II regno cristiano di re Afonso (1506-43)

Parte 2- II regno cristiano di re Afonso (1506-43)

Afonso attribuì la sua conversione a una speciale grazia di Dio. Vent'anni dopo il battesimo scrisse: «La grazia dello Spirito Santo ci illuminò con un unico e speciale favore, datoci dalla Santa Trinità... Ricevemmo la dottrina cristiana così bene che, per grazia divina, fu di ora in ora e di giorno in giorno sempre più presente nel nostro cuore. Rinunciammo definitivamente a tutti gli errori e agli idoli in cui i nostri antenati avevano per tanto tempo creduto» (Lettera 13, 1512).

Purtroppo, la testimonianza personale di Afonso non può essere estesa a suo padre e alla maggior parte di quelli che si erano fatti battezzare con lui. La maggior parte di loro tornò agli «errori e agli idoli» dei suoi antenati, ovvero alla poligamia e alla venerazione dei feticci.

L'opposizione tradizionalista si coagulò attorno a Mpanzu Nzinga, fratellastro di Afonso, e denunciò i nuovi credenti come pericolosi stregoni e marionette in mano agli stranieri. Il re volle mettere al sicuro Afonso e i pochi missionari rimasti relegandoli a Nzundi, una provincia dell'interno (1495). Sebbene Afonso governasse in quel luogo come Mani Nzundi, successivamente si riferirà a quel periodo come a «lunghi anni d'esilio», durante i quali era «lontano dal re, ma felice di soffrire per la fede di Nostro Signore».

Afonso vince i suoi nemici con l’aiuto di s.Giacomo

In questa difficile situazione venne a conoscenza della morte di suo padre e dell'usurpazione del trono da parte del fratello. Decise di difendere i suoi diritti di primogenito. Con solo trentasette capi e alcuni fedeli servitori, tutti cristiani, si mosse verso la capitale e osò sfidare l'enorme esercito di suo fratello, «ricordando che la forza non risiede in un gran numero di uomini, ma nella volontà del Signore».

Quando stava per fronteggiare il primo attacco, il piccolo gruppo di cristiani cadde in ginocchio, invocò l'aiuto di san Giacomo apostolo (patrono del Portogallo) e vide improvvisamente gli avversari voltarsi indietro e scappare. Afonso li inseguì e li sconfisse con facilità. Il fratello usurpatore venne catturato e giustiziato, ma gli altri furono perdonati.

Era stata una vittoria stupefacente: i nemici superstiti spiegarono che la loro fuga era stata provocata dall'apparizione in cielo di una croce bianca, di san Giacomo e di un gran numero di guerrieri a cavallo. «Per questo», conclude Afonso nel suo resoconto, «dobbiamo ringraziare e lodare la Divina Provvidenza per quello che ha fatto» e informò il popolo della sua volontà di perpetuare la memoria di quella miracolosa vittoria nello stemma del regno: una croce argentea su sfondo blu e un mucchio di idoli spezzati. (Lettere 11-13, scritte al popolo e ai nobili del suo paese nel 1512).

La fondazione di un Regno cristiano

Con zelo indomito, re Afonso avviò la fondazione di un regno cristiano, convinto che il suo potere reale fosse basato sulla fede cristiana che gli conferiva una legittimità unica, non più dipendente dalla religione dei proprietari terrieri. Di conseguenza, trovò necessario distruggere «la grande casa degli idoli» della capitale. Avendo dalla sua parte solo pochi cristiani di Nzundi, chiese aiuto militare al governatore portoghese di São Tomé.

Non avendo ricevete da lui l’aiuto sperato, cominciò a bruciare gli idoli lui stesso, consapevole di provocare una rivolta del popolo, che voleva la sua morte poiché era «un uomo molto cattivo» (uno stregone). Alcuni ribelli tentarono un colpo di mano, facendo appello al Mani Mbata, il capo più potente e il parente più stretto del re, che era destinato alla successione. Mani Mbata, però, rispose che anche lui voleva apprendere la fede di Cristo; «e perciò il nostro regno e il suo cristianesimo furono preservati», scrisse re Afonso al sovrano Manuel I (Lettera 22, 1514).

La cristianizzazione delle istituzione del Regno del Kongo

Una chiesa dedicata al Nostro Salvatore sostituì la «casa degli idoli», e il segno della croce rimpiazzò i feticci: Mbanza Kongo divenne São Salvador.

Re Afonso si riconciliò con Ntinu Nzaku, il capo della religione tradizionale degli abitanti. Costui aveva guidato l'esercito di Mpanzu, era sfuggito alla morte diventando cristiano e ora veniva chiamato Dom Pedro. Era stato guardiano dell'acqua santa degli antenati nella religione tradizionale; Afonso lo fece guardiano dell'acqua battesimale e delle chiese cristiane. Fu inviato tre volte a Lisbona come ambasciatore.

Nel tentativo di perpetuare il culto degli antenati in modo cristiano, Afonso costruì una chiesa sulle tombe dei suoi avi, che si trovavano in una fitta foresta, e la chiamò Mbwila (tombe), dedicandola a Nostra Signora delle Vittorie, per ricordare a tutti la miracolosa vittoria ottenuta sui suoi nemici. Doveva diventare il luogo di sepoltura suo e dei suoi figli.

La festa di san Giacomo (il 25 di luglio), nel cui nome era stata vinta la battaglia, divenne giorno di festa nazionale, in cui tutti i governatori del paese dovevano portare le loro decime e rendere omaggio, sancendo in questo modo, anno dopo anno, il potere del Mani Kongo.

Per il resto, Afonso sapeva che ogni cosa dipendeva dal fatto che la fede cristiana raggiungesse il cuore del suo popolo. Per questo predicava lui stesso dopo ogni Messa, chiedendo prima la benedizione del sacerdote. Più importante ancora era poter disporre di predicatori e preti per propagare il nuovo culto, così richiese più e più volte nuovi missionari.

Tratto e adattato da: John Baur, Storia del Cristianesimo in Africa, EMI, Bologna, 1998

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