Alice: In Liberia il tempo è relativo

Nel settembre 1999 sono stata in Argentina, a Cordoba, lì ho vissuto per un mese accompagnando P. Mauro Armanino, mio zio, nella sua ultima parte di esperienza missionaria latinoamericana.

Avevo solamente 17 anni ed è stato il mio primo volo aereo! Per mantenere questa bella tradizione a distanza di 8 anni decido di partire per l’ Africa ritornando nuovamente a casa insieme. P. Mauro si trovava a Monrovia, capitale della Liberia, un piccolo stato centrafricano sul ricco golfo di Guinea.

Geograficamente è un posto stupendo: ricca vegetazione manghi, banani, bambù, caucciù e palme di ogni tipo e dimensione; politicamente, data la sua inestimabile ricchezza, è una terra sciupata dalla guerra per oro, diamanti e non solo. Nella fascia tropicale sta iniziando pian piano la stagione delle piogge e sono stata avvolta da questo caldo-umido equatoriale appena arrivata al Roberts International Airport di Monrovia, dove sono schierati aerei ed elicotteri dell’UN (Nazioni Unite) ovvero “keeping peace” i portatori di pace…così si definiscono.

Giornate intense queste a Monrovia, un po’ la tensione della gente per la partenza di P. Mauro e un po’ l’emozione mia personale di essere qui. Ho vissuto nella Parrocchia Santi Martiri (Holy Martyrs) per soli 15 giorni, ma si sono rivelati davvero un’eternità, come se fossi stata qui da sempre.

La cosa che più mi ha affascinato, infatti, è la dimensione del “tempo”. Sembra più lento, non scorre mai, forse perché lo vivono con più tranquillità e le faccende quotidiane (come andare a prendere l’acqua al pozzo) richiedono di aspettare con pazienza. Il tempo è infinito finché non arriva la notte, dove apparentemente tutto si ferma, ma dove qualcuno lavora e vende ancora a lume di candela o di lampade a petrolio.

Adesso è tempo di Pace e di ricostruzione per i liberiani. Il loro tempo ora è prezioso e pieno di speranza, si capisce dalle loro parole e dai loro volti. Ed a proposito di speranza, ho avuto l’occasione di accompagnare mio zio dalle suore della Carità di Madre Teresa ed al lebbrosario di Ganta, dove si recava periodicamente a far visita. Dalle suore, di diversa nazionalità, ho incontrato dai bambini, orfani o malati, agli adulti, tutti con situazioni particolari come gravi malattie, aids o più semplicemente solitudine.

A Ganta, nel Nord della Liberia c’è il lebbrosario dove le suore della Consolata prestano, sempre col sorriso, un servizio lodevole ed indispensabile alla Dignità dell’uomo. Intorno a quest’ ospedale si sta sviluppando lentamente un villaggio di lebbrosi guariti che non vengono più accettati nei loro villaggi.

Ringrazio infinitamente l’operato di queste persone perché mi porta a pensare agli “esclusi” e all’essere realmente fratelli, ringrazio quindi il loro tempo dedicato con semplicità all’altro.

Un grazie alle persone che mi sono state vicine e a mio zio per il tempo che mi dato l’opportunità di trascorrere con questo viaggio. In ultimo, grazie al nostro tempo perché è Vita!

“ un viaggio può durare 3 giorni,
ma raccontare una vita intera.”

Alice Marchese


Le foto del mio viaggio. Cliccando su una foto la si ingrandisce





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