Il Card. Bernardin Gantin

“Chiedo a Dio, Padre dal quale proviene ogni misericordia, di accogliere nella sua luce e nella sua pace questo figlio illustre del Benin e dell'Africa, stimato da tutti, animato da uno gantinspirito profondamente apostolico e da un senso elevato della Chiesa e della sua missione nel mondo” (Cordoglio di Benedetto XVI).

Nato a Toffo (Benin) l'8 maggio 1922, Gantin, (cognome che significa albero di ferro), fu uno dei primi frutti dell’evangelizzazione dei Missionari Sma nel Golfo della Guinea. Da bambino aveva sentito parlare di P. Francesco Borghero, missionario nel Dahomey nel 1860-1864 e per lui ha sempre avuto una grande stima e venerazione. Venne a Ronco Scrivia (GE) per onorare le spoglie del missionario quando furono traslate nella chiesa parrocchiale.

Ha avuto un grande affetto per le Suore missionarie NSA di Bardello, perché quando era bambino, gli hanno fatto da mamma. Verso i missionari SMA non ha mai cessato di manifestare la propria riconoscenza per il dono della fede e si considerava un “figlio spirituale delle Missioni Africane” Per questo la SMA ha voluto accoglierlo come membro onorario.

E’ deceduto a Parigi il 13 maggio scorso; le sue spoglie mortali sono state trasferite nel Benin, il quale ha decretato il lutto nazionale per il giovedì 22 maggio, giorno dei funerali.

I giornali del Benin hanno scritto:

L'Autre Quotidien: “Dieu a rappelé un Africain exceptionnel. Le géant de la foi s'en est allé” (Dio a chiamato a sé un Africano eccezionale. Il gigante della fede se ne è andato)

La Nation sottolinea che il Cardinale è ritornato all’Eucaristia eterna, ma “più che un lutto, la chiamata a Dio del Patriarca è un’azione di grazie”.

Nouvelle Tribune ha consacrato due pagine ad un dossier speciale su "Gantin, il primo cardinale nero della curia roamana".

Dall’Omelia di Benedetto XVI per la Messa in suffragio del Card. Gantin, venerdì 23 maggio 2008

"Siamo riuniti intorno all’altare del Signore per offrire l’Eucaristia in suffragio del caro Cardinale Bernardin Gantin, giunto al termine del suo cammino terreno martedì, 13 maggio scorso.
(…) E’ difficile sintetizzare in brevi cenni le mansioni, i compiti e gli incarichi pastorali che in rapida successione hanno caratterizzato le tappe della sua esistenza terrena conclusasi, all’età di 86 anni. Sino alla fine ha voluto dedicarsi con amabile disponibilità al servizio di Dio e dei fratelli, mantenendo fede al motto che si era scelto in occasione dell’Ordinazione episcopale: "In tuo sancto servitio".

La sua personalità, umana e sacerdotale, costituiva una sintesi meravigliosa delle caratteristiche dell’animo africano con quelle proprie dello spirito cristiano, della cultura e dell’identità africana e dei valori evangelici.

E’ stato il primo ecclesiastico africano ad aver ricoperto ruoli di altissima responsabilità nella Curia Romana, e li ha svolti sempre con quel suo tipico stile umile e semplice, il cui segreto va ricercato probabilmente nelle sagge parole che la mamma gli volle ripetere quando divenne Cardinale, il 27 giugno del 1977: "Non dimenticarti mai del lontano e piccolo villaggio dal quale proveniamo".

Non pochi ricordi personali mi legano a questo nostro Fratello, a partire proprio da quando insieme ricevemmo la berretta cardinalizia dalle mani del venerato Servo di Dio, il Papa Paolo VI, 31 anni or sono. Insieme abbiamo collaborato qui, nella Curia Romana, avendo frequenti contatti, che mi hanno permesso di apprezzare sempre più la sua prudente saggezza, come pure la sua solida fede e il suo sincero attaccamento a Cristo e al suo Vicario in terra, il Papa.

Cinquantasette anni di sacerdozio, cinquantuno anni di Episcopato e trentuno di porpora cardinalizia: ecco la sintesi di una vita spesa per la Chiesa.

Aveva solo 34 anni quando a Roma, ricevette l’Ordinazione episcopale, il 3 febbraio del 1957. Tre anni dopo divenne Arcivescovo di Cotonou(Benin): fu il primo Metropolita africano di tutta l’Africa. Resse la diocesi con doti umane e ascetiche, che lo rendevano autorevole Pastore dedito soprattutto alla cura dei sacerdoti e alla formazione dei catechisti.
Nel 1971, Paolo VI lo volle a Roma come Segretario aggiunto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Due anni dopo lo nominò Segretario del medesimo Dicastero e alla fine del 1975 lo scelse come vice Presidente della Pontificia Commissione della Giustizia e della Pace; di essa divenne in seguito Presidente, assumendo nel 1976 anche la responsabilità di Presidente del Pontificio Consiglio Cor unum.

Il Servo di Dio Giovanni Paolo II, l’8 aprile del 1984, lo chiamò ad essere Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. Il Card. Gantin, oltre agli ambiti sopra citati, ebbe ad offrire il suo contributo in diversi altri Uffici e Dicasteri della Curia. (….)

Possiamo dire che fu permeato di amore a Cristo; amore che lo rendeva amabile e disponibile all’ascolto e al dialogo con tutti; amore che lo spingeva a guardare sempre, come era solito ripetere, all’essenziale della vita che dura, senza perdersi nel contingente che invece passa rapidamente; amore che gli faceva sentire il suo ruolo nei vari Uffici della Curia come un servizio scevro di umane ambizioni. Fu questo spirito a spingerlo, il 30 novembre del 2002, raggiunta la veneranda età di 80 anni, a rassegnare le dimissioni da Decano del Collegio Cardinalizio e a fare ritorno tra la sua gente, nel Benin, dove riprese l’attività evangelizzatrice che aveva avviato il giorno della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta a Ouidah il 14 gennaio del 1951.
Il discorso del Card. Gantin a Ronco Scrivia, per commemorare 100 anni della morte di p.Francesco Borghero



 
SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova