Notizie da Other Facets, febbraio 2009

Il nuovo regime della Guinea vuole far luce sulla corruzione dell’ambiente minerario

guinea alluminioAlcuni giorni soltanto dopo la conquista del potere, il nuovo governo ha chiuso temporaneamente tutti gli impianti minerari della Guinea, dicendo che avrebbe avviato con le società minerarie negoziati che favorirebbero “una collaborazione vantaggiosa per tutte le parti”. È stato comunicato, dunque, a Rio Tinto, Alcoa Inc., UC RUSAL della Russia, AngloGold Ashanti Ltd. del Sudafrica ed ad altri che si riconsidererebbero i contratti esistenti con il governo.

I nuovi uomini forti del regime militare istallatosi in Guinea con il colpo di Stato del dicembre 2008 hanno detto anche che lotteranno senza quartiere contro la corruzione, e che indiranno elezioni democratiche entro due anni.

La Guinea produce il 10% della bauxite nel mondo, e si valuta che nel suo sottosuolo è conservata una tra le più consistenti riserve di minerale di ferro nel mondo. Le vendite di bauxite contribuiscono a quasi il 20% del prodotto interno lordo del paese.

Dopo la bauxite, i diamanti arrivano in seconda fila nelle esportazioni della Guinea. La maggior estrazione di diamanti si fa nella Miniera Aredor Diamond, vicino a Macenta. La Trivalence Mining Corporation, la cui sede è a Vancouver, detiene l’ 85% nelle operazioni di Aredor, che si basano sull'estrazione alluvionale. La società sta sfruttando il potenziale kimberlitico della Guinea. La maggior parte della produzione di diamanti della Guinea è tuttavia di natura artigianale: i diamanti sono estratti da cercatori artigianali nei letti dei fiumi.

Un gruppo d'esame del processo di Kimberley ha visitato la Guinea nel corso del 2008 ed ha constatato che l'applicazione dei regolamenti del paese relativi al PK era deficitaria. La corruzione nel settore è evidente ed endemica, e le autorità della Guinea non hanno alcun mezzo per verificare da dove provengono realmente la maggior parte dei diamanti presentati per la certificazione all'esportazione.

Foto: fabbrica guineana che produce alluminio

Atrocità commesse Zimbabwe a causa dei diamanti

Il governo dello Zimbabwe, abituato alla violenza fine a se stessa, ha ucciso dozzine di minatori alluvionali artigiani, per “ripulire” i campi diamantiferi del paese. Le domande insistenti di osservatori delle ONG e dell'industria, che hanno fatto pressione su alcuni governi e sull'Unione europea, affinché il processo di Kimberley reagisca, sono rimaste lettera morta. In novembre, le forze armate dello Zimbabwe hanno fatto ricorso alla forza per far uscire i minatori artigianali dai campi diamantiferi di Chiadzwa.

I giornalisti hanno riportato che più di 50 persone erano state uccise per mezzo di pallottole, molte di queste sparate da elicotteri. Lo “Zimbabwe Lawyers Forum for Human Rights” ha condannato quest'azione. I mass media internazionali qualificano ora come “diamanti di sangue” i diamanti in provenienza dallo Zimbabwe.

Inoltre, alcuni servizi giornalistici ed alcune dichiarazioni del governatore dello Zimbabwe Central Bank, Gideon Gono, riferiscono di grandi quantità di diamanti dello Zimbabwe che entrano fraudolentemente in altri paesi, in violazione degli accordi del Processo di Kimberley. Due contrabbandieri, fermati in India nel 2008, avrebbero trasportato diamanti dello Zimbabwe per un valore superiore a 600.000 $. Una cittadina dello Zimbabwe, fermata recentemente a Dubai, era in possesso di diamanti di contrabbando. Le prove confermano che lo Zimbabwe non è più in grado di controllare un buono tasso delle sue esportazioni di diamanti.

C'è un'altra preoccupazione. Secondo le statistiche presentate al PK, le autorità dello Zimbabwe conservano stock di diamanti non esportati in quantità fuori del normale, che raggiungono 1,3 milioni di carati. Secondo i prezzi medi attuali per carato, ciò rappresenta un valore commerciale molto elevato. Nessuno sa dire se questi stock sono ancora intatti, ma si teme che siano stati utilizzati in parte come valuta di scambio contro armi ed altri prodotti importati.

