a posto. Quando porti una grossa pietra, il bianco diventa tuo amico. Ti dà anche 200mila dollari, e tu fai gli acquisti per lui.

Ad Anversa per vendere diamanti


Con il passare del tempo ho provato a vendere direttamente in Belgio. Era il 1991. Quando sono arrivato non avevo un dollaro in tasca, solo due pacchetti nel culo. All'aeroporto c'era la fila, si passava uno alla volta. Quando è stato il mio turno mi hanno chiesto quanti soldi avevo. ‘Non ho denaro con me, ma ho qualcosa di meglio, dei diamanti.’ ‘Hai dei diamanti? Fammeli vedere, dove sono?’

Gli ho detto dov'erano. Il doganiere mi ha guardato, li ho tirati fuori e lui mi ha detto: ‘Ma sono veramente dei diamanti? Mi sa che non si era mai trovato in una situazione del genere! Sono uscito e il giorno dopo sono andato ad Anversa. Al primo banco da gioielliere mi davano 22mila dollari. Ho detto: ‘No, no, questi diamanti valgono di più.’

Ad Anversa c'è una strada con questi compratori di diamanti e alla fine c'è la ferrovia. I compratori sono facilmente riconoscibili, hanno la barba, dei lunghi cappotti neri e dei boccoli davanti alle orecchie. Così sono uscito e a un altro banco me ne offrono 24mila, da un'altra parte 26mila.

Tutto questo nello stesso edificio. Alla fine ho trovato un barbuto che parlava la mia lingua, il lingala, che mi ha dato 29.800 dollari. Ho preso i soldi e ho chiamato mio fratello più grande, che è venuto a cercarmi. Sono rimasso da lui a Ciney, sulla strada verso il Lussemburgo. Sono passati mesi, mio fratello mi diceva di rimanere, ma io non volevo.

Così ho deciso di rientrare in Angola. I miei visti erano già scaduti da tempo e ho dovuto comprare il passaporto di qualcuno che era appena arrivato. All'aeroporto di Parigi il tipo che dà i visti di uscita mi ha guardato in faccia e ha detto: ‘Questo non è lei’. ‘Sì, sono io'. ‘Non le credo, lei è più scuro'. Ha chiamato il suo capo, che ha detto: `Visto che vuole tornare a casa, lascialo andare".

In tempo di guerra, tra ribelli e banditi

È il settembre del 1992, Papy arriva a Luanda nel momento in cui si svolgono le elezioni. Ma i ribelli dell'Unita non accettano la sconfitta elettorale e lanciano un'offensiva. In poche settimane s'impadroniscono dell'80 per cento del paese e minacciano direttamente la capitale. Come tutti i luandesi benestanti, Papy si mette al sicuro a Benguela, un po' più a sud, dove comincia a contrabbandare benzina. Tornato a Luanda all'inizio del 1993, scopre che le sue auto sono state rubate e il suo appartamento saccheggiato. Non importa, il boom dei diamanti gli permette di rifarsi in poco tempo.

"All'epoca si sentivano storie di ogni genere, c'era chi diceva di essere andato dai ribelli, di aver comprato un diamante a cinquemila e di averlo rivenduto a 25mila. Da quel momento, anch'io ho cominciato a fare avanti e indietro. Di notte ti puoi imbattere in militari che ti uccidono senza pensarci troppo. E attraversando le zone controllate dall'Unita puoi essere ucciso dai banditi. C'erano pericoli da tutte le parti e nel frattempo c'era parecchia gente che guadagnava molto denaro.

Io avevo un problemino con il comandante della polizia di Lucapa. Era stato trasferito a causa della guerra. Ma quando è tornato, un anno dopo, la sua ragazza stava con me. Io le ho detto di restare. Una sera ero a casa della ragazza. Avevo un pacchetto di diamanti, novemila dollari in contanti e del materiale, bilancini, lenti, pinzette. Il dante è arrivato verso le undici e ha fatto un gran casino, mi ha minacciato.

