Moolaadé, di Ousmane Sembène

Moolaadé, di Ousmane Sembène – Senegal 2004

L’Africa vista dagli Africani è molto diversa dai luoghi comuni con cui gli Occidentali hanno rappresentato il Continente. Luogo selvaggio, dove la foresta e gli animali sovrastano un’umanità che non conosce la potenza della civiltà, la rappresentazione dell’Africa da parte degli occidentali è imbevuta dei pregiudizi che ne impediscono la comprensione.

Guadare l’Africa con gli occhi di un regista africano ci aiuta rompere questo circuito vizioso, seguendo dall’interno il formarsi dello sguardo, il luogo più intimo e forte di una cultura, perché lo sguardo è la camera nuziale in cui il mondo incontra lo spirito.

Scheda del film

moolaade ousmane2Ousmane Sembène (Ziguinchor,Senegal 1/1/1923 - Dakar 9/6/ 2007) viene considerato il padre fondatore del cinema africano. Nato da una famiglia di pescatori del Senegal, non poté seguire corsi di studio regolari a causa dell'indigenza della famiglia e a quindici anni iniziò a lavorare.

La sua formazione fu dunque quella di un autodidatta. Giunto in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale combatté in Germania nell'esercito francese e alla fine della guerra lavorò come portuale a Marsiglia.

Qui il giovane incontrò la cultura di stampo anticolonialista, si iscrisse al Partito comunista e militò nel movimento sindacale. Quando nel 1970 ci fu la liberazione del Senegal, Ousmane andò a vivere a Dakar. All'opera di narratore egli affiancò quella di cineasta affrontando, in ambedue i casi, il tema delle tradizioni, dei costumi, dei legami, delle culture animistiche che sono andate perdute in Africa causando una perdita di identità che costituisce l'ostacolo più grande da superare per la sua rinascita dopo il colonialismo.

moolaade1bIl film : Moolaadè

“Moolaadè”, nella locale lingua wolof significa “protezione”. Tutto comincia quando Mamma Collè decide di decretare il Moolaadè, una protezione tribale appunto, riattivata in questo caso per risparmiare l’escissione a quattro bambine. L’istituzione di questo sistema di aiuto implica solamente che Collè pronunci la parola e istituisca, grazie ad una corda colorata, una zona libera dal potere della Salindana, il gruppo di donne incaricate di “purificare” le bambine.

La protagonista Colle Ardo, che ha una figlia femmina, organizza le cose in modo da evitare a questa figlia l’intervento di escissione, in nome dell’amore che le porta. Ed ecco che in un secondo tempo delle altre bambine che stanno per venire sottoposte all’escissione fuggono e si rifugiano da lei, in nome del Moolaadé, ossia del diritto d’asilo, che è inalienabile nella tradizione del Senegal. La protezione di chi chiede aiuto è un principio che costituisce parte integrante della cultura africana e rappresenta un pilastro della tradizione.

Ousmane Sembene vince con questa pellicola la sezione “Un certain regard” a Cannes, edizione 2004. Il film è il secondo (gli altri due sono Faat-Kinè e La confrérie des rats) di una trilogia sull'eroismo quotidiano in Africa, tema caro all'autore che da sempre si interessa ai problemi sociali del proprio continente, facendo critiche e riflessioni attente e precise sul rapporto tra Tradizione e Modernità e che in questo film parla – con grande leggerezza – della tragedia delle mutilazioni fisiche, ma soprattutto, psicologiche, frutto di una mentalità retrograda.

Il linguaggio: la lentezza dello sguardo

Un racconto di ampio respiro dal ritmo lento, come dovrebbe essere il tempo del pensiero, per far discutere sull'ignoranza e sulle pratiche superstiziose ancora in vigore in molti stati del Sud del mondo, ma anche sulla condizione femminile in società chiuse e maschiliste. Determinante, però, in questa rappresentazione, diventa il linguaggio filmico improntato ad
moolaade3buna lentezza inconsueta per gli occidentali. La predilezione per il grandangolo, inoltre, esprime anche visivamente la forte valenza comunitaria di una società che mette a nudo la sua ricchezza e le sue contraddizioni.

A cura di Sergio Giorato

Approfondimenti

Il grido delle donne africane, di Severino Faccin

Una recensione di Valeria Cicerone

La scheda di Maria Chiara Misuri

Sembène Ousmane: l'ultimo griot, di Alice Canalini

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