
Fra tutti gli annunci, il più dirompente è stato quello relativo ai contratti minerari, principale voce del bilancio guineano, insieme ai dazi di transito nel porto di Conakry, anch'essi finiti nel mirino della giunta. Primo esportatore mondiale di bauxite, la Guinea è anche ricca di ferro, diamanti e oro. Su quest'ultimo punto, Camara ha voluto essere persino più perentorio. «L'estrazione dell'oro è sospesa fino a nuovo ordine», ha indicato il capitano.
I contratti minerari, assegnati con metodi clientelari dall'entourage del capo di stato Lansana Conté, morto lunedì dopo 24 anni di regno ininterrotto e brutale , sono oggetto di grande dibattito in un paese che, nonostante le ricchezze del sottosuolo, è classificato 160esimo (su 177) nell'indice di sviluppo umano delle Nazioni unite.
Con un tono di voce fermo, Camara ha detto che «ogni persona colpevole di malversazioni sarà punita». Il leader della giunta ha poi evidenziato le «grandi ruberie» attuate durante il regime di Conté, senza mai citare direttamente il capo dello stato defunto, ma prendendosela con i suoi più stretti collaboratori, che avrebbero approfittato della malattia del presidente, colpito da una forma acuta di diabete e di fatto incapace di esercitare le proprie funzioni da almeno cinque anni. «Nel momento in cui il presidente era stanco, tutti coloro che lo circondavano si sono riempiti le tasche», ha accusato Camara.

All'incontro pubblico, organizzato al campo militare Alpha Yaya Diallo, quartier generale del Consiglio nazionale per la democrazia e lo sviluppo (Cndd, nome ufficiale della giunta), hanno partecipato diverse personalità in vista dello scenario politico guineano, come gli oppositori Alpha Condé e Sydia Touré e la leader sindacale Rabiatou Serah Diallo.
Dopo aver rafforzato il proprio potere e aver ottenuto la rinuncia del governo legittimo - in particolare del premier Ahmed Tidiane Souaré, che si è detto «a disposizione» - la giunta golpista ha incassato ieri i primi sostegni dall'estero. Il presidente senegalese Abdulaye Wade, in particolare, si è fatto alfiere del nuovo ordine di Conakry. «Penso che questo gruppo di militari meriti di essere sostenuto», ha detto Wade.
Che ha poi aggiunto: «È la prima volta che dei militari guineani dicono: "organizziamo le elezioni e torniamo nelle caserme". Faccio quindi appello ai paesi vicini, all'Unione europea, soprattutto la Francia, a non attaccare questo gruppo ma a prenderli in parola».
Per il momento, l'appello di Wade non ha avuto gran seguito. Ma le proteste lanciate all'indomani del golpe dagli Stati uniti e dalla Francia, presidente di turno dell'Unione europea, si stanno facendo sempre più timide.
Foto: la miniera d'oro di Misima
29-12-2008
Da il manifesto
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Tempi duri per le multinazionali minerarie, anche in Guinea
La Rio Tinto non ha solo grossi guai in Cina e cali produttivi e di entrate un po' in tutto il mondo, le cose cominciano ad andare male anche in alcuni Paesi africani dove la multinazionale mineraria la faceva da padrone. In Guinea il ministro dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile Papa Koly Kouroumah ha ordinato alla BSG-Ressources Guinée di presentare all'ufficio strategie e sviluppo del suo ministero un piano di prospezioni minerarie complete di una valutazione dell'impatto sociale «Prima di qualsiasi ripresa delle attività di ricerca sull'insieme delle sue concessioni, in particolare quelle di Yono». Continua a leggere dal sito di Greenreport