Le ONGS affermano che tutto ciò appanna la reputazione del processo di Kimberley, che è stato concepito per mettere fine al commercio dei diamanti di guerra, con la mediazione di un regime di regolamentazione internazionale fondato su controlli interni in ogni paese partecipante. Se l'applicazione di regolamenti comporta violazioni dei diritti della persona e degli omicidi extragiudiziari sistematici, ciò diventa più grave del problema anche al quale il PK cerca di porre fine. E se un paese non può, anche utilizzando questi mezzi, controllare l'esportazione illegale dei suoi diamanti, il processo di Kimberley deve reagire.

Le ONGS, l'industria ed alcuni governi hanno raccomandato la pubblicazione di una dichiarazione inequivocabile da parte da parte del processo di Kimberley, che condanni le violenze perpetrate dal governo dello Zimbabwe; alcune voci hanno chiesto persino l'espulsione dello Zimbabwe dal PK.

Ma il Sudafrica, l'amico più fedele dello Zimbabwe, insiste tuttavia nel dire che il processo di Kimberley non è un'organizzazione di difesa dei diritti della persona, e l’India, alla presidenza del PK dal 2008, ha riferito che non emetterà alcuna dichiarazione contro lo Zimbabwe senza un consenso totale nell'ambito del PK. Essendo lo Zimbabwe membro del PK, e protetto dall’influente vicino, è poco probabile che si raggiunga questo consenso.

In Congo non si placano i conflitti causati dalle risorse

I combattimenti che hanno ripreso in agosto 2008 nelle province del Kivu, in RDC, si sono amplificati nel corso degli ultimi mesi, per responsabilità di Laurent Nkunda. Si ritiene che 250.000 persone abbiano dovuto fuggire le loro case, dopo avere subito atrocità terribili, compresa stupri collettivi, considerati ormai “un'arma di guerra” in RDC. Nkunda sostiene che il conflitto ha per scopo la difesa della Comunità tutsi contro la minaccia dei ribelli hutu del Ruanda installati in RDC.

Una grande parte del conflitto riguarda tuttavia il controllo dei minerali preziosi dei due Kivu, la cassiterite, l'oro, il coltan e la wolframite (di cui si ricava il tungsteno). Non è sorprendente apprendere che lo sfruttamento illecito di questi minerali ha fatto sì che il conflitto continuasse lunghi anni. L'interesse crescente della Cina per le risorse minerali della regione non fa che inasprire il conflitto.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato due risoluzioni per rinnovare l’embargo sulle armi nella regione, e tentare di porre fine al commercio illecito delle risorse naturali. Ma non si sa che efficacia possono avere queste misure. Rimane ancora da vedere quale impatto avrà sul conflitto l'arresto di Laurent Nkunda in gennaio scorso.

Benché i diamanti non facciano ancora parte del conflitto attuale, la complessità di questo conflitto richiede che i meccanismi del Processo di Kimberley siano messi in atto in Congo come misura preventiva, per che i diamanti siano nuovamente utilizzati per comperare armi.

Global Witness ha recentemente elaborato un rapporto su queste questioni, disponibile nel sito: www.globalwitness.org/media_library_detail.php/681/en/recommendations.
Si troverà il testo delle risoluzioni delle Nazioni Unite a: www.un.org/french/docs/sc/2008/cs2008.htm

Riunione plenaria del Processo di Kimberley in India

La sesta riunione plenaria annuale del processo di Kimberley si è svolta in novembre a New Delhi; 42 partecipanti vi hanno assistito (su 49), cisì come delegazioni del World Diamond Council (WDC) e della società civile, essendo quest'ultimo rappresentato da delegazioni del Belgio, del Canada, della Guinea, della Liberia, dei Paesi Bassi, della Repubblica Democratica del Congo e del Regno Unito.

