Ai piedi della Madonna
Giovedì 12 novembre 1998 era salito alla Madonna della Guardia col suo vescovo di San Pedro (Costa d’Avorio) Mons. Djabla, venuto a trovarlo. Aveva affidato a Maria la sua malattia. Da alcuni giorni si accorgeva che il male si faceva più persistente e minaccioso, ma nulla lasciava prevedere una fine imminente. Domenica 15 suo cugino Francesco Cantino doveva essere ordinato diacono ad Asti. Secondo insiste perché padre Leopoldo partecipi alla cerimonia. Vuole essere più buono
Al mattino di domenica, mentre è a colazione con padre Carminati, si mette a piangere e dice: "Se il Signore mi lascia ancora un po’ di vita, voglio proprio diventare più buono". Verso le 10 ha forti colpi di tosse, ma poi passano, ed esce a passeggio nel giardino. Pranza regolarmente, poi si ferma a chiacchierare con padre Francesco e Suor Sabina fino alle 15. Non si sentiva bene. Va un momento alla televisione.
L'ora del calvario

Verso le 15,15 padre Ubbiali sente bussare alla sua porta: "Aiutami, non sto bene, non riesco più a respirare". Si siede dietro la sua scrivania. Il padre gli passa la bombola di ossigeno, si siede accanto a lui, gli tiene la mano. L’ossigeno non gli è di nessun giovamento. Si è scatenata una emorragia, e i polmoni si riempiono di sangue. Padre Secondo capisce che i suoi ultimi momenti sono arrivati.
La preghiera: respiro del cuore
Chiede di pregare con lui. Riesce ancora a recitare tre decine di rosario, e a rispondere a tutte le invocazioni di padre Ubbiali. Chiede poi l’assoluzione e il Viatico. Affida al padre una parola per tutti i familiari, per i padri, per tutti quelli che portava in cuore, citandoli ad uno ad uno. Raccomanda a padre Ubbiali: "Non dimenticarti" Scrive le sue ultime parole su una busta: "Ciao a tutti. Sono felice per tutto ciò che il Signore ha fatto per me. Offro con gioia la mia vita, da lui purificata, per tutti coloro che amo". Gli sono attorno le Suore, i padri Carmine, Bruno e Francesco coi seminaristi. Rivolto ai seminaristi Paolo, Filippo e Davide, dice: "Adesso tocca a voi continuare il lavoro".
Adesso tocca a voi
Arriva l’ambulanza, ma Secondo non desidera essere trasportato al Pronto Soccorso, dice di voler morire a casa sua, alla SMA. Gli chiedono di firmare, e l’ambulanza se ne va.
Vuole morire a casa sua
Nel frattempo è arrivata Anna Perotti, infermiera e amica da lunghi anni della SMA. Vedendo la gravità della situazione telefona all’IST, dove è stato curato. Dicono di portarlo subito che fermeranno l’emorragia. A malincuore Secondo accetta. Arriva una seconda volta l’ambulanza, ma ormai è tardi: spira alle 18,20 prima di salire sull’ambulanza.
"Signore eccomi"
Nel momento in cui suo cugino Francesco diceva il suo "eccomi" come diacono al Vescovo di Torino. Secondo diceva il suo "eccomi" a Dio.
Padre Ubbiali, che lo ha accompagnato fino all’ultimo, commentava: "Vorrei fare io la sua morte, aveva tanta di quella fede!"









