
Tsitsi Dangarembga nasce nel 1956 a Mutoko, in quella che è stata chiamata in epoca coloniale Rhodesia del sud (ora Zimbabwe). Dopo aver passato la maggior parte della sua infanzia in Gran Bretagna, torna in Rhodesia nel 1965 dove completa i suoi studi. In seguito frequenta in Inghilterra, a Cambridge, l’Università di Medicina per poi ritornare definitivamente ad Harare nel 1980, poco prima del passaggio dello Zimbabwe al governo maggioritario in mano ai neri.
Qui termina il suo corsi in Psicologia e contemporaneamente si avvicina al mondo del teatro; nel 1983 si unisce agli “Zambuko”, una troupe teatrale diretta da Robert McLaren.
“La nuova me” - “Everyone’s child”
Il suo romanzo, Nervous Conditions (proposto nel 2007 da Edizioni Gorèe - nella traduzione di Claudia di Vittorio - con il titolo La nuova me ), riceve nel 1989 il Commonwealth Writers Prize (Africa) ed è il primo romanzo pubblicato in lingua inglese e scritto da una donna africana di colore in Zimbabwe.
E’ una storia parzialmente autobiografica: il racconto in prima persona di Tambu, una giovane donna appartenente al gruppo Shona, condizionata nella vita e nei suoi studi dalla sua classe di appartenenza e dai pregiudizi maschili (ancora una volta la questione di genere è uno degli aspetti sociologici più importanti del racconto femminile africano), oltre che dalla povertà e miseria.
La povertà influenza ogni personaggio del racconto, creando in ognuno di loro un tipo diverso di “condizione nervosa”, di paura e insicurezza. L’incontro di Tambu con una sua cugina, educata in Inghilterra, stravolge in qualche modo le sue certezze sul suo mondo e sul mondo occidentale, affrontando il tema della bulimia e anoressia come doppio modulo estetico e culturale.
Di lei e del suo libro, Kwadwo Osei-Nyame, Professore di Letteratura Africana alla SOAS di Londra ha detto: “se la narrativa della Dangarembga dimostra la tortuosità del cammino verso la crescita personale e l’emancipazione in una società pervasa dal dominio patriarcale e condizionata dal colonialismo, il contenuto profondo della voce di Tambu, protagonista/narratrice del romanzo, rappresenta invece un modo nuovo di sostenere i cambiamenti sociali per le donne, le cui difficoltà esistenziali, per quanto tipiche dello Shona e dello Zimbabwe, sono anche rappresentative dell’Africa in generale."
E Osei-Nyame continua: "All’interno delle tradizioni eterogenee ma strettamente correlate ella scrittura africana e quelle delle donne nere, Nervous Conditions è l’opera che illustra nel modo più vivo, attraverso il ritratto di diverse generazioni di donne africane, fino a che punto l’emancipazione, la giustizia e tutto quanto le donne desiderano rimanga sempre e solo una possibilità”.
Da subito il libro è stato considerato un classico, una storia senza tempo.
Nel 1996 Tsitsi diventa regista di successo, e dirige un suo testo teatrale Everyone’s child, testo che affronta con lucidità e coraggio il tema dell’AIDS.
Everyone’s child è un urlo di aiuto per tutti quei milioni di piccoli bambini che l’AIDS in Africa ha lasciato, e continua a lasciare, senza genitori. Attraverso la storia di una famiglia zimbabwana devastata dell’AIDS, la scrittrice ricorda che nella tradizione africana ogni orfano è “figlio di tutti”.
Il testo racconta la storia di quattro fratelli rimasti orfani. Dopo il funerale tradizionale i vicini, ignorando di fatto la tradizione, emarginano i bambini a causa dell’AIDS, a causa del marchio che avere l’AIDS (slow punch, come lento è lo sgonfiarsi di un pneumatico bucato) lascia sull’intera famiglia.
