Chimamanda Ngozi Adichie

chimamanda 2 288x400“I miei due nonni erano uomini interessanti, nati nei primi anni del’900 nella terra degli Ibo controllata dagli Inglesi. Tutti e due volevano fare studiare i loro figli, avevano il senso dell’umorismo ed erano orgogliosi. Lo so perché me lo hanno raccontato.

Otto anni prima della mia nascita morirono in Biafra.

E’ come se la guerra abbia diviso i ricordi della mia famiglia. Ho sempre voluto scrivere del Biafra, non soltanto per onorare i miei nonni, ma anche per onorare la memoria collettiva di un’intera nazione. Scrivere Metà di un sole giallo è stato immaginare qualcosa che non ho vissuto di persona, ma che ho ricevuto in eredità. E’ anche, lo spero, il mio omaggio all’amore, a quella cosa irragionevole ed elastica che avvolge tutti i popoli e li rende umani”.

Chimamanda Ngozi Adichie è nata ad Abba in Nigeria nel 1977, sette anni dopo la fine di una dolorosa guerra civile che ha lasciato nel paese una ferita profonda, umana e culturale (per una lettura parallela, si consiglia Bestie senza patria del giovane scrittore Uzodinma Iweala, anch’egli nigeriano Ibo).

Chimamanda ha studiato in Nigeria e poi negli Stati Uniti. Nel 2006 il suo primo romanzo, L’ibisco viola (Fusi Orari), al quale seguono diversi racconti brevi, in qualche modo preparatori di Metà di un sole giallo (Einaudi, 2008), vincitore dell’Orange Broadband Prize. Un sole giallo che sorge, era il simbolo della bandiera del Biafra.

Cosa ti ha portato a scrivere sulla guerra Nigeria-Biafra?

Ho scritto questo romanzo perché volevo scrivere dell’amore e della guerra, perché sono cresciuta nell’ombra del Biafra, perché ho perso i miei due nonni nella guerra e perché volevo confrontarmi con la mia storia passata per fare ordine nel mio presente. Ancora oggi molti interrogativi relativi alla guerra sono irrisolti. chiamamanda libro1 180x287Ho sempre saputo che un giorno avrei scritto un romanzo sul Biafra. A 16 anni ho scritto un pezzo teatrale terribile e melodrammatico For love of Biafra. Anni dopo ho scritto alcuni racconti brevi e tutti affrontavano la guerra. Sentivo di dover toccare l’argomento per gradi, dipingerlo su tele più piccole, prima di iniziare un romanzo.

Al tempo della guerra non eri ancora nata, quali ricerche hai fatto per prepararti a scrivere il libro?


Ho letto, guardato fotografie, parlato con la gente. Nei quattro anni impiegati per finire il libro chiedevo agli anziani “Dove eri nel 1967?”, E’ dalle loro storie che ho preso i piccoli particolari realistici che sono importanti per la trama. La storia dei miei genitori forma l’ossatura della mia ricerca.

E’ stato importante per te venire a conoscenza dei i fatti storici corretti?

Ho inventato una stazione ferroviaria a Nsukka, una spiaggia a Port Hancourt, cambiato la distanza tra le città, la cronologia delle città conquistate, ma non ho inventato nessun fatto principale. E’ stato importante che i fatti importanti fossero corretti. Tutti i fatti politici principali sono veri. Ma quello che per me alla fine era importante, è che fossero vere le emozioni.
Volevo che fosse un romanzo sulle persone, non sui fatti storici impersonali.

In Nigeria i ricordi della guerra del Biafra sono ancora vivi? O pensi che con il passare del tempo sia diventata una guerra meno importante per la cultura ibo?


Si parla ancora della guerra. E’ ancora un argomento politico potente. Ma se ne parla in modo non immaginativo: la gente ripete i fatti che sa, senza conoscere la complessità della natura della guerra. Etnicamente è ancora un fatto distintivo: i coraggiosi ibo continuano a parlarne, i non-ibo ritengono che si dovrebbe andare avanti. C’è un nuovo chimamanda ibisco viola 200x315movimento, MASSOB, per la realizzazione dello Stato Sovrano del Biafra. Qualche anno fa molti ibo ne facevano parte, poi si è detto che sfociasse in violenze e che i suoi leader fossero ripetutamente arrestati dal Governo.
Oggi il supporto ibo al movimento continua a crescere.

Il tuo libro si sofferma sulle esperienze di un piccolo gruppo di persone che affronta il conflitto da punti di vista molto diversi tra loro.
Quando ci troviamo nei loro mondi individuali, non conosciamo con esattezza il loro pensiero - la narrazione non è omniscente - ma ci sembra di capirli e di seguirli come in un film. Ci vuoi descrivere il tuo stile narrativo e spiegarci perché hai ritagliato così i tuoi personaggi?

In realtà non li vedo come attraverso un film. Non ho mai amato la narrazione omniscente, mi sembra un escamotage pigro e un po’ facile.
In un'introduzione ad una novella dello scrittore italiano Giovanni Verga, si dice che lui trattasse i suoi personaggi in modo da non lasciarli analizzare i propri impulsi, ma in modo da essere condotti dai propri impulsi di cui non sempre erano consapevoli, cosa che credo sia vera per tutti noi.

Il personaggio di Richard è inglese, bianco, espatriato e considera se stesso biafrano, cosa che porta ad un buon numero di critiche, più o meno silenziose, sulla sua auto proclamata identità. Un altro narratore chiave è Ugwu, 13 anni, domestico capace di reagire piuttosto che agire. Ambedue sono scelte interessanti per i caratteri di narratore “ombra”. Perché li hai scelti?

Ugwu in parte è ispirato ad un ragazzo che lavorava dai miei genitori durante la guerra. Mi sono sempre interessati i narratori meno scontati. Ugwu comincia ad agire con il tempo. Richard è stata una scelta più difficile, volevo qualcuno che fosse “esterno” al Biafra, ma allo stesso tempo umano e reale.

Nel romanzo c’e un conflitto tra ciò che è tribale-tradizionale e ciò che è moderno-burocratico. Quale è la realtà oggi? E’ preoccupante che il passato tradizionale sia perduto?


Le culture si evolvono e le cose cambiano. Ciò che è preoccupante non è che tutti abbiamo imparato a pensare in inglese, ma lo è che la nostra istruzione sminuisca la nostra cultura, che non si insegni a scrivere in ibo e che la classe media non si preoccupi se i suoi figli parlino o meno l’ibo o abbiano il senso della storia.

C’è una parte all’interno del libro scritta da uno dei personaggi: questo libro dentro il libro, quale effetto volevi producesse?

Volevo un espediente per il lettore che non conoscesse perfettamente la storia della Nigeria. Ed è anche un punto fortemente politico riguardo a chi dovrebbe scrivere la storia dell’Africa.

Intervista dal sito dell'autrice.

Chiamamanda ha ricevuto il 31-01-2009 il Premio Internazionale Nonino a Udine. Per l'occasione è stata intervistata da Mario Baduino.

(a cura di Maria Ludovica Piombino)

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