Salute, malattia e guarigione nelle società tradizionali

Salute, malattia e guarigione nelle società tradizionali

La malattia tra le società a tradizione orale è un'esperienza assai complessa che coinvolge l'identità culturale di un gruppo intero e non si esaurisce nella sola sfera delle tecniche terapeutiche. Rappresentare una particolare condizione di malattia o di un processo di guarigione richiede anche che ci si confronti inevitabilmente con la natura c-0812-01 traditional healer 2umana (…)

Si può pertanto comprendere il perché, tra queste società, ogni gruppo umano ha riversato nel campo della medicina i più disparati e intimi elementi della propria psichicità, delle proprie strutture mentali, e così pure delle proprie rappresentazioni collettive. L'estrema "modernità" nel concepire il concetto di salute, sta proprio nella più intima e giusta armonia tra il gruppo umano e l'ambiente, la natura che lo circonda, in una sorta di risultante equilibrio ecologico frutto del rispetto delle regole morali del vivere sociale, piuttosto che di un semplice equilibrio materiale tra gli organi interni del corpo.

Tuttavia pratiche, credenze e formule rituali incluse in ogni sistema medico-religioso ribadiscono il senso di dipendenza da un ordine di autorità sovrannaturali, sovraumane, preposte al controllo di una condotta lecita, nonché allo svolgimento retto dell'esistenza comunitaria. Questo sistema ha come obbligo la funzione cognitiva di spiegare e giustificare ciascun caso di malattia o di morte secondo una logica di causalità, che attribuisce in larga parte all'uomo la responsabilità del male o dell'esperienza di morte.

Patologie che rimandano a un universo magico-religioso


Stregonerie, azioni di spiriti malefici, infrazioni di tabù, risentimenti degli antenati, sono perciò i molteplici e più frequenti motivi chiamati in causa quali responsabili di malattie e di morte.
Considerate fenomeni di causa sovrannaturale, patologie e decessi così come le sventure, non trovano una giustificazione nei fatti contingenti, ma rimandano a un campo di rappresentazioni dominato dall'orizzonte magico-religioso, piuttosto che da quello medico vero e proprio.
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In particolare è facile riscontrare il coesistere di due contrastanti atteggiamenti verso la natura: quello dell'indagine scientifica e quello più fondato di un vero e proprio rapporto magico con essa. Così in molte culture l'una accanto all'altra, coesistono una medicina improntata alle empirie scientifiche e alla "filosofia teologica", nonché pratiche terapeutiche di origine magico-popolare o culti salutari, e ciò senza che un ambito escluda l'altro.

Una tendenza è quella della razionalizzazione di tale rapporto su un piano sociale e religioso: malattia e guarigione si collocano spesso entro un orizzonte di simbolismo etico, sociale e cosmico, valori che poggiano su obblighi, divieti e usi sanciti dalla tradizione ancestrale. Poiché la somma di tali valori garantisce espressione e consistenza all'identità culturale del gruppo, è nel rispetto individuale di essi che ciascun membro trova la fonte e la giustificazione rassicurante d'una vita, per lui stesso, priva di mali; mentre il mancato rispetto, ossia l'infrazione di un uso, di un tabù, di un obbligo, anche se involontaria e inconsapevole, diverrà, nella coscienza e nella rappresentazione collettiva del gruppo, un'importante causa dei mali e delle patologie di ogni sorta.

Malattia come ritorsione sovrannaturale


Nella malattia si nasconde e deve ogni volta riscoprirsi la risposta, cioè la causa della "ritorsione sovrannaturale" data a ogni sfida e minaccia, coscientemente o inconsapevolmente attuata alla salda e sicura permanenza del gruppo nella sua identità originaria, in virtù della fedeltà alle prescrizioni e ai divieti tradizionali.

Questo presupposto determina una nuova dimensione composita in cui l'equilibrio delle condizioni individuali di salute coincide con l'equilibrio dell'ordine socioculturale, e alcune entità sovrannaturali, spiriti o dei provvedono a dirigere e salvaguardare tale preciso collegamento ideologico tra le due sfere, quella individuale e quella sociale comunitaria-cosmica. Dunque l'esperienza di malattia di un soggetto significa anche squilibrio della comunità nel suo insieme e contestualmente disordine nei rapporti con le entità sovrannaturali.
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Per dare una spiegazione a questo complesso processo d'identificazione è necessario considerare la componente patologica come sintesi dialettica tra l'essere corpo e la fenomenologia del corpo stesso, al fine di meglio comprendere, non soltanto sulla base dei propri requisiti anatomici o fisiologici, ogni tipo di reazione che l'io corporeo instaura con gli oggetti del mondo.

