Ci alziamo che è ancora buio, s’intravedono dalla finestra del lodge le sagome delle colline del Masai Mara, più o meno scure. Uno strano suono come il richiamo di un corno in lontananza si percepisce: è la voce dei leoni che ci arriva a intervalli regolari attutita dalla distanza. Il Serena Lodge è in una posizione dominante, su una collina e la vista sulla savana è a perdita d’occhio.
Masai Mara National Reserve
La Riserva Nazionale del Masai Mara è un parco protetto che copre una superficie di poco superore ai 1500 Kmq, nella parte sud-ovest del Kenya, al confine con la Tanzania e costituisce l’estensione naturale delle vaste pianure del Serengeti. Il Masai Mara è uno dei parchi più famosi al mondo ed uno dei più visitati. A un’altitudine che varia dai 1500 ai 2000 m.s.l.m. il Masai Mara è una savana di estese praterie, paludi, dolci colline verdi e boschi prevalentemente di acacie, euphorbie e commiphore.
Al suo interno i fiumi Sand, Talek e Mara segnano il territorio e offrono l’acqua per la sopravvivenza degli animali, alimentata dalle piogge che cadono abbondanti nei mesi di dicembre, gennaio e aprile, mentre la stagione secca va da luglio a settembre. Qui si trovano gran parte degli animali tipici della savana africana e oltre quattrocentocinquanta specie di uccelli.
In gran numero e facili da incontrare ci sono leoni, bufali, elefanti, iene maculate e striate, sciacalli, gnu, zebre di Burchell, gazzelle di Grant e di Thomson, impala, alcelafi di Coke (kongoni), waterbuck (cobi), antilopi alcine (eland), damalischi (topi), facoceri, giraffe della specie Masai, coccodrilli del Nilo di notevoli dimensioni. Più rari da avvistare sono ghepardi, leopardi, rinoceronti neri (non c’è, invece, il rinoceronte bianco) serval, varani, otocioni. Tra gli uccelli si vedono in quantità: struzzi, cicogne marabù, gru coronate, gruccioni, ghiandaie, storni, tessitori, nettarine, martin pescatori, otarde, turachi, tantali africani, faraone, gheppi, astori, nibbi, aquile, falchi giocoliere, serpentari, e sei delle sette specie di avvoltoi che vivono in Africa.
Il Masai Mara è la terra della tribù dei Maasai, prevalentemente dediti alla pastorizia. Nel corso degli anni, però, le loro terre sono state via via ridotte per concedere più spazi agli animali e, di conseguenza, al turismo. Quindi anche i Maasai si sono dovuti orientare a lavorare nelle strutture turistiche per poter migliorare il loro modo di vivere.
La grande attrazione del Masai Mara, oltre ad offrire una delle più grandi colonie di leoni dell’Africa, è costituita dall’attraversamento del fiume Mara da parte di gnu e zebre durante la grande migrazione, nel periodo da Luglio a Settembre. E’ un evento che richiama grandi quantità di turisti da tutto il mondo oltre che fotografi e cine-operatori professionisti che arrivano per documentare uno degli eventi straordinari della natura.
Il Masai Mara offre una vasta serie di possibilità ricettive, dai più economici campeggi, ai campi tendati, ai più costosi e confortevoli Lodge. Tutte le strutture organizzano safari giornalieri per gli ospiti, se arrivano per proprio conto o se non sono già appoggiati ad un tour operator che ha organizzato il safari. Inoltre i lodge danno la possibilità di fare un’emozionante escursione in mongolfiera alla modica cifra di circa 500 us$ (o 350 euri) a persona. La partenza è alle 6.30 del mattino e si sorvola la savana fino alle 7:20 circa. Ridiscesi a terra è offerta la colazione a base di champagne.
