
Ne parla un lungo reportage del New York Times del 14 dicembre.
È un conflitto che dura da anni, tra fiammate sanguinose e tregue costruite sulla sabbia del deserto, che vede il debole governo di Niamey opposto alla guerriglia tuareg, in una guerra civile che fa del Niger uno Stato mai veramente realizzato. Una vasta parte del suo territorio è incontrollabile e le miniere di uranio sotto la ferrea sorveglianza dell’impresa francese, che perpetua così un colonialismo mai finito, e che sostiene ogni regime e dittatura. Per accaparrarsi l’uranio, i francesi permettono la violazione dei diritti umani.
Ai francesi si è recentemente aggiunta anche la Cina, e l’India mostra grande interesse. E mentre il prezzo dell’uranio sale e le ruspe cinesi e francesi scavano il deserto, la guerriglia ha ripreso ad attaccare militari nigeriani e insediamenti industriali.
La guerriglia tuareg suscita romantiche simpatie in occidente, e viene dipinta spesso come una rivolta anti-nucleare dei poveri. Naturalmente non è così, il Mouvement Nigérien pour la Justice dice: “Questo uranio appartiene al nostro popolo, è sulla nostra terra. In nome dei nostri diritti ancestrali, vogliamo essere noi a beneficiarne”.
Insomma gli esotici "uomini blu" non pensano minimamente a chiudere i rubinetti dell’uranio alla Francia ed ai cinesi, ma vogliono partecipare e gestire il banchetto sempre più costoso dell’uranio. Non chiedono la chiusura delle miniere di uranio, ma una ripartizione dei guadagni e una maggiore attenzione per la salute della popolazione e dell’ambiente del nord del Niger.
La guerriglia è ben appoggiata nei Paesi vicini, anche se deve fare i conti con le mutevoli alleanze di un’area nella quale gli accordi sono più mutevoli dei miraggi del deserto. La differenza rispetto ad altre guerre energetiche e per le risorse del pianeta è che in Niger si mescola con rivendicazioni autonomiste, che arrivano fino all’indipendentismo e si colorano dell’orgoglio etnico.
I tuareg vogliono approfittare dell’uranio per uscire dalla miseria sempre più nera al quale li costringe la discriminazione del governo centrale e il neo-colonialismo che li espropria della loro terra.
“Questa ricchezza deve esse usata per aiutare le persone, non i politici - dice Aghali Alambo, capo del Mnj – altrimenti è solo un saccheggio”. Il governo di Niamey ribatte che il Niger è una democrazia e che i tuareg potrebbero partecipare alle elezioni per far valere le loro rivendicazioni, invece di scegliere la strada della rivolta armata.
Il Niger ha una democrazia imperfetta, come spesso accade in molti Stati africani i cui confini sono stati segnati sulla carta, tagliando etnie e deserti con una riga fatta con la squadra. Le minoranze sono troppo deboli e divise per far valere democraticamente le loro ragioni. Allora ricorrono alla violenza della guerriglia.
Da una notizia riportata da Greenreport
Foto: militari governativi addestrati da istruttori americani
20-12-2008
Sviluppi della questione dell'uranio in Niger e Mali
5-01-2009: La guerra Tuareg dell´uranio si allarga
Il Niger è percorso da manifestazioni che chiedono il prolungamento di tre anni del mandato del presidente Mamadou Tandja che dovrebbe terminare nel dicembre 2009. I sostenitori di Tandja chiedono che li guidi ancora nella guerra interna contro la ribellione dei tuareg che reclamano i dividendi frutto delle miniere di uranio che sorgono sui propri territori. Al discusso uomo forte del Niger ha fatto arrivare tutto il suo appoggio anche il presidente dell´impresa nucleare francese Areva, Anne Lauvergeon, che ha detto che la sua impresa e il Niger intendono accelerare lo sfruttamento dei giacimenti di uranio di Imouraren, nel nord del Paese.
Continua a leggere l'articolo di Greenreport
