Per una lettera di Natale servirebbe una bella immaginetta: ma quelle non ci sono nemmeno in banca! Ne ho in testa qualcuna: ieri per esempio, mentre celebravo a San Mateus, una delle cappelle della parrocchia, avevo davanti in prima fila una corista che allattava il suo bambino: non avevo la macchina fotografica, ma l’avessi avuta non avrei mai avuto il coraggio di scattare: sarebbe stato cosificare un momento tanto bello e tranquillo.
Poi alla processione offertoriale un’altra mi ha stupito, avanzava danzando con leggerezza come una ballerina della “Scala”, con un grande catino di farina di polenta sulla testa. Con una mano dava espressione alla sua danza, con l’altra reggeva un bimbo in grembo. Io non ci vedo bene e solo quando mi è arrivata davanti all’altare mi sono accorto che c’era un altro bimbo, infagottato sul dorso! Dovessi fare un presepio quest’anno ci metterei una Maria così.
San Giuseppe lo posso fare io, perché fino ad ora non ho ancora ben capito cosa ci sto a fare… e anch’io sto ancora aspettando che mi timbrino i documenti (sperando di non dover fuggire prima in Egitto!!!). Quanto a buoi e a asini c’è solo l’imbarazzo della scelta!
Kicolo è l’antipoesia. Niente a che vedere con l’Africa dell’ospitalità, della tradizione orale, dei grandi paesaggi e della vita semplice. Avete lo smog? Ne abbiamo più di voi. Avete il traffico? L’altro giorno per tre ore non sono riuscito ad uscire dal cancello: tutto bloccato! Avete il problema immondizia a Napoli? Qui sta dappertutto. E non ho mai visto tanta polvere nemmeno nella cava di mio padre. Avete la crisi di borsa? Qui le borse della spesa sono in crisi da tanto tempo.
La poesia è vedere coma la nostra gente riesce a vivere in tutto questo marasma senza perdere la forza di vivere e la speranza. Padri che partono al lavoro alle 4 del mattino, madri che oltre alla famiglia riescono a gestire una bancarella del mercato e a essere presenti in qualche gruppo parrocchiale, taxi collettivi che riescono a passare anche dove è impossibile passare, tutti che riescono a vendere qualcosa quando non si sa chi debba comprare, ragazzi che riescono a studiare senza libri, ragazze che riescono ad essere giá madri a 16 anni, case costruite su un terreno di 15 mq, bagni costruiti sulla strada …
Con la Caritas cerchiamo di aiutare chi sta peggio. E’ incredibile il numero di persone, anche ragazzi e giovani, menomate dalla polio. Abbiamo appena finito una campagna per fornire tricicli e sedie a rotelle. Il problema è che, mentre le davamo ad alcuni, ci chiamavano in altri cortili e ci mostravano molti altri casi da aiutare. Ora stiamo cercando di aiutare i portatori di handicap (io dico che sono il primo della categoria: cuore a parte, qui gli handicappati si chiamano “deficientes”!) con progetti personalizzati che permettano loro di studiare, prepararsi a un lavoro, iniziare un piccolo commercio.
Con la Commissione Giustizia e pace stiamo cercando di interessare le autorità ai problemi del nostro quartiere: mancanza di acqua, scuola, vaccinazioni, burocrazia insostenibile!
Con un gruppo di giovani, chiamato “Ricominciare è possibile” stiamo tentando di togliere dalla strada ragazzi e giovani che si son messi sul cammino dell’alcool, della droga e della piccola (o grande) delinquenza.
Con il geometra sto preparando il progetto di quella che probabilmente sarà la nuova parrocchia di Santa Isabel, per rendere la Chiesa un po’ più vicina alla gente nei quartieri.
Con i Padri, Renzo (al momento in Italia), Luigino, Walter, Ceferino, Mario e con tanti catechisti tentiamo di aiutare i nostri cristiani ad essere testimoni del Vangelo in questa parrocchia da quasi mezzo milione di abitanti.
In chiusura vi metto un’altra immaginetta. Nella nostra chiesa parrocchiale c’è una cassetta delle elemosine gestita dalla Caritas. Nel tempo di avvento le offerte sono per il Natale dei poveri. Sabato mattina una vecchietta ha aspettato che tutti uscissero, non si è accorta che spiavo, pregando dietro un pilastro, e ha fatto la sua offerta per il Natale dei poveri.
È una di quelle che non han niente e vendono ai vicini kerosene, nelle bottigliette riciclate della birra, perché qui la “sociale” non c’è. La poesia è anche quella, perché per un momento io mi son sentito Gesù nel tempio con la povera vedova, la nostra chiesa orribile è diventata più splendente del tempio di Gerusalemme, i nostri poveri mi sono apparsi come gran “signori” che sanno arrivare anche là dove io non sono mai giunto… a dare tutto.
Se riusciamo a fare un buon Natale qui, potete riuscirci anche voi! Buon Natale!
15-12-2008
P.Angelo Besenzoni,
Paróquia Bom Pastor – CP 14748 Luanda – Angola – tel 00.244.923323354
anxbesenzoni@yahoo.it
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