L’ingresso al Parco può avvenire via terra attraverso i Gates dove deve essere pagata la tariffa giornaliera di soggiorno (circa 50 us$ al giorno per persona): a nord-ovest del parco si entra dai gates di Olololo e Musiara; a nord-est da Talek e Sekenani; a est da Oloolaimutiek; a sud da Sand River gate, che è anche l’accesso ufficiale per il Serengeti. Arrivando in aereo da Nairobi o da altri parchi (es. Samburu) si atterra in una delle 4 “airstrips” di Serena, Musiara, Olkiombo, e Keekorok.
Il Masai Mara è visitabile tutto l’anno, anche se i periodi preferiti dai turisti sono da Agosto a Settembre, durante le migrazioni e a Dicembre. Nella stagione delle piogge molto piste diventano impraticabili e quindi il transito all’interno del parco può essere limitato e comunque deve essere fatto con auto fuoristrada.
Il primo incontro con i leoniUsciamo molto presto, appena la luce permette di vedere. La giornata non promette niente di buono: il cielo è ancora tutto coperto da nuvole grigie, compatte. Discesa la collina del Serena, nella fioca luce del mattino, arrivati sul piano incontriamo due otocioni che corrono sul ciglio della strada. Li seguiamo per riprenderli da una posizione migliore, ma loro scappano cercando di sparire nell’erba alta; per fortuna ci sono punti dove i ciuffi d’erba sono più radi e quindi riusciamo e tenerli sotto scatto: sono buffi con quelle loro grandi orecchie, il musetto sottile e appuntito, la pelliccia morbida, la loro corsa rapida in punta di piedi (vedi foto 1 della gallery).
Tutti gli animali, a parte gli gnu che sono davvero brutti, sono bellissimi e teneri, verrebbe la voglia di accarezzarli, prenderli in braccio, giocarci insieme, i cuccioli poi….
La luce si sta alzando, vediamo la mongolfiera già in volo e fra le nuvole scure risaltano i lampi arancioni della fiamma. E’ già chiaro quando facciamo l’incontro con i primi leoni: è un branco con tanti cuccioloni che stanno rosicchiando quel poco che resta di uno gnu; più che mangiare sembrano giocare sotto lo sguardo attento di due leonesse che se ne stanno in disparte (vedi foto 2 della gallery).
Non vediamo maschi adulti. Poco più avanti c’è un’altra carcassa di gnu, da cui si possono cibare con più abbondanza: sembra fresca di caccia.
Corrono e saltano sulla carne già abbondantemente divorata nella parte posteriore, strappando brandelli e rosicchiando. Ogni tanto alzano la testa e guardano nella nostra direzione, ma si danno un gran da fare a mangiare, incuranti della nostra presenza.
Rientriamo per far colazione nel bush sulle rive del Mara: un’area attrezzata a ristoro nei pressi della Hippo Pool, adibita dalla direzione del Lodge Mara Serena come servizio per ospiti vip. La vista è appagante fra ippopotami stesi sulla riva e immersi nell’acqua fino agli occhi, coccodrilli che dormono nell’acqua bassa, carcasse di gnu galleggianti in mezzo all’acqua e intorno gli svolazzi ed il cinguettio di una moltitudine di uccellini, variamente colorati.
La prima traversata del Mara River
Ritornati in campo, ritentiamo con l’attraversamento degli gnu. Troviamo già molte auto appostate sul bordo della scarpata che degrada verso il letto del fiume. Le mandrie sono sempre numerose nel loro peregrinare sulla piana. Ci sono gruppi di zebre e gnu anche sull’altra sponda del fiume, lato Governor.
Sotto di noi, su un largo tratto sabbioso, alcuni gnu sono nell’acqua a bere, poco distanti alcuni grandi coccodrilli stanno immobili vicino alla riva nell’acqua bassa. Arrivano le zebre, forse sono più temerarie? No, si fermano a guardare l’acqua e tornano indietro. Evidentemente la presenza dei coccodrilli, anche se immobili, non gli dà fiducia. Assistiamo al solito andirivieni dalla riva, fra discese e risalite, ma è dall’altra parte del fiume che c’è più movimento. Finalmente qualche gruppetto di gnu attraversa da Governor verso di noi. Allora, da lì a poco anche sotto la nostra postazione, un gruppo di gnu entra nel fiume formando due ali attorno al coccodrillo che continua a restare immobile con la bocca spalancata.
