
DOPO TRE MESI, OGGI LA PRIMA MESSA
“Suor Mariateresa e suor Caterina si trovano in un posto sicuro e tranquillo, dove partecipano alla loro prima messa da oltre tre mesi”: lo hanno detto alla MISNA fonti missionarie contattate a Nairobi dove si trovano Caterina Giraudo e Mariateresa Olivero, le due religiose del movimento contemplativo Charles de Foucauld liberate ieri dopo 120 giorni di prigionia, in Somalia, nelle mani di uomini armati. “Per loro, che appartengono ad una congregazione di contemplativi, l’adorazione e la preghiera sono una parte importante del modo di vivere la fede – prosegue la fonte – e la prima eucarestia dopo tanto tempo è un momento importante”.
Inoltre, le due sorelle “hanno bisogno di assorbire l’esperienza che hanno vissuto - conclude – e anche per questo hanno bisogno di tranquillità e pace”. Ieri, in un’intervista alla MISNA poco dopo la liberazione, suor Caterina, ‘Rinuccia’ per le consorelle, aveva detto che era stata proprio la fede a impedire a lei e a suor Mariateresa di non buttarsi giù, “e di continuare a pregare e a sperare sempre”.
Dichiarazione di d.Fredo Olivero, fratello di una delle suore: “DECISIVO ANCHE IL NUOVO PRESIDENTE SOMALO”
“Alla fine, per la liberazione di mia sorella e di suor Caterina, è stato decisivo anche l’intervento del nuovo presidente somalo Sheikh Sharif Sheikh Ahmed”: lo dice alla MISNA don Fredo Olivero, fratello di suor Mariateresa, una delle due missionarie del Movimento contemplativo Padre de Foucauld di Cuneo liberate oggi.
“I nuovi sviluppi politici somali - aggiunge don Fredo, che è direttore regionale in Piemonte e diocesano a Torino della pastorale per i migranti - hanno sicuramente contribuito a creare le condizioni giuste per concludere nel migliore dei modi le trattative con i rapitori”. Il riferimento è all’attuazione degli accordi di pace di Gibuti che hanno modificato il quadro politico somalo dove si sta lavorando per un esecutivo di coalizione con l’ingresso nel governo dell’Alleanza per la ri-liberazione della Somalia (Ars).
Don Fredo racconta alla MISNA di tre mesi nel corso dei quali si sono alternate angoscia e speranza: “Durante i primi trenta giorni – aggiunge - le notizie che avevamo erano scarse, poi una volta localizzati i rapitori e avviate le trattative, la speranza ha preso sempre di più il sopravvento”. I negoziati, racconta don Fredo, sono stati condotti lungo un doppio canale: “Da una parte c’erano persone di nostra fiducia che ogni giorno avevano la possibilità di incontrare le suore, sincerandosi così delle loro condizioni; a queste persone avevamo anche fornito un’auto blindata per garantirne la sicurezza negli spostamenti; dall’altra c’era il ministero degli Esteri che teneva collegamenti telefonici con la regola di sentire ogni volta le rapite prima di discutere i termini del loro rilascio”.
Don Fredo continua: “Suor Mariateresa e suor Caterina erano state inizialmente condotte ad Afgoye per essere poi spostate a Mogadiscio: durante il trasferimento abbiamo perso per qualche giorno i contatti e questo è stato uno dei momenti più difficili. Nella capitale somala erano tenute nelle vicinanze dell’aeroporto e per tutta la durata della prigionia sono state trattate bene”. Luce anche sull’identità dei rapitori: “Erano criminali comuni – secondo don Fredo - ma contavano su protezioni esterne e di più alto profilo; man mano che procedevano le trattative chiedevano riscatti sempre maggiori, ma non so se e quanto è stato pagato”.
Secondo il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini la liberazione è stata frutto di un “paziente lavoro diplomatico” e non è stata versata alcuna somma. Ora, dopo l’angoscia e l’attesa è arrivato il momento di riabbracciate le due suore: “Siamo felicissimi – conclude don Fredo - e aspettiamo di poter parlare con loro; so già che, se non saranno le autorità italiane a spingere in senso diverso, rimarranno in Kenya; non vediamo l’ora di rivederle, andremo noi lì”.
La liberazione, avvenuta il 19 febbraio
Sono state liberate questa notte e si trovano nell'ambasciata italiana a Nairobi suor Maria Teresa Olivero e suor Caterina Giraudo, le due missionarie del movimento contemplativo ‘Charles de Foucauld’ rapite a Elwak, in Kenya, il 9 novembre da un gruppo armato che le aveva poi condotte in Somalia. Lo hanno confermato alla MISNA fonti certe riferendo che le due missionarie, per la cui liberazione già da tempo era stata trovata una soluzione, sono state trasferite questa mattina con un aereo da Mogadiscio alla capitale keniana.
