La chiesa angolana nel XX secolo

Parte 7- La chiesa angolana nel XX secolo

Nel XX secolo la storia religiosa dell'Angola fu particolarmente fortunata, perché l'attività dei missionari non subì mai interruzioni da quando, intorno al 1880, i padri dello Spirito Santo rioccuparono l'antica missione in Kongo e l'estesero da Cabinda a Huila. I bakongo a nord, gli ambundu intorno a Luanda e gli ovimbundu a sud della città risposero molto positivamente all'evangelizzazione sia cattolica sia protestante.

Il censimento del 1940 riportò che il 22% della popolazione era cattolica e l'8% protestante. Il Concordato, stipulato nello stesso anno, favorì la Chiesa cattolica, che crebbe fino al 51% nel 1960. In realtà questo paese ha sofferto a tal punto, in 500 anni di colonialismo, più altri trent'anni di guerra civile, da essere ancora ben lontano dal rappresentare una nazione cristiana ideale.

L'Angola fu «la perla dell'impero portoghese», ricca di risorse agricole, minerarie e - come si scoprì più tardi - anche petrolifere. I colonizzatori vi si insediarono numerosi, raggiungendo quasi il mezzo milione e pervadendo interamente la comunità cattolica, che divenne una copia perfetta della Chiesa del Portogallo.

Poco interesse nei missionari per lo sviluppo di un clero locale diocesano

Contrariamente al Mozambico, tutti i missionari erano portoghesi. I padri dello Spirito Santo, congregazione di origine francese, avevano reclutato una folla di seguaci in Portogallo, tanto che la loro provincia portoghese divenne la principale società missionaria in Angola. Nel 1955 duecentotrenta spiritani operavano nel paese, «svolgendo un ottimo lavoro» che non sembrava richiedere ulteriori rinforzi.

Anche i cappuccini italiani, giunti nel 1957 per rinnovare l'antica missione al Kongo, seguivano i loro confratelli portoghesi. Il flusso delle conversioni tuttavia era così grande che il numero dei fedeli distanziava sempre più quello dei sacerdoti. L'atteggiamento paternalistico di questa schiera di missionari non lasciava spazio allo sviluppo di un clero locale e all'attività dei laici.

Sebbene la formazione dei sacerdoti fosse cominciata già nel 1882, nel 1970 non vi erano che 140 preti africani (circa un quarto di quelli di un paese confrontabile con l'Angola, la Tanzania). Sempre nel 1970, l'Africa portoghese ricevette il suo primo vescovo nero, mons. Eduardo Muaca, dapprima ausiliare dell'arcivescovo di Luanda, a cui succedette nel 1975.

Neppure le vocazioni locali femminili furono favorite

Il potenziale delle donne fu trascurato ancor di più. Benché l'Angola vantasse la più antica scuola femminile dell'Africa - istituita nel 1517 alla corte di re Afonso -, i portoghesi non dedicarono molta attenzione all'educazione delle donne. I padri portoghesi dello Spirito Santo non si curarono di formare una congregazione locale di suore.

Dal loro punto di vista, la politica di assimilazione del Portogallo non richiedeva speciali congregazioni africane. Le aspiranti angolane venivano accolte nei conventi delle suore missionarie. Nel 1970 vi erano appena 143 suore angolane (contro 2.123 tanzaniane).

L'assenza di missionari non portoghesi rese più difficile alla Chiesa coloniale angolana il riconoscimento dei propri difetti di base. La gerarchia, molto unita e compatta, vedeva nelle ingiustizie solo un cattivo rapporto tra le classi sociali, come i suoi fratelli vescovi del Mozambico.

Le prime voci critiche nella chiesa del post-Concilio

Nel 1970 venne pubblicato un notevole manifesto di richiesta di una «nuova Chiesa», firmato da ventidue padri dello Spirito Santo, tutti portoghesi. Essi lamentavano che «la nostra Chiesa in Angola non ha mai cercato di scoprire come gli africani possano ritrovare se stessi, il loro significato specifico, le loro autentiche forme di espressione, per allacciare un dialogo fraterno con quella cultura europea che noi abbiamo semplicemente imposto sulle loro teste... Il paternalismo distrugge; non salva il popolo, ma lo priva delle sue radici...».

Tratto e adattato da: John Baur, Storia del Cristianesimo in Africa, EMI, Bologna, 1998

Vai agli altri capitoli

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova