Il Processo di Kimberley è sorto come un meccanismo di regolazione internazionale, volto a porre fine o prevenire i conflitti causati dai diamanti. Ad esso non devono sfuggire anche i casi di grave violazione dei diritti umani e di uccisione indiscriminata di cittadini implicati nell’estrazione dei diamanti.
La grave crisi economica in cui versa lo Zimbabwe, e l’estrema povertà in cui è caduta gran parte della popolazione, spinge alcuni cittadini alla ricerca artigianale illegale di diamanti. Il suo presidente, Mugabe, è responsabile della condizione di miseria in cui si trovano i suoi cittadini.

Le organizzazioni della Società civile, perciò, chiedono che le risorse che il paese ricava dalla vendita dei diamanti siano messe a disposizione della popolazione più bisognosa, e non servano, invece, ad alimentare la repressione.
Ma c’è un’altra ragione per cui lo Zimbabwe dovrebbe essere sospeso dal Processo di Kimberley. È la sua incapacità a controllare il contrabbando dei suoi diamanti. La denuncia è stata fatta recentemente dal Governatore della Banca Centrale, preoccupato per le perdite che il contrabbando provoca all’erario. Trafficanti di diamanti di nazionalità zimbabwana sono stati arrestati in questi mesi a Dubai e in India.
Le organizzazioni della Società civile concludono, nella loro dichiarazione, che il Processo di Kimberley dovrebbe affermare chiaramente e decisamente che tutti i partecipanti si devono impegnare a rispettare i diritti umani di base in tutto il processo di estrazione e commercio dei diamanti. Inoltre tutti i membri del Processo devono intensificare gli sforzi per individuare i diamanti zimbabwani che escono dal paese illecitamente.
28-12-2008
