Mobilitare i divi contro il saccheggio del Botswana

«Vogliamo coinvolgere Victoria Beckham, Elizabeth Hurley, Kate Winslet, ma anche le persone qualsiasi che passano davanti alle vetrine scintillanti di pietre preziose, gettano uno sguardo ammirato e ignorano le ombre nascoste dietro quel luccichio».

diamonds for oscarFiona Watson, attivista di Survival, organizzazione internazionale che dal 1969 difende i diritti dei popoli indigeni, distribuisce volantini contro i diamanti Graff a pochi metri dal negozio-scrigno in cui fanno bella mostra di sé, il quartier generale londinese della Graff, blindatissimo tempio del gioiello a Mayfair, nel centro di Londra.

Una signora bionda carica di sacchetti si ferma incuriosita da questa trentina di persone che sfidano il freddo pungente: «Protestate ancora per gli operai del Lincolnshire?». Fiona spiega che stavolta il lavoro inglese non c'entra ma si tratta dei Boscimani, «legittimi abitanti della riserva del Kalahari, in Botswana, cacciati dalla loro terra per far largo all'estrazione di diamanti».

Ieri mattina Survival ha lanciato una campagna di boicottaggio contro il celebre gioielliere inglese Graff e ha chiesto alle star testimonial del marchio, dalla signora Beckham a Naomi Campbell, di rinunciare a indossare le sue collane, i bracciali, gli orecchini. Tre anni fa le modelle Iman e Lily Cole, aderendo a un appello analogo, rifiutarono di continuare a prestare il loro volto alla De Beers, l'allora compagnia leader nello sfruttamento dei giacimenti del Botswana.

La storia è antica, racconta Fiona, mentre tre eleganti commesse in tailleur blu la osservano da dietro le vetrine di Graff: «Nel 2002 il governo del Botswana ha sfrattato i Boscimani dal Kalahari con l'obiettivo, non dichiarato, di mettere le mani sui giacimenti di diamanti dell'area, un business incalcolabile». La Graff, continua Fiona Watson, «possiede una quota del 9% della Gem Diamonds e non può lavarsi le mani dei Boscimani».

Nel 2006, in seguito a un'intensa mobilitazione internazionale, l'Alta Corte del Botswana riconobbe il diritto degli abitanti originari a vivere nelle proprie terre. Il problema è che i Boscimani sono ancora lì, sulla soglia, costretti nei campi di reinsediamento perché il governo impedisce loro la caccia e l'accesso all'acqua.

Per un momento, nel 2005, Survival cantò vittoria. Allora la supertop inglese Cole, seguendo l'esempio della collega somala, «obiettore di coscienza» dall'estate precedente, rescisse il contratto con la De Beers che, a sua volta, cedette il deposito alla Gem Diamonds per 34 milioni di dollari. Tempo poche settimane e l'estrazione del carbonio cristallizzato riprese a pieno ritmo.

Survival punta a Hollywood, sogna di sensibilizzare le dive cinematografiche e spegnere la luce dei diamanti nella notte degli Oscar. «Domani cercheremo di metterci in contatto con Kate Winslet» dice Fiona. Magari anche Leonardo DiCaprio, «ammesso che risponda». Nel 2006, dopo aver interpretato il protagonista del film di Edward Zwick, Blood Diamond, la storia di uno spregiudicato trafficante di diamanti sudafricano che alla fine si redime, l'attore finì nel mirino dei produttori preoccupati che il successo della pellicola facesse dilagare la febbre anti-diamanti.

Il numero due del Dipartimento di Stato americano, Paul Simons, ammise di temere «conseguenze negative per le economie dei Paesi africani esportatori nonché firmatari dal 2002 degli accordi di Kimberley contro i traffici illeciti». Fiona Watson cercò a lungo Leonardo DiCaprio per coinvolgerlo nella campagna di Survival, invano. Ritenterà, insiste: «Intanto, oggi, abbiamo distribuito 500 volantini». Ma ci vuole il volto d'una star per oscurare un diamante.

Francesca Paci, su La Stampa

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13-02-2009

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