Dal Vangelo secondo Marco (1,40-45)
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
Come nella nostra società di oggi la vita non sia apprezzata e rispettata nel suo valore è purtroppo sotto gli occhi di tutti.
Gesù con un miracolo effettuato su un malato di lebbra, come dice il vangelo di oggi, restituisce salute e gioia di vivere ad un povero sfortunato e emarginato, che forse tante volte aveva invocato la morte per mettere fine al suo stato di sofferenza.
Infatti la tentazione di voler morire è sempre in agguato presso coloro la cui pazienza è messa a dura prova dal loro cattivo stato di salute, o dalla situazione di emarginazione e rifiuto in cui vivono.
Ricordo una anziana signora, invalida e sofferente, che mi chiedeva di supplicare il Signore affinché se la prendesse il più presto possibile. Era stanca di stare seduta tutto il giorno su una sedia senza poter far nulla, dipendendo in tutto dai buoni sentimenti degli altri.
C’è pure la storia di una ragazzina ebrea di dieci anni. Entrambi i genitori le erano morti nelle persecuzioni contro gli ebrei, e si ritrovava solo con un fratellino di circa quattro anni. I due vivevano nella miseria e nella fame. Questi stenti la portavano ad esclamare: “Ma perché mai non sono morta anch’io con i miei genitori? Avrei sofferto di meno!”.
Parlare di vita o meglio di voglia di vivere in queste situazioni, è umanamente impossibile.
Nel vangelo di oggi vediamo Gesù gioiosamente acclamato da un uomo risuscitato nel suo desiderio di vivere. Da notare il modo con cui quest’uomo chiede la guarigione: “Se vuoi puoi sanarmi”.
Spesso e volentieri noi non possiamo realizzare ciò che vogliamo. Gesù è l’unico uomo mai esistito su questa terra, il quale poteva ciò che voleva.
C’è un versetto nell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri in cui Dio è definito come “Colui che può ciò che vuole”.
Alcuni santi nel corso dei secoli hanno operato miracoli quando ancora erano in vita. È ovvio che la capacità di sprigionare prodigi al di là delle leggi della natura l’hanno rivevuta dal Signore.
Gesù è il Signore. A Lui solo appartiene il potere di cambiare totalmente una situazione. Senza il suo intervento nessun indizio di salvezza apparirà mai all’orizzonte.

Era Domenica 23 Gennaio 2005 quando con altri padri della Sma ho visitato il lebbrosario di Adzopé in Costa d’Avorio. Abbiamo celebrato la Messa nella chiesa vicina all’ospedale con tanto concorso di popolo lebbroso. Terminata la celebrazione eucaristica ricordo i volti sfigurati di tanti lebbrosi che con gioiosa naturalezza ci hanno dato il benvenuto nel loro villaggio stingendoci la mano per un saluto fraterno. Sembrava che non si accorgessero per nulla del nostro imbarazzo nei loro confronti.
Preghiamo per chi è alla ricerca di una ragione per continuare a vivere affinché incontri tanti cristiani e cioè tanti Gesù sulla loro strada.
p. Giampiero Conti
