Daratt. La stagione del perdono

Un film di Mahamat-Saleh Haroun

Il regista

darattMahamat-Saleh Haroun, nato a N’Djamena nel 1961, studia al Conservatorio del Cinema Francese, e nel 1986 inizia a lavorare come giornalista.
Nal 1994 debutta con il cortometraggio Maral Tanie, premiato in molti Festival. Cinque anni dopo realizza il suo primo lungometraggio Bye Bye Africa, che conquista due premi al Festival di Venezia. Nel 2002 è la volta di Abouna, presentato al Festival di Cannes 2002. Nel 2006 a Venezia presenta la pellicola Daratt.

Dice il regista del suo film:


“Daratt è un film sul Ciad, ma può venire esteso a tutta l’Africa, anche in considerazione del fatto che ha rappresentato questo continente nel Concorso della 63ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.”
“Daratt descrive una realtà che si ritrova in molte altre parti dell’Africa. In vari paesi, come il Marocco, l’Algeria, il Congo e il Burundi, sono in corso processi di amnistia. In questi paesi ci sono state guerre civili, e il mio interesse è quello di analizzarle, di mostrare come diventino dei circoli viziosi di violenze dai quali è difficile uscire.”

Il film – la trama


Ciad, 2006. Dopo una guerra civile durata tanti anni, la radio annuncia che la commissione “Giustizia e Verità” ha appena concesso l’amnistia ai criminali di guerra. Sconvolto dalla notizia, Gumar Abatcha ordina a suo nipote Atim, un giovane di sedici anni, di rintracciare l’uomo che ha ucciso suo padre e vendicarsi. Atim obbedisce e, armato della pistola del padre, va in cerca dell’uomo che lo ha reso orfano…

Alcune tracce per la lettura del film

daratt 2Il tema universale del rapporto padre-figlio

Il giovane Atim accosta Nassara, gli fa credere di cercare lavoro e si fa assumere da lui come apprendista, con la ferma intenzione di ucciderlo. Incuriosito dall’atteggiamento di Atim nei suoi confronti, Nassara lo prende sotto la sua protezione, e gli insegna l’arte e il modo di fare il pane. Con il trascorrere del tempo, tra i due si intreccia uno strano rapporto.

Il confronto tra tradizione e modernità

Tema in Africa ancora particolarmente forte e sentito, in quanto continente invaso dalle altre culture, ma dove ancora è forte la tradizione orale, e la religione e la famiglia hanno un ruolo predominante.

Il confronto città e campagna

Un altro volto del confronto. Dal villaggio natale ai confini col deserto, Atim incontra la città, con i suoi ritmi accelerati, le sue incongruenze. Ecco le amicizie pericolose, la tentazione del furto, i soprusi dei militari.

Un film sul perdono

daratt 1Sulla capacità di andare oltre la violenza, oltre il circolo vizioso che le guerre civili, le guerre fratricide, ingrandiscono di volta in volta alimentando il sentimento della vendetta.

Un film sulla speranza: dalla stagione secca (daratt) all’attesa della pioggia

Atim incarna la speranza per l’Africa, martoriata dalle guerre civili, dall’odio e dalle armi, di riuscire a spezzare la catena dell’odio, di rinunciare all’eredità fatta di scontri, violenza e vendetta lasciata dai padri.

Qualche considerazione sul linguaggio filmico

- musica quasi assente,
- dialoghi essenziali
- un film essenziale, scarno
- uno stile secco, arido… come le radici dell’odio e della vendetta

Qualche parola sul Ciad

daratt 3Il Ciad è molto vasto (circa 4 volte l’Italia), si trova nell’Africa centro-settentrionale. Situato ai margini del Sahara, sventrato per decenni da guerre interne, sempre sull’orlo del conflitto, è un paese molto ricco e molto povero al contempo: il clima aspro, l’isolamento geografico, l’esiguità delle risorse e la mancanza d’infrastrutture concorrono a creare un’economia debole.
Attualmente è uno dei paesi più poveri al mondo: il Paese occupa il 171° posto (su 177) nell’indice di sviluppo umano (rapporto 2006 su dati del 2004).
L’oleodotto Doba–Kribi, tuttavia, ha permesso, dal 2004, l’avvio dello sfruttamento delle notevoli risorse petrolifere di cui il Paese dispone, potenzialmente in grado di modificare radicalmente l’economia del Paese, finora basata principalmente sull’agricoltura, che occupa l’83% della forza lavoro.
Dal Medioevo, crocevia dei commerci dei mercanti musulmani con le popolazioni locali, nel 1891 divenne colonia francese. Durante la seconda guerra mondiale, il Ciad fu la prima colonia francese ad unirsi agli alleati. L'indipendenza fu raggiunta, senza spargimenti di sangue, nel 1960.
Solo una parte del Ciad è arabile e coltivabile e l’80% della popolazione del Ciad continua a contare sull’agricoltura di sussistenza e magazzinaggio per la sopravvivenza.
I rischi ambientali includono il caldo asciutto, le tempeste di sabbia nel nord, le siccità periodiche e la piaga delle locuste. Cotone, bestiame e gomma arabica sono i soli prodotti d’esportazione. Il Lago Ciad è l’unica fonte d’acqua, anche se durante i più gravi periodi di siccità – come quello del 1984 – si poteva attraversarlo a piedi.
Ci sono più di 200 gruppi etnici in Ciad. Attraverso le loro lunghe relazioni religiose e commerciali con il Sudan e l'Egitto, molte persone nell'est del Ciad e delle regioni centrali sono state più o meno arabizzate…
Nel 1965, in seguito ad una ribellione del nord islamico contro la politica fiscale del governo, il paese precipitò in un lungo e sanguinoso conflitto , durato fino al 1996, anno della stesura della costituzione e dell'elezione di Idriss Déby alla presidenza…

A cura di Sergio Giorato

Approfondimenti:

- Un'intervista al regista Mahamat-Saleh Haroun

- Le recensioni di Repubblica e di mymovies.it

- Su youtube circolano ampi spezzoni del film

- Un trailer del video nella versione francese


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