Parte 3- Testimonianza negativi dei primi missionari e progetto di formare un clero kongolese
Con l'arrivo di missionari non idonei cominciò per Afonso la tragedia della sua vita. Mentre era in grado di superare l'opposizione del suo popolo «pagano», fu invece costantemente deluso dai portoghesi, i suoi amici cristiani. Tutto ebbe inizio nel 1508, con l'avvento dei primi nuovi missionari. Il re li ricevette al centro della città e li raccomandò al suo popolo con un sermone entusiastico.
Cominciò così: «Fratelli miei, voi sapete che al di fuori della fede in cui noi crediamo non c'è altro che illusione e vento, perché la vera fede è quella di Dio nostro Signore, creatore del cielo e della terra». Poi descrisse a grandi linee la storia della salvezza, dalla caduta di Adamo ed Eva alla redenzione in Cristo e disse ai suoi sudditi che anche per loro era finalmente aperta la strada per la salvezza.
Concluse in questo modo: «Prendete esempio da questi servitori benedetti che, in castità, vivono nell'austerità e nel digiuno e conducono una vita veramente santa. Per quel che riguarda le pietre e il legno, che voi adorate, nostro Signore ci ha dato quelle pietre per costruire le case e quel legno per avere il fuoco» (Lettera 22).
Il grave scandalo
Sfortunatamente, la vita di «questi servitori benedetti» fu tutto tranne che santa. Sebbene fossero canonici regolari, legati alla vita in comune e alla povertà, fin dall'inizio cominciarono a vivere in case separate che riempirono di giovani schiave. Fu un grande scandalo e il popolo cominciò a ridere del re, dicendo che «era tutta una bugia».
Afonso si lamentò aspramente con re Manuel: «In questo regno la fede è già fragile come il vetro a causa del cattivo esempio di quelli che avete inviato per insegnarcela... Oggi, nostro Signore è di nuovo crocifisso proprio dai suoi ministri. Avremmo preferito non essere nati, piuttosto che vedere come i nostri figli innocenti... corrano verso la perdizione per colpa di questi cattivi esempi (Lettera 77).
Il re portoghese consigliò di mandare indietro i missionari, ma sembrava che Afonso avesse timore di fare ciò. In ogni caso, durante tutto il suo regno la situazione non migliorò: solo tre missionari meritarono gli elogi del re. Nel 1534 il nunzio a Lisbona suggerì al Papa di applicare ai sacerdoti del Kongo la legge della Chiesa orientale maronita, che consente ai preti di sposarsi.
La speranza di avere un clero kongolese
Nel 1539 un serio laico portoghese che aveva lavorato in Kongo per quindici anni diede al suo re un consiglio ancora più radicale: sarebbe stato vantaggioso per la causa di Dio «evacuare da questo regno tutti i bianchi, chierici e laici, e sostituirli con gente nuova, di buona condotta» (Lettera 77).
La grande speranza di Afonso era di avere, comunque, un clero e una gerarchia kongolese. Con questo obiettivo, mandò vari gruppi di suoi giovani parenti a Lisbona dove studiarono in diversi ordini religiosi. Tra i componenti del primo gruppo (1506 o 1508) ci fu suo figlio Dom Henrique.
Nel 1512, re Manuel gli comunicò che suo figlio era talmente avanti negli studi da aver progettato di mandarlo con un'ambasceria kongolese a Roma, per fargli conoscere il centro della cristianità. Avrebbe anche chiesto al Papa di fargli «iniziare la serie di futuri arcivescovi e vescovi nel regno del Kongo». La spedizione diplomatica non poté essere però organizzata ma nel 1518 papa Leone X cedette alla richiesta di re Manuel e nominò Henrique vescovo, «ricevendo il consenso dei cardinali non senza difficoltà».
Il figlio di re Afonso diventa il primo vescovo dell’Africa sub-sahariana
Henrique aveva, infatti, solo 23 anni e il quinto Concilio Lateranense del 1515 aveva appena deciso che l'età di un candidato per la carica di vescovo doveva essere di 30 anni e solo per motivi molto gravi ci poteva essere una dispensa di 3 anni. Agli occhi del pontefice, il profitto derivante dal propagarsi della fede costituiva una ragione valida e decise che Henrique poteva essere consacrato all'età di 26 anni.