Viene così affrontato il principale problema di tipo sociale connesso all’AIDS in Africa: la stigmatizzazione, l’impossibilità di vivere una vita comunitaria (ed è questa l’anomalia), perché additati, marchiati.
Un’interessante intervista a Tsitsi Dangarembga e sul ruolo dello scrittore su www.kubatana.net
Maria Ludovica Piombino
Qui termina il suo corsi in Psicologia e contemporaneamente si avvicina al mondo del teatro; nel 1983 si unisce agli “Zambuko”, una troupe teatrale diretta da Robert McLaren.
“La nuova me” - “Everyone’s child”
Il suo romanzo, Nervous Conditions (proposto nel 2007 da Edizioni Gorèe - nella traduzione di Claudia di Vittorio - con il titolo La nuova me ), riceve nel 1989 il Commonwealth Writers Prize (Africa) ed è il primo romanzo pubblicato in lingua inglese e scritto da una donna africana di colore in Zimbabwe.E’ una storia parzialmente autobiografica: il racconto in prima persona di Tambu, una giovane donna appartenente al gruppo Shona, condizionata nella vita e nei suoi studi dalla sua classe di appartenenza e dai pregiudizi maschili (ancora una volta la questione di genere è uno degli aspetti sociologici più importanti del racconto femminile africano), oltre che dalla povertà e miseria.
La povertà influenza ogni personaggio del racconto, creando in ognuno di loro un tipo diverso di “condizione nervosa”, di paura e insicurezza. L’incontro di Tambu con una sua cugina, educata in Inghilterra, stravolge in qualche modo le sue certezze sul suo mondo e sul mondo occidentale, affrontando il tema della bulimia e anoressia come doppio modulo estetico e culturale.
Di lei e del suo libro, Kwadwo Osei-Nyame, Professore di Letteratura Africana alla SOAS di Londra ha detto: “se la narrativa della Dangarembga dimostra la tortuosità del cammino verso la crescita personale e l’emancipazione in una società pervasa dal dominio patriarcale e condizionata dal colonialismo, il contenuto profondo della voce di Tambu, protagonista/narratrice del romanzo, rappresenta invece un modo nuovo di sostenere i cambiamenti sociali per le donne, le cui difficoltà esistenziali, per quanto tipiche dello Shona e dello Zimbabwe, sono anche rappresentative dell’Africa in generale."
E Osei-Nyame continua: "All’interno delle tradizioni eterogenee ma strettamente correlate ella scrittura africana e quelle delle donne nere, Nervous Conditions è l’opera che illustra nel modo più vivo, attraverso il ritratto di diverse generazioni di donne africane, fino a che punto l’emancipazione, la giustizia e tutto quanto le donne desiderano rimanga sempre e solo una possibilità”.
Da subito il libro è stato considerato un classico, una storia senza tempo.
Nel 1996 Tsitsi diventa regista di successo, e dirige un suo testo teatrale Everyone’s child, testo che affronta con lucidità e coraggio il tema dell’AIDS.
Everyone’s child è un urlo di aiuto per tutti quei milioni di piccoli bambini che l’AIDS in Africa ha lasciato, e continua a lasciare, senza genitori. Attraverso la storia di una famiglia zimbabwana devastata dell’AIDS, la scrittrice ricorda che nella tradizione africana ogni orfano è “figlio di tutti”.
Il testo racconta la storia di quattro fratelli rimasti orfani. Dopo il funerale tradizionale i vicini, ignorando di fatto la tradizione, emarginano i bambini a causa dell’AIDS, a causa del marchio che avere l’AIDS (slow punch, come lento è lo sgonfiarsi di un pneumatico bucato) lascia sull’intera famiglia.
Viene così affrontato il principale problema di tipo sociale connesso all’AIDS in Africa: la stigmatizzazione, l’impossibilità di vivere una vita comunitaria (ed è questa l’anomalia), perché additati, marchiati.
Un’interessante intervista a Tsitsi Dangarembga e sul ruolo dello scrittore su www.kubatana.net
Maria Ludovica Piombino