Così ho preso tutto il materiale, i soldi, i diamanti e sono andato via. Fuori ho sentito qualcuno gridare: "Fermati". Era molto buio. Mi sono voltato e ho visto tre tipi armati di mitra. Ho cominciato a correre, ma i tipi si avvicinavano. Allora ho gettato tutto quello che avevo oltre un muro e l'ho scavalcato. Uno dei ragazzi mi ha acchiappato per il piede ma è riuscito a prendere solo la scarpa. Poi sono tornato nella casa della mia ragazza. Si chiamava Yda, oggi è morta.

Si lavorava bene con questa ragazza, perché aveva dei motori. Ci sono due tipi di diamanti: quelli sotto terra e quelli di fiume. Per quelli di fiume bisogna rimanere quattro o cinque ore sott'acqua, e serve un a motore che manda aria nel tubo. Tu cerchi i diamanti a occhi chiusi, butti via la sabbia con le mani, scavi un pozzo fino ad arrivare alla ghiaia dura.

Se ci sono delle cose nere, allora è buon segno, ci saranno anche dei diamanti. Altrimenti bisogna spostarsi e cercare da un'altra parte. C'è un sacco pieno di pietre attaccato a un filo: ci si aggrappa al filo, così la corrente non può trascinarti via. Ma comunque molta gente è morta cercando diamanti nel fiume.

Sommozzatori nel fondo del fiume

Io ero un piccolo imprenditore. Il materiale era mio e avevo quattro sommozzatori, in modo che ci fosse sempre qualcuno nel fiume. Verso la fine della giornata di lavoro si chiudevano i sacchi di ghiaia che era stata tirata fuori dall'acqua. Su dieci sacchi l'Unita ne prendeva sei e a me ne rimanevano quattro. Quando non c'era nessuno per entrare in acqua, ci andavo io. La prima volta ho rischiato di morire! La corrente era forte e mi ha trascinato via. Grazie a Dio c'era un albero nel fiume e mi ci sono aggrappato.

Poi altri sommozzatori sono venuti ad aiutarmi. Spesso infatti non sei da solo a scavare, qualche volta ci possono essere anche cinquanta motori nella stessa zona. Allora la gente esce dall'acqua con ferite e lividi perché lotta con gli altri per difendere il proprio spazio. Spesso quando arrivi dove c'è la ghiaia con i diamanti, sotto di te ci sono già altre persone. C'è gente che arriva con i coltelli per aprirsi una strada. E tutto questo a occhi chiusi. Tanto anche se li apri non vedi niente.

Una volta un ragazzo aveva scoperto un mondial, cioè un tratto di fiume ricco di diamanti. Insieme a un amico ha preso un motore e hanno lavorato tutta la notte. C'erano molti diamanti e il ragazzo ne aveva una lattina piena. Ma il giorno dopo si era già sparsa la voce ed erano arrivati altri sommozzatori. Se hai fortuna, arrivi prima che l'Unita faccia pagare l'accesso, che può essere anche 500 dollari. Quel giorno ho lottato per far entrare il mio motore. Lo hanno messo in lista per il giorno dopo.

Sono rimasto lì ad aspettare. Ma il ragazzo, quello che aveva trovato il posto, era sott'acqua con il coltello e tagliava i tubi degli altri sommozzatori! La gente usciva dall'acqua mezza morta. Quel giorno c'erano più di novanta motori nel primo turno. Il tipo dell'Unita ha detto: ‘Tutti fuori dall'acqua!’ Ha perquisito i sommozzatori e ha trovato il coltello sul ragazzo. Lo hanno legato a un albero e lo hanno picchiato, poi lo hanno lasciato lì fino al giorno dopo. Quando siamo tornati era morto. Da quelle parti non si scherza. L'Unita vendeva i diamanti a De Beers per comprare le armi".