Di conseguenza, il giovane fu ordinato sacerdote nel 1520 e vescovo nel 1521, facendo ritorno lo stesso anno alla casa di suo padre con quattro preti come assistenti. La posizione che occupò, comunque, fu quella di ausiliario del vescovo di Funchal, alla cui diocesi il Kongo era legato.
Dom Henrique - primo vescovo africano a sud del Sahara - fu ricevuto a Mbanza Kongo con grandi onori, ricevendo in dono da suo padre la provincia di Mpangu, da cui trarre di che sostentarsi. Purtroppo non sappiamo nulla delle sue attività; l'unico accenno che lo riguarda, lo troviamo nella famosa lettera del 1526 in cui Afonso delinea un nuovo programma missionario.
Al re portoghese viene fatta richiesta di cinquanta nuovi sacerdoti da distribuire in tutte le province, per coprire tutta la popolazione rurale. Afonso riferisce che suo figlio, il vescovo, ha già insistentemente richiesto più volte di poter visitare l'intero regno con i suoi quattro assistenti, ma che lui non gliel'ha concesso, riportandolo indietro con la forza, visto che per quel proposito avrebbe avuto bisogno di più preti.
Servono più preti, ma anche medici e farmacisti
Poi aggiunge: «Inoltre temiamo che, se lui si allontanasse da noi, potrebbe essere avvelenato». Non dovremmo, forse, presumere che il programma missionario di Afonso fosse ispirato dall'ardente desiderio di suo figlio di portare la lieta novella a tutto il regno? Sempre su sollecitazione di Henrique potrebbe essere stata fatta la richiesta d'invio di medici e farmacisti per contrastare le credenze tradizionali e di insegnanti per migliorare la qualità delle semplici scuole rurali, che Afonso aveva fondato nel lontano 1508.
Re João III rispose favorevolmente, ma solo dopo tre anni, non dicendo nulla sul numero di sacerdoti inviati e con la sola raccomandazione che seguissero la vita di comunità. Invitò a Lisbona il vescovo Henrique, affinché si potesse creare per lui la diocesi del Kongo secondo i desideri del padre e anche perché era imminente un nuovo concilio (il Concilio di Trento). Purtroppo, Henrique morì un anno dopo l'arrivò dell'invito (1530).
Pare che avesse risposto alla chiamata di Roma e lo deduciamo dal fatto che, nel 1539, Afonso fece accompagnare un nipote che doveva studiare a Lisbona da una nota in cui diceva che quest'ultimo «era già stato in Portogallo, accompagnando il vescovo Dom Henrique, nostro figlio».
Il tentativo del Mani Kongo di far diventare il suo omonimo Dom Afonso successore di Henrique, fallì. Questo Afonso era il solo sopravvissuto di dieci nipoti maschi di sangue reale che erano stati inviati in Portogallo per studiare, ma preferì sposare una donna portoghese e diventare professore di latino a Lisbona.
Un re veramente cristiano
Nel 1516, il parroco portoghese Rui de Aquiar riferì a re del Portogallo Manuel che Afonso stava svolgendo nel suo regno un magnifico lavoro di apostolato: «Il suo Cristianesimo è tale che non mi sembra quello di un uomo, ma quello di un angelo che Dio ha inviato per convertire il suo regno... Parla così bene e con una tale sicurezza di sé che mi sembra che lo Spirito Santo si esprima costantemente attraverso le sue parole... Durante le udienze o mentre ascolta due parti che litigano, parla solo di Dio e dei santi» (Lettera 33).
In contrasto con il suo retroterra «pagano» e la vita dei preti e dei portoghesi cristiani, la fede eccezionale di Afonso può essere paragonata a quella di Carlo Magno, che godeva di quella venerazione che il popolo riserva ai santi. Come il re dei franchi, anche Afonso aveva un ardente desiderio di portare il progresso al suo popolo e vedeva nella fede cristiana una grande opportunità per farlo.
Rui de Aquiar non lodava solo la pietà del re, ma anche il suo interesse per la giustizia e l'educazione. Anche le donne dovevano ricevere un'educazione; la sua stessa sorella, a sessant'anni, insegnò in una scuola per ragazze. Infine, gli sforzi per preservare il suo popolo dal commercio degli schiavi e assicurare che il suo paese rimanesse indipendente dai portoghesi, completano la descrizione di questo grande re veramente cristiano.
Afonso morì all'età di 85 anni, saldo nella sua fede.
Tratto e adattato da: John Baur, Storia del Cristianesimo in Africa, EMI, Bologna, 1998
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