Sto parlando di un giovane scrittore, Ndalu de Almeida, più noto come Ondjaki, nato a Luanda nel 1977, premiato alcuni giorni fa al "Grinzane for Africa.
Sentiamo come si è espresso, in occasione del premio, parlando della letteratura africana."Bisogna comprendere – ha detto Ondjaki – che lo scrittore africano non è più quello che riproduce i racconti ascoltati davanti al focolare della nonna. L'Africa ha fatto più passi avanti di quello che si crede e le nuove generazioni recepiscono ogni tipo d'influenza. Sia quella delle proprie radici sia quella che arriva dal mondo esterno, ormai sempre più vicino".
"Così – ha proseguito il giovanissimo scrittore angolano – giovani artisti africani, soprattutto nella pittura, nella musica e nel teatro, alternano oggi la loro attività locale con esposizioni internazionali. E magari lo fanno in piccoli locali ma portano la loro arte, la loro cultura a Parigi, a New York, ad Amsterdam. Cioè la portano comunque".
Queste affermazioni sono per noi europei molto importanti al fine di cancellare dalla nostra mente finalmente certi stereotipi sull'Africa che non hanno più ragion d'essere. Ci invitano invece a metterci in ascolto e ad imparare a saper guardare.
L'Africa, mettiamocelo bene in testa, non è solo guerre, fame e malattie. Cerchiamo di darle fiducia!
Marianna Micheluzzi (Ukundimana) dal suo blog: http://marianna06.blog.lastampa.it

Ondjaka è già stato tradotto in Italia.
L’editrice Il lavoro ha pubblicato due suoi romanzi: nel 2005 “Il fischiatore”, e nel 2006 “Le aurore della notte”.
Ecco come il risvolto di copertina presenta il primo romanzo:
“Un borgo sperduto popolato di asini a cui si vota un bizzarro culto. Abitanti stralunati: una giovane donna che accumula sale, in omaggio nostalgico all'oceano al quale tornerà; un Commesso Viaggiatore che sa di alchimia; un Becchino che sta di guardia a un cimitero dove da anni non si scavano tombe; un Matto che raccoglie le voci del villaggio; una vecchia che a ogni estrema unzione raddoppia in vitalità; e un Parroco, amante del buon vino, che veglia su questa comunità con affettuosa partecipazione. Ma arriva "l'uomo che fischia" e il suo "concerto per fischio", nella messa domenicale, scatena inattese reazioni collettive. Il paese risuscitato torna a essere bagnato dalla pioggia sottile di ottobre, quella che non fa rumore.”
Il secondo, “Le aurore della notte”, è così presentato al pubblico italiano:
“Siamo a Luanda negli anni piuttosto recenti della fine della guerra civile. Seduto al tavolino di un bar, aspettando l'alba, un uomo racconta. Racconta di strani personaggi: un morto dal nome impudente (Adolfo Tuto), un morto che non trova pace, sballottato da un posto all'altro in una città sommersa da una pioggia che pare non voler finire; le sue due mogli, in gara fra loro per diventarne ufficialmente le vedove, e i suoi amici: un "professore trendy" albino, un nano vanesio proprietario dei taxi più avveniristici della città, e una Signora con la maiuscola che, soppressa col ddt l'ape regina del suo alveare, ne ha preso il posto, comandando lo sciame per ottenerne sofisticate produzioni. Romanzo urbano, pieno di invenzioni linguistiche, "Le aurore della notte" rende omaggio ai padri della letteratura angolana. Un canto d'amore a una città percorsa da un'ondata di vitalità che sembra, malgrado tutto, inarrestabile.”
20-10-2008