Altri due coccodrilli sono poco distanti, fermi sulla sabbia e non accennano alcun movimento, nonostante quel gran trambusto; avranno la pancia piena e preferiscono riposare. Gli gnu indisturbati raggiungono la riva opposta, risalendo la scarpata rocciosa. Altri piccoli gruppi si lanciano nell’acqua e attraversano il fiume verso il Gorvernor. Ora una zebra decide di passare e da lì a poco un gruppetto di quattro la segue.
Mentre sono a metà del guado, un coccodrillo sfila a pelo d’acqua nella direzione delle zebre che si affannano per evitare l’arrivo del nemico. Altre zebre guardano dall’alto della sponda sfilare il predatore e nessuna entra in acqua. I gruppi di zebre e gnu che sono sulla spiaggetta, al limite dell’acqua, da lì a poco risalgono la sponda e se ne vanno a raggiungere il grosso del gruppo che vaga in fila sulla piana erbosa, alle nostre spalle (vedi foto 3 della gallery).
Viene a farci visita un grosso ippopotamo che cammina proprio a ridosso dei due coccodrilli addormentati sulla sabbia. In genere non ci sono rivalità fra i due animali che condividono le acque dei fiumi senza attaccarsi l’un l’altro.
Dopo altra vana attesa, nonostante ci sia un gran concentramento di mandrie, considerato che il fiume è pattugliato dai coccodrilli e quindi difficilmente ci sarà una traversata, decidiamo di muoverci alla ricerca di altri animali. Intanto le nuvole si sono un po’ diradate ed il sole scalda la savana.
Ancora leoni
All’ombra di un umbrella (come i Maasai chiamano gli alberi dalla chioma alta, larga e piatta) fanno bella vista di sé una coppia di leoni, sdraiati uno accanto all’altro. E’ il primo leone maschio che vediamo ed ha una testa enorme, non sembra più tanto giovane ma è un gran bell’esemplare (vedi foto 4 della gallery).
La leonessa sonnecchia mentre il leone alterna momenti di sonno a momenti in cui mostra tutta la fierezza del suo portamento.
Da lì a breve distanza passa un altro leone maschio solitario, ci attraversa la strada e si siede sull’erba rada non lontano dalla strada e quindi da noi. Anche questo è un bellissimo esemplare e sembra più giovane del primo. Alle sue spalle pascolano in tutta tranquillità una mandria di zebre.
Non sono vicine e comunque sanno che i leoni non cacciano, soprattutto in queste ore calde della giornata. Ritorniamo sulla coppia di leoni sotto l’acacia. La femmina è sempre sdraiata sull’erba all’ombra con gli occhi chiusi. Il maschio ora è seduto sulla pancia, dietro la leonessa. Incrociamo spesso il suo sguardo. Si strofina alla leonessa che a questo punto si siede sulla pancia, cede alle lusinghe del leone e si accoppiano. Per i leoni la stagione degli amori dura tutto l’anno.
Un branco è composto da varie femmine e da un maschio. Quando decidono di accoppiarsi, il maschio sceglie una leonessa del branco e si appartano. Per diverse settimane restano isolati e si accoppiano ripetutamente, anche 50 volte in un giorno, ad intervalli di venti minuti: la copula invece è rapida e non dura che una ventina di secondi.
E’ quasi mezzogiorno e prima di rientrare al lodge andiamo a vedere la situazione al fiume, là dove avevamo lasciato le mandrie.
