I miei pensieri sulle missioni

I MIEI PENSIERI SULLE MISSIONI,

Un breve scritto di Melchior de Marion Brésillac

Il Vangelo e le società umane

Il Vangelo non è opera di un uomo. Non c’è bisogno di altra prova che questa: esso conviene a tutti i tempi, a tutti i luoghi, a tutte le società. La più imperfetta l’accetterà senza paura perché il Vangelo non fulmina le sue imperfezioni; non infierirà su di esse e, senza farle sue essendo lui stesso invariabile, si adatterà ad esse. Le più perfette lo saluteranno con ammirazione perché è più perfetto di esse. Ma lasciamo correre il tempo. La società che lo ha accettato si modificherà e si perfezionerà sempre di più. Allora le imperfezioni delle altre società diventeranno più ripugnanti.

Ma saranno esse, per questo, peggiori di prima? No. E colui che cadrà in una di esse, come un proiettile isolato lanciato sopra i mari dal seno di una società da molto tempo cristiana, sarà autorizzato a dire che il Vangelo condanna ciò che ha cessato di esistere altrove ma di cui ha sofferto durante dei secoli?

Sarà esso autorizzato soprattutto a spezzare le imperfezioni di un popolo e ad irrigidirsi contro di esse, in nome del Vangelo, col pretesto che tale o tal’altra pratica è incompatibile con lo spirito di questo codice divino? Pazienza, pazienza! Lo spirito del Vangelo è soprattutto uno spirito di condiscendenza e di dolcezza.

La dedizione completa è difficile

Come è facile persuadersi di essere disposti, come l’Apostolo, a farsi tutto a tutti. Veniamo al momento della prova. Fino a quando i difetti di quelli che ci circondano ci sono familiari, va bene. Ma troviamoci in mezzo a un popolo che non pensa mai come noi, che non parla per niente come noi, che non cammina come noi, che non mangia come noi, che non inganna come noi, che non mente come noi, che non fa niente né di bene né di male né di indifferente come noi; quanto sono pochi allora quelli che possono dire: Omnibus omnia factus sum ut omnes salvos faciam! I più pii dimenticano perfino talvolta che questi uomini sono loro fratelli e che chiunque dirà al suo fratello raca, matto, ecc. è degno della geenna!

Il missionario è veramente solo?

Tu sei solo, dici, e questo isolamento ti opprime. Ammetto che questa sia la più terribile tentazione. Deve esserlo perché il lamento è generale. Ma, in fin dei conti, non capisco bene. Hai diecimila cristiani nel tuo Distretto e tu sei solo!

- Sì, ma sono altri uomini!

- Ma no, non saranno altri, se tu ti farai come loro.

Una comunità missionaria disinteressata

È giusto che una società perda in favore di un’altra i soldi che ha investito in un gran numero di istituzioni, ecc.?

- E che? Con quale denaro questi finanziamenti sono stati possibili? Non è stato con i soldi delle offerte? Per chi? Non è appunto per la Chiesa? Per le comunità cristiane, per i cristiani che resteranno? Tu perdi questi soldi? e perché mai? Perché un’altra società ne approfitterà? Ma questa società non è un membro, come te, della grande famiglia cattolica? Non lavora anch’essa per lo stesso tuo scopo? Credi, forse, che farà meno bene! Che cosa diventa l’umiltà?!

In missione niente è nostro

Ah, come respingo questa parola: La nostra missione! la missione dei nostri padri! Vi è forse qualcosa di tuo, di nostro nelle missioni?

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