“Proseguo la mia corsa per cercare di afferrare il premio, essendo stato anch’io afferrato da Cristo Gesù.” (Filipp 3,12)
È la caduta sul cammino di Damasco, provocata da un’iniziativa divina, che rende possibile l’incontro con il Risorto. Da qui parte tutta la storia religiosa di quest’uomo. Quando si proclama apostolo non esita a dire: “Io ho visto il Signore”. Quell’incontro sulla via di Damasco ha sconvolto la sua vita. È l’incontro fondamentale della sua vita: “Cristo è vivo!”
Il cambiamento progressivo della sua vita…
Questa luce è come un “pungilione” contro il quale non si può ricalcitrare. “Tu hai corso in vano, io ti ho preso. Io corro più veloce di te. Metti giù le tue armi contro coloro che tu combatti e contro te stesso!”. Che lavoro ha operato la grazia in lui, se che arriva a professare nella prima lettera ai Corinti: “Io non voglio sapere altro che Cristo, e questi crocifisso”.
Sono delle trasformazioni per entrare nella vita nuova, passaggi radicali, che potrebbero essere così sottolineati:
1) Passaggio dalla legge alla grazia
Dopo aver fatto esperienza d’essere stato gratuitamente afferrato dall’amore di Dio, Paolo vede come primo fondamento che vacilla quello della legge del Sinai. La salvezza è gratuita! “Da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio.” (Ef 2,5-8)
Tutto gli fu donato, così da essere un segno misericordioso per tutti i popoli.
2) Passaggio dalla circoncisione alla fede
La circoncisione non può fare concorrenza alla supremazia che ha l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini. La relazione con Dio non si serve di segni esteriori, ma si compie per mezzo la fede. Solo in Cristo si trova giustificazione. Rileggiamo il trattato sulla giustificazione per mezzo della fede nell’epistola ai romani.
3) Passaggio dall’Israele della carne all’Israele di Dio
Paolo, figlio pieno di zelo di Abramo, riceve questa rivelazione: Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi per formare un popolo nuovo. “Non c’è più giudeo né greco” (Gal. 3,28-29). C’è un nuovo Israele, che Paolo chiama: “l’Israele di Dio”. Sono i giudei e i pagani che hanno accolto Gesù Risorto.
4) Passaggio da persecutore ad apostolo infaticabile
“Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio, perché lo annunziassi in mezzo ai pagani”. (Gal 1,15-16)
5) Passaggio da fariseo irreprensibile a peccatore perdonato
“Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io” (1 Tim 1,15): tutta la sua persona è trasformata, “convertita”. “Così tu non sei più schiavo ma libero”(Gal. 4,4-7). Da servitore obbediente diventa figlio, che ha parte all’eredità. La sua trasformazione fu progressiva, ma la sua conversione è stata radicale.
Fino alla passione di comunicare la fede
“Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta” (1Cor 9,26). Paolo ha una strategia geniale. Corre per far correre la Parola fino a che essa corra da sola, senza Paolo. È una corsa con queste caratteristiche:
1) Una corsa di maratona
Quando? Sempre!
Come? Paolo parla alla folle, agli individui, scrive lettere, invia delegati, prega per i convertiti…
Dove? Annuncia la parola nelle otto grandi capitali: Damasco, Gerusalemme, Antiochia, Atene, Corinto, Efeso, Roma.
A chi? Ai giudei e ai pagani, ai re e ai principi. In privato o nelle prigioni, davanti al sinedrio o al procuratore Filippo, nella casa di Cesare o davanti al re Agrippa. Annuncia la Parola a un carceriere, agli uomini, alle donne, ai poveri. Percorre più di 15.000 km attraverso le vie imperiali e il Mediterraneo.
2) Una corsa ad ostacoli
Il segno distintivo del vero apostolo non è l’eloquenza o la saggezza, bensì la sofferenza per la causa del Vangelo (2 Cor 12,12).
Quali sofferenze? Gli attacchi personali, i problemi provocati dalla sua predicazione, i problemi politici a Filippi, le crisi di paura e di angoscia, gli attacchi fisici (lapidato, frustrato a più riprese), gli insuccessi pastorali, la sua vocazione apostolica messa in discussione, i frequenti viaggi nei più disparati climi, i pericoli di morte, la sua grande tristezza perché i suoi fratelli giudei non riconoscevano il Messia, la preoccupazione di tutte le chiese. La sua sofferenza peggiore: il tradimento dei falsi fratelli.
3) Una corsa a staffetta: formare gli evangelizzatori
L’espansione della buona notizia non può dipendere da una sola persona. Per questo costituisce un’équipe di assistenti: Epafra, Titico, Erasto, Timoteo, Tito, Sila, Aquila e Priscilla, Dema. Paolo nelel sue lettere cita 72 collaboratori, di cui 14 sono donne. Ad essi dà una formazione. Paolo non viaggia da solo, ma in équipe.
4) Una corsa contro l’orologio: formare i formatori
Paolo sceglie una cerchia più ristretta di collaboratori. Marco (Col 4,10), Luca, Timoteo. Soprattutto quest’ultimo: “Tu dunque, Timoteo, figlio mio, fortìficati nella grazia che è in Cristo Gesù, e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri” (2 Tim 2,1-2).
