è un Natale diverso quello che mi preparo a vivere. Si, perché è il mio primo Natale in un posto particolare: l’Ospedale per lebbrosi di Adzopé in Costa d’Avorio.

Tutti sanno che in ospedale si vive una vita forzata tra pastiglie, iniezioni, operazioni ed esami. Ma tutto è fatto per arrivare alla guarigione.
La preparazione al mio Natale ha avuto momenti e passaggi obbligati nello smantellamento di un immaginario di angoscia. In fondo è a rinascita di rapporti nuovi, senza paure. Sono pillole amare da prendere per guarire.
Vado a celebrare in una cappella fuori dall’ospedale dove ci sono i guariti dalla lebbra.
Mi viene incontro Antoine, 50 anni. Ha salvato dalla malattia solo metà dei suoi piedi e le mani sono rattrappite. Mi saluta, mi tende la mano e sento le punte delle sue dita contro il palmo della mia. Mi sorride, felice che sia arrivato e mi dice: - Dammi la valigia cappella, perché vedo che fai fatica a camminare.
Giselle è una bambina baulé . La trovo davanti al suo reparto. E’ ben vestita ed è seduta nella
sua carrozzina: l’ulcera di Buruli l’ha presa ad un polpaccio e al braccio sinistro. – Come stai, Giselle? – gli chiedo. – E’ gia’un anno che sono rinchiusa qui. Per fortuna ho la mia mamma con me. Ma ti assicuro che per Natale andrò a casa e rivedrò il mio papà e i miei fratelli. Speranze che fanno vivere!
Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati, il male, del mondo, di questo mondo!?! Distribuisco la comunione e François nasconde le sue mani dietro la schiena. Si vergogna del suo stato ma prende con fede la comunione.
Queste sono le mie medicine per avere occhi e cuore nuovi per vedere un Bambino-Dio diverso.
Buon Natale! Vi auguro di gustare un Natale diverso, perché potreste ridare il suo vero senso al Natale.
Un abbraccio. Gino
(Mandami la tua E-mail. Se tu non l’avessi, mandami quella di una persona vicina a te.)
Grazie
17-12-2008
p. Gino Sanavio
Guarda alcuni video di p. Gino dal lebbrosario di Adzopé:
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