Il corpo dell’uomo è inserito in un armonia sociale e cosmica


Per disporre del proprio corpo non è quindi sufficiente una perfetta organizzazione anatomica e fisiologica, ma è necessario un mondo dove il corpo possa muoversi ed esprimersi con senso. Basti pensare a titolo esemplificativo come una qualunque patologia che interessi un organo abbia pesanti ripercussioni anche sul mondo fisico circostante (…)

Su di un piano fenomenologico s'instaurano una serie di rapporti astratti e di rappresentazioni collettive con cui è possibile decodificare il significato culturale (e medico) dello stesso "oggetto somatico". Il modello patologico di una menomazione irreversibile a un braccio o a una mano, ad esempio, non va ricercato nella limitata potenza ambulatoria degli arti inferiori o nella struttura scheletrica, nervosa e muscolare di quelli superiori, quanto piuttosto nell'impossibilità di poter raggiungere spazi lontani, o di vedersi sfuggire oggetti perché non possono venire afferrati.

Così, essere diversamente abile e non poter vedere alcun colore o udire nessuno stimolo sonoro, non rappresenta in sé un handicap fisico quanto piuttosto un grave impedimento culturale, un'autentica malattia sociale. Il singolo che non registra alcun rumore nella sua mente limita le sue sensazioni, oppure chi non ha la capacità di superare gli orizzonti dettati dalle leggi dell'ottica, non gode soprattutto della possibilità di giungere in prossimità delle cose e di coglierne i dettagli vitali.

Da questi semplici presupposti si rende pertanto necessario un ulteriore ampliamento dei principi che costituiscono l'etnema medico anche nelle sue molteplici varianti magico-religiose, psicologiche e sociali al fine di una più corretta ridefinizione del rapporto individuo/natura nella sua totalità culturale. Vengono in questo modo evidenziate le rappresentazioni collettive della malattia stessa, cioè quelle "precomprensioni implicite, più vissute che pensate", e le interpretazioni della malattia e della guarigione che sono accettate e legittimate socialmente".

Le coordinate culturali determinato la spiegazione della malattia

Queste simbologie sono di natura inconscia, non sono cioè colte direttamente dall'interno di un gruppo etnico, anche perché costituiscono l'insieme delle rappresentazioni collettive in cui ogni individuo riversa inconsapevolmente il proprio vissuto, unitamente alle proprie esperienze teoriche ed empiriche che regolano al contempo i comportamenti culturali e quindi l'appartenenza dell'individuo al gruppo stesso.

Attraverso le coordinate culturali in cui viene risistemata e archiviata ogni esperienza contingente, il comportamento rituale, il vissuto che si trasforma in consuetudine e l'approccio dell'individuo alla malattia o più propriamente al mondo medico, magico-religioso, assume una volta ancora l'identità pragmatica di ciò che ha assorbito o appreso dalla tradizione.

Dal punto di vista sociale si spiega in questi termini il superamento del timore iniziale legato all'angoscia di non poter comprendere il significato di morte casuale, di per sé inspiegabile nel pensiero primitivo. Oltre ad accrescere la fiducia e la speranza (logica e psicologica) di potersi difendere dal male, conferma al contempo, mediante l'attuazione degli obblighi morali, i valori fondamentali su cui si fonda l'esperienza comunitaria.

Tra questi, la cura e il mantenimento dell'armonia corporea, psichica e sociale spettano però soltanto ad alcuni membri della società che operano da intermediari tra la comunità e il mondo soprannaturale, in genere grazie alle particolari capacità divinatorie di cui sono in possesso. In ogni processo di guarigione si pone la necessità di chiarire se il problema delle cause multiple e concomitanti ascritte a ciascun caso nosologico si lega, al momento della diagnosi, a un altro ordine autonomo di problemi.

Tratto da: Massimo Ruggero, A sud della salute, EMI, Bologna, 2008, pagg. 81-86

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