…In Africa non ha paura di girare nei villaggi: è fuori per diversi giorni, camminando a piedi, vivendo come la gente. Indossa di volta in volta la casacca del muratore, dell’infermiere,
dell’insegnante, del confidente, senza smettere mai di essere soprattutto prete. Non ha problemi di orari e non ha remore per darsi quando c’è bisogno di lui. A volte accade persino che si dimentichi di non avere il dono della bilocazione e che lo si attenda in due luoghi diversi alla stessa ora!Un rapido sguardo al succedersi dei luoghi dove ha esercitato il suo ministero ci rivela una discreta lista di luoghi nell’Ovest della Costa d’Avorio (Agboville, Agnibilekrou, Tanda, Assuéfry, Bondoukou, Tabagne) e in Italia. Chi conosce i missionari e soprattutto chi ha conosciuto P. Luigi sa che rimanere in Italia è spesso una penitenza! Se gli si chiede di passare da un luogo all’altro, o se lo si trattiene in Italia come direttore spirituale dei seminaristi o come animatore vocazionale è perché si sa che a P. Finotti si può chiedere anche ciò che si ha paura di chiedere a qualcun altro!
Dopo l’infarto i medici gli consigliano una vita più tranquilla, magari in Italia, ma per lui la clinica migliore sta in Africa e la terapia più efficace è la visita ai villaggi, il contatto con la gente, la sua vita di missionario.
Tornato in Italia, fin che la salute glielo permette, continua a rendersi disponibile per ritiri, messe, confessioni, e alla fine si rende disponibile persino per fare il cuoco e il portinaio di comunità.
Uomo di relazione
…Dio gli aveva fatto un grande dono: quello di una memoria formidabile per quanto riguarda relazioni di parentela, situazioni e problemi di vita. E così quando incontrava quella persona dopo tanti anni, la chiamava per nome, le chiedeva notizie del tal parente e del tal altro, si informava sull’evolversi di quel problema di cui si era parlato anni prima.
Aveva lavorato in mezzo a culture e tradizioni diverse, vivendo sempre come un arricchimento l’incontro con modi nuovi di vivere e di pensare.
Uomo della dolcezza e della gioia
Certamente Dio e i suoi genitori lo avevano benedetto corredandolo con un carattere solare. P. Gigin era quasi naturalmente dolce e sereno.
Il cammino di fede e l’attenzione alla gente che incontrava lo avevano aiutato a crescere in umanità. Sapeva che per vivere con gli altri serve una dose massiccia di umiltà. Anche quando doveva richiamare qualcuno lo faceva con tatto e dolcezza, con estremo rispetto.
Uomo di Dio
P. Luigi è stato uomo di profonda fede e prete e missionario dal profondo del cuore. Sull’esempio del Fondatore della SMA, non aveva che un’ansia, una preoccupazione, amare il Signore e farlo amare.
A chi gli chiedeva che cosa lo facesse soffrire di più rispondeva: il fatto di sentire che le mie forze vanno diminuendo, e che il lavoro da fare è ancora così grande.
Ma sapeva anche che quel Dio che si serve di noi, sa lavorare anche al di là dei nostri sforzi e allora, guardando quel che aveva fatto nella sua vita per il Signore e ciò che Dio aveva fatto per lui, esclamava: “Non finirò mai di ringraziare il Signore per ciò che ho potuto vivere e sperimentare nella mia vita missionaria”.
P. Luigi non aveva paura di morire. Ogni mattina quasi si meravigliava di essere ancora qui. Nel suo cammino col Signore aveva imparato ad avere più paura di una vita sbagliata che non della morte, a temere più una vita vuota e insulsa che non l'ultima frontiera che ha oltrepassato aggrappandosi forte al cuore di Colui che non vuole perdere nulla, non lascia cadere nessuno.
P. Angelo Besenzoni
Omelia del Funerale di P. Luigi Finotti a Rimini, 10 Agosto 2007.
Una domenica con P. Luigi
“Oggi andiamo a celebrare la Messa in un villaggio di montagna”, mi dice Padre Luigi.
Il villaggio di Dingbì sorge in una conca in mezzo a colline coperte di vegetazione lussureggiante.
Scendendo dalla macchina padre Luigi mi guarda e dice: ”Speriamo che nel villaggio non ci sia la morte”.