Sul greto sabbioso del Mara ci sono un gruppo di zebre ad abbeverarsi. Uno gnu solitario attraversa dal Governor e sfugge all’attacco di un coccodrillo, arrivando per miracolo sulla sabbia. Le zebre, avvertito il pericolo, a gran velocità risalgono la sponda. Il fiume ora è attraversato da coccodrilli che pattugliano la riva proprio sotto di noi.
L’attacco di un coccodrillo può avvenire anche mentre le prede sono ferme sul ciglio del fiume. Gnu e zebre stanno guardando dall’alto della sponda; qualche zebra torna a bere sotto l’occhio attento di alcune compagne, pronte a tornare indietro al primo segnale di pericolo. E così torniamo indietro anche noi, verso il lodge, ancora con una punta di delusione che neppure la vista di un gruppo di manguste riesce a mitigare.
Le giraffe
Nel pomeriggio, scendendo, dalla collina del Mara Serena, sulle pendici passeggiano le giraffe. Qualcuna è già in bella vista, di altre s’intravede la testa far capolino sopra gli alberi a ombrello da cui mangiano le foglie sulle fronde più alte. In poco tempo ne vediamo parecchie uscire dal bush e camminare con quell’andatura lenta, dondolante che sembrano andare al rallentatore. In mezzo a loro un gruppo di facoceri non fa altro che esaltare la loro altezza, se mai ce ne fosse bisogno (vedi foto 5 della gallery).
Neanche a dirlo ci dirigiamo verso il fiume e attendiamo per un po’. C’è il solito movimento e qualche attraversamento di gruppetti isolati fra un gran muggire. I coccodrilli tagliano l’acqua da una riva all’altra, ma non riescono a colpire alcuna preda. Una zebra che attraversa dalla sponda opposta verso di noi riesce a malapena a raggiungere la riva prima di essere afferrata; abbiamo come l’impressione che sia stata toccata sottacqua, ma è riuscita a non finire sotto le potenti mandibole del coccodrillo.
Quando vediamo che il movimento si è ridotto, ritorniamo a girare nella prateria. Le nuvole sono di nuove compatte, dense e vanno scurendosi sempre di più.
La caccia della leonessa.
Arriviamo nella zona della Burrungat Plain, in una vasta distesa di erba gialla e alta che dolcemente scivola verso l’orizzonte. Un gruppo numeroso di gnu sta pascolando. Vediamo altre macchine ferme e ci appostiamo anche noi.
Non molto distante una leonessa sta strisciando nell’erba alta, se ne percepisce la sagoma dall’onda che fa l’erba smossa dal suo incidere lento. Uno gnu le sta davanti, quanto basta per scappare appena avverte la presenza felina. La leonessa parte all’attacco e insegue lo gnu a gran velocità, lo sfiora, ma non riesce ad abbatterlo, è sola, senza aiuto e l’animale gli sfugge riuscendo a mettersi a distanza di sicurezza, poi raggiunge il grosso della mandria che a sua volta è corsa lontano.
Seguiamo, come si può, la leonessa che ora sta camminando per recuperare dalla fatica. Si tiene a distanza d’attacco, ma si dirige verso l’interno della prateria e via via si allontana da dove ci troviamo senza dare la possibilità di avvicinarci. Guardando il movimento dell’erba alta che nasconde a dovere la leonessa, sotto la pioggia che sta aumentando, si percepiscono altri tentativi di attacco a qualche gnu rimasto più isolato dalla mandria, ma senza risultato.
La lontananza ci fa desistere dal continuare a seguirla con lo sguardo, si distingue appena la sagoma più che vederla.
Ci dirigiamo così verso la fine di questa seconda giornata sotto una fitta pioggia, senza fare altri incontri e con l’oscurità che, complice il cielo plumbeo, sta ormai avvolgendo la savana (vedi foto 6 della gallery).
Testo e tutte le foto © di Carmelo Calabria e Gianni Carrea
Il racconto del primo giorno
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