Una delle principali decisioni è stata l’esclusione del Venezuela. In ottobre il PK aveva finalmente inviato “una delegazione di alto livello” per investigare alcuni fatti che riguardano il Venezuela. Il rapporto di questa visita ha concluso che il Venezuela è incapace di conformarsi alle norme minime del PK sulla regolamentazione dei diamanti grezzi. Il governo del Venezuela permette l’esportazione di contrabbando di ingenti quantità di diamanti, verso destinazioni misteriosi. A partire da dicembre, il Venezuela è effettivamente stato escluso dal sistema di rilascio di attestati del processo di Kimberley.

Un altro punto importante della riunione è stato l’appello, lanciato dalle ONG affinché il sistema di sorveglianza del PK includa i centri di taglio. La questione è ancora aperta, dato che non si è deciso niente di concreto, ma almeno tutti hanno accettato che ai paesi sospettati di illeciti siano inviati degli “avvisi di allerta,” che minacciano la loro esclusione dal PK.

I membri del gruppo di lavoro sulla produzione artigianale di diamanti alluvionali si sono messi d’accordo per lavorare insieme all’IDD (Iniziativa Damante e Sviluppo). È stata annunciata la creazione di una piattaforma della società civile, l'Unione del fiume Mano, una nuova iniziativa regionale di ONG per la sorveglianza della conformità al PK in Sierra Leone, in Guinea, in Liberia ed in Costa d'Avorio. Si è anche deciso che la sorveglianza e l'analisi statistica del PK saranno oggetto di un accompagnamento più rigoroso.

Nel gennaio 2009, la Namibia è subentrata nella presidenza di turno del PK, mentre Israele occupa la vicepresidenza. I documenti ufficiali della riunione del Processus di Kimberley a Nuova Delhi sono disponibili a: http://www.kimberleyprocess.com/.

Notizie in breve

La Letseng Mine del Lesotho ha prodotto l'anno scorso un diamante bianco di 478 carati. Secondo Diamond Intelligence Briefs, il diamante, cui è stato dato il nome di Leseli Letseng (Luce di Letseng), è il 20° più grande diamante mai scoperto, e, una volta tagliato, potrebbe dare un diamante perfetto di categoria D di più di 300 carati. Ciò ne farebbe il più grande diamante della sua categoria.

Prima di Natale 2008, i sondaggi JCK negli Stati Uniti hanno constatato l'aggravarsi della recessione, che ha toccato più della metà imprese dell'industria nord-americana della gioielleria, compresi i dettaglianti, i fabbricanti ed i fornitori. La maggior parte dei rappresentanti dell'industria si attende che gli affari peggiorino nel corso del 2009. In dicembre, il Gems & Jewellery Export Promotion Council dell'India ha fatto appello al governo indiano affinché adotti “provvedimenti urgenti ed immediati” per compensare la perdita del 25-30% della sua manodopera del settore, a causa della recessione.

L'industria del diamante israeliana ha riportato un ribasso dell'11,8% delle esportazioni di diamanti tagliati nel 2008 rispetto al 2007, una cifra considerevole se si tiene conto che la crisi economica mondiale è intervenuto solo nell’ultimo trimestre. Ci si aspetta anche delle ripercussioni profonde nei paesi produttori dell'Africa. La caduta drammatica dei prezzi del platino, oro, rame e petrolio avrà effetti nocivi sull'occupazione in Africa e sulle entrate fiscali. In Sudafrica, l'industria mineraria impiega 500.000 dipendenti e contribuisce a circa l’ 8% del PIL del paese.

Nel frattempo in Canada la De Beers annunciava la chiusura nel 2009 per 10 settimane della sua miniera di Snap Lake, nei territori del Nord-Ovest, sei settimane nel corso dell'estate, quattro in dicembre. Ciò a causa della crisi di liquidità di cui soffre la multinazionale.

In una relazione pubblicata alla metà gennaio, RBC Capital Markets ha scritto che la crisi del diamante peggiorerà nel corso del 2009. A Natale le vendite sono state deludenti, e i centri di taglio hanno accumulato i debiti. Per questo i prezzi di vendita continuano a scendere. Un altro scossone all’industria del diamante è venuta dalle inchieste in corso ad Anversa su presunte irregolarità fiscali commesse da importanti società belghe.

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