Il padre teme si celebrino dei funerali e quindi la nostra presenza sarebbe di troppo. Andiamo a salutare gli abitanti del villaggio. Il padre viene subito informato che oggi, in effetti, si celebrano ben cinque funerali. Padre Luigi mi dice: ”Vado a celebrare la messa da un’altra parte, qui creiamo soltanto confusione”.
Si riparte alla volta di Kuafò. Parcheggiamo in una spianata ai margini del villaggio su cui sorge una piccola chiesa. Io, che delle chiese ho sempre considerato solo il lato artistico, credo sinceramente che questa semplicissima e piccolissima cappella sia la più bella e vera che ho mai visto. Gli abitanti sono felicissimi di vederci. Padre Luigi si prepara per la Messa, che celebra in una chiesa di fortuna costruita in fretta con legname poverissimo e il tetto di paglia. Padre Luigi mi ha spiegato che il numero di fedeli cresce in continuazione e la cappella è diventata troppo piccola. Ci sarebbe la volontà di costruire una nuova chiesa, ma ovviamente mancano le risorse.
Terminata la messa, un’abitazione è offerta a padre Luigi per le udienze. C’è una sedia anche per me, ma credo di essere di troppo. Ci sono 40 gradi all’ombra. Padre Luigi è qui da 40 anni e oggi non accenna a lasciare la sua gente neppure per la pausa del pranzo.
Terminata la sua visita pastorale mi dice: “Andiamo via”. Ci spostiamo per gli ultimi saluti, tutto il villaggio si stringe intorno a noi, ma non mi sembra ci sia aria di partenza. Padre Luigi distribuisce ancora medicine e s’intrattiene con tutti. Finalmente riusciamo a partire e per strada facciamo una deviazione, perché qualcuno ha comunicato a padre Luigi che c’è da portare l’unzione dei malati al villaggio di Damé.
Ci fermiamo sotto un albero all’ingresso del villaggio.
Padre Luigi, dopo i saluti, si avvia scortato da tutto il villaggio e io lo seguo. Davanti alla casa dell'ammalata mi fermo. Un po' per rispetto, un po' per indecisione. Padre Luigi si gira e mi sussurra: ”Vieni se vuoi, così ti rendi conto e capisci come vive la gente”. Non dico nulla. Lo seguo. Entro per ultimo in quella che non è più una stanza, ma un luogo di sepoltura. L’atmosfera è irrespirabile, di quella creatura che soffre e che non vive quasi più, non sono rimasti che gli occhi che aspettavano l’arrivo del padre.
P. Luigi dà l’Olio degli infermi e abbraccia la donna. Poi mi chiama per andare a visitare un’altra ammalata all’estremità opposta del villaggio. Una donna senza età giace su un piccolo sedile di legno. Padre Luigi le solleva il mento e le guarda il volto, le solleva una palpebra e mormora qualcosa che non capisco, quindi le misura la pressione, il sospetto che fosse altissima è confermato e somministra delle pastiglie.
Ci allontaniamo per permettere al padre di confessare la donna.. Quando torna, il padre ci comunica che se l’ammalata prenderà regolarmente le medicine potrà sopravvivere, la pressione infatti è già tornata a valori tollerabili.
Sulla strada del ritorno P. Luigi procede ad un’andatura da “Parigi - Dakar”!
Intanto la missione, da dove siamo partiti il mattino, si riempie di gente che attende il nostro arrivo.
Enrico Fiorini
In un'intervista di un giornalista ivoriano nel 1999 p, Luigi racconta la sua vita di missionario:
Visitavo i quartieri della cittadina (Agboville), salutavo la gente, andavo al mercato non solo per curiosare e vedere tanta gente ma in particolare per incontrare le persone. Ho sempre amato il contatto personale con la gente. Il Signore mi ha fatto un dono veramente grande, oggi un po’ arrugginito: si tratta del dono della memoria dei volti e dei nomi delle persone e di tutto ciò che concerne una persona. Quando incontravo un cristiano potevo ricordare i suoi problemi, quelli della sua famiglia; e ciò era molto utile per servire la gente. Fa piacere alle persone il vedere che anche dopo tanti anni tu ti ricordi di loro! Non posso vantarmi di questo perché è un dono di Dio.
Leggi tutta l'intervista...