Papy è stanco. Abbiamo parlato a lungo e i camerieri dello Shanghai vorrebbero che lasciassimo il posto a un gruppo di ragazze in minigonna. Il seguito della storia Papy lo racconta a casa sua, la sera dopo. Attorno alla piccola casa, la sabbia è coperta di detriti. L'interno è piuttosto carino, arredato con oggetti che ricordano giorni migliori: un televisore gigante, poster di attori americani, fiori di plastica e un divano di pelle su cui Papy non sembra a suo agio.

Il matrimonio

"Nel 1993 ho incontrato la mia futura moglie. Avevo perso un grande carico a Kinshasa e quando sono rientrato il mio socio mi aveva preso tutto quello che avevo. Lei è venuta da me, ha visto la mia casa, ha visto che ero un ragazzo che cercava di farsi strada e ha continuato a frequentarmi. Ma la mia vita era un continuo vai e vieni, rimanevo fuori per uno, due mesi. Una volta ci sono stati dei problemi e sono passati sei mesi prima di poter tornare a casa. Un'altra volta è passato addirittura un anno.

Ero bloccato nelle zone controllate dall'Unita e loro non facevano uscire nessuno. Era una vita dura, avevo perso tutto il mio denaro. Ma Dio mi ha aiutato e ho comprato una pietra da cinquanta carati. L'ho comprata per duemila dollari e un bianco mi ha dato novemila dollari. Con questi soldi ho pagato tutti quanti. E ho potuto fare alcuni acquisti. A casa, come sempre, c'erano sei, sette persone.

Davo da mangiare alla famiglia di mia moglie. Non potevo certo dirgli di andare via. Anche la mia famiglia passava da me e gli davo qualcosa. La mia ragazza all'inizio voleva venire con me nella zona diamantifera.

Ma io conoscevo la vita da quelle parti e per le donne era troppo difficile: prima o poi avrebbe venduto il suo corpo. Così le ho detto: “No, tu non vieni. Se rimani qui ti sposo.” Così è rimasta. Era bella. Adesso non so più com'è, ma all'epoca era molto bella. Così siamo rimasti insieme e io ho continuato la mia vita tra i diamanti.

La morte del primo figlio

Abbiamo fatto il matrimonio tradizionale nel 1996. Poi abbiamo avuto il nostro primo figlio. A quell'epoca avevo smesso di lavorare per conto mio, compravo diamanti a Cuango per un libanese. Ero in ufficio quando il telefono ha squillato. Un amico mi ha detto: “Papy, lo so che è un brutto colpo, ma devi cercare di rimanere calmo”. “Cos'è successo?” “So che amavi molto tuo figlio, ma è morto.”


Ero lì, nella foresta, in un posto dove compravo diamanti per Ahmed, il libanese. Ero veramente depresso, ho chiamato Ahmed e lui mi ha lasciato libero e mi ha dato 1.500 dollari per andare al funerale di mio figlio. La mia famiglia mi ha detto che mia moglie aveva i demoni a casa e che lo aveva sacrificato. Il medico ha detto che era stato colpito in testa con un oggetto misterioso, perché aveva gli occhi iniettati di sangue.

La mia famiglia diceva: ‘Perdere il tuo primogenito è un cattivo presagio, devi lasciare tua moglie’. Ho detto di no. Anche la famiglia di mia moglie la spingeva a separarsi da me. Le hanno detto: Tuo marito ha dato tuo figlio in sacrificio per avere più diamanti. ‘No, no.’ ha risposto mia moglie. ‘Mio marito è un buon cristiano, non può fare una cosa del genere’.

Amava troppo suo figlio. Così abbiamo continuato a vivere insieme fino a quando non è stata di nuovo incinta. A quel punto abbiamo saputo che mio figlio era morto cadendo per le scale a scuola. Dopo la nascita del secondo figlio mi sono fatto fregare a Brazzaville. Avevo un pacchetto di diamanti da 14mila dollari, ma l'ho venduto a 11mila.

Così ho detto a mia moglie che dovevo tornare nella foresta. Lei voleva andare a Parigi a comprare dei vestiti. Voleva spendere. Ha cominciato a piangere e ha fatto un gran casino. La mia famiglia ha detto: ‘È tua moglie, siete insieme da dodici anni, lasciala partire’.

Così ho comprato il biglietto, che mi è costato molto. Lei è partita in Europa e io ho cominciato a pensare: ‘Ho perso un figlio, l'altro è a Parigi. Se rimango nella foresta perderò anche mia moglie’. Così ho cominciato a riflettere. Eravamo nel 2005 e dal 1989, quando ho cominciato con i diamanti, avevo guadagnato molti soldi.

Ricominciare da zero

Avevo comprato auto, gioielli, ma poi i banditi ti tolgono tutto. Mi sono reso conto che era una vita negativa. Avevo avuto molto più denaro dei miei amici, ma adesso loro se la cavavano meglio di me aprendo dei negozi e allora perché io ero sempre allo stesso punto?

È successo molte volte di trovarmi senza soldi, ma lavoravo sodo. In una settimana riuscivo a racimolare due o tremila dollari e ricominciavo. Ma ero stanco, c'era mia moglie in Francia con mio figlio e ogni anno il prezzo dei diamanti scendeva. Questo lavoro è una schiavitù. Quando lavori la speranza è di arrivare a mille, poi a duemila e quando arrivi a diecimila di colpo, ti ritrovi a ricominciare da zero.

L'ultimo incontro con Papy è di notte, dopo che ha riaccompagnato dei clienti in albergo. Il traffico è bloccato.

"Ho affittato tutto il mio materiale a un amico. Sono rientrato a Luanda e ho deciso che non avrei più lavorato nel settore dei diamanti. Ho telefonato a mia moglie a Parigi. ‘Se smetti di lavorare con i diamanti non torno a Luanda’, mi ha risposto. ‘Non voglio vivere da povera’. L'ho supplicata ma non ha voluto sentire ragione. ‘Se vuoi, vieni tu qui’ - mi ha detto. ‘Non ho più un soldo, come vuoi che venga in Europa?’

Avevo una Mazda 626, l'ho riparata e ho trovato un ragazzo per fargli fare il tassista. Ma con il passare del tempo se ne è approfittato, usciva la mattina e tornava la sera senza soldi ma con molte scuse. Mi sono detto che dovevo fare da solo: non avevo la patente, così ho cominciato a fare il tassista di notte. Ho venduto un'auto e ne ho comprata un'altra, ma poi ho saputo che mio padre era morto. E mentre ero in lutto da due giorni l'auto ha preso fuoco. Questo significava che una settimana dopo averla comprata, non avevo più nulla.

Dopo questo brutto colpo ho trovato un amico, un compratore di diamanti che aveva un debito con me di tremila dollari. Me ne ha dati 1.500 elio comprato una macchina a 2.500. Il resto l'ho pagato un po' alla volta. Dopo ho comprato la Mitsubishi rossa. Questa è la mia vita. Ho due auto e molti clienti, ma la povertà mi insegue e mi impedisce di andare avanti. Il problema sono gli incidenti.

Oggi a Luanda è pieno di fuoristrada di lusso e il traffico è caotico. Avevo appena comprato la Mitsubishi quando sono andato a sbattere. Per la piccola devo pagare ancora 900 dollari. Un anno fa ho mandato quattromila dollari a mio fratello più piccolo in Austria, per farmi comprare un minibus. Non so quale sia il problema, ma il minibus non arriva.

Quando arriverà, potrò lavorare meglio e andare in Europa l'anno prossimo a vedere mio figlio e cambiare lavoro. Voglio lasciare i taxi. Con questo lavoro mi sono costruito delle buone relazioni, che cercherò di sfruttare. Questa mattina all'alba mi hanno chiamato dei portoghesi per avermi come autista. Dopo ho lavorato per gli americani. Insomma, sono due giorni che non dormo. Voglio provare a fare qualcos'altro, voglio cercare di andare avanti nella vita".

La storia di Papy è raccontata dal giornalista Serge Michel, sul numero 4 del trimestrale francese XXI

Internazionale n° 771 lo ha tradotto per i suoi lettori


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