Suor Mariateresa e suor Caterina stanno bene, e in questo momento riposano, qui nella residenza dell’ambasciatore a Nairobi”: lo hanno detto alla MISNA fonti della diplomazia italiana precisando che “le due religiose hanno attraversato momenti difficili ma hanno raccontato di essere state trattate bene”. Suor Maria Teresa Olivero, 61 anni, e suor Caterina Giraudo, 67 anni, erano state rapite nella notte tra il 9 e il 10 novembre a Elwak, località keniana vicino al confine, e in seguito trasferite dagli stessi sequestratori in territorio somalo.
Le trattative
Da tempo in Africa, le due missionarie appartengono al Movimento contemplativo missionario Padre de Foucauld di Cuneo e per la loro liberazione si è mossa l’intera comunità locale di Elwak, musulmani e cristiani; in Italia, associazioni e volontari hanno raccolto nei mesi scorsi migliaia di firme in segno di solidarietà ma anche per tenere alta l’attenzione sul caso.
A metà gennaio, con l’avallo del governo italiano, era stato aperto un canale negoziale ufficiale con i rapitori, di cui si conosceva da tempo l’esatta posizione; le due missionarie sono state trattate bene e durante i negoziati venivano ascoltate telefonicamente dai mediatori proprio per sincerarsi del loro stato di salute.
Le trattative per la liberazione erano state concluse con successo da diversi giorni, si aspettava soltanto di risolvere i problemi logistici legati al trasferimento dalla Somalia che è stato favorito dai recenti sviluppi politici (nuovi esecutivo e presidente): alla fine, con l’aeroporto di Mogadiscio pienamente operativo, è stato deciso di trasferirle con un aereo fino a Nairobi, in Kenya. Le due religiose sono entrambe originarie della provincia di Cuneo e in Kenya lavoravano con i profughi somali; suor Caterina, infermiera, lavorava soprattutto con i malati di epilessia. Restano ancora incerte le modalità del rilascio.
Le prime parole
“Gianna siamo libere, siamo libere. Ci troviamo in macchina a Nairobi e ci stiamo dirigendo verso l’ambasciata con dei signori gentilissimi che vi conoscono”: sono le prime parole che Suor Mariateresa Olivero ha pronunciato al telefono dopo la liberazione, avvenuta poche ore fa. Lo hanno detto alla MISNA le consorelle delle due religiose del movimento missionario Charles de Foucauld rapite lo scorso 9 novembre a Mandera e portate in seguito in territorio somalo. “Per il momento è tutto quello che sappiamo, che sono libere e stanno bene – dice alla MISNA suor Gianna – e che non appena possibile ce le faranno vedere”. Per il momento, aggiunge la religiosa, la voce rotta dall’emozione, “stiamo informando gli amici e tutti coloro che ci sono stati vicini in questi lunghi e difficili mesi”.
Vaticano: una grandissima gioia
Quella della liberazione delle due suore rapite in Kenya “è una notizia che ci dà grandissima gioia, erano mesi che speravamo e pregavamo per la loro liberazione”: lo ha detto padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana alla notizia dell’avvenuta liberazione di suor Caterina Giraudo e suor Mariateresa Olivero, rapite in Kenya il 9 novembre scorso. “Eravamo anche preoccupati per l’assenza di notizie e lo stesso Papa aveva ricordato la loro situazione più di una volta – ha aggiunto padre Lombardi – e continuiamo a pensare che i sequestri di persona che avvengono in tante parti del mondo siano una cosa inaccettabile”. Il Vaticano, ha concluso il portavoce, si rallegra per le due suore ma “continua a pensare a tutti coloro che ancora si trovano in questa situazione, in Colombia come in altri paesi”.
Il racconto dell'esperienza del rapimento
“Caterina parla un po’ di somalo e quindi capiva quello stava accadendo. Il racconto della loro esperienza è stato davvero toccante”: lo ha detto alla MISNA padre Franco Cellana, missionario della Consolata che ha incontrato suor Caterina Giraudo e suor Mariateresa Olivero nell’ambasciata italiana a Nairobi, subito dopo la loro liberazione avvenuta questa mattina alle 10. “La notte del rapimento, hanno detto, è accaduto tutto molto in fretta. Si sono ritrovate a camminare per ore con un gruppo di somali e alcuni keniani, di cui solo uno parlava un po’di inglese, che al momento di dormire le circondavano, armati di mitra, per evitare che scappassero – riferisce il missionario – fino a quando non si sono ritrovate, dopo un lungo viaggio in macchina, alla periferia di Mogadiscio nei pressi dell’aeroporto”.
La prima volta che sono state messe in contatto con le loro consorelle a Nairobi “le sorelle si sono rese conto di non essere state dimenticate e che intorno a loro c’era un grande interesse sollevato dalle congregazioni missionarie – aggiunge padre Franco – e questo le ha aiutate a superare il senso di abbandono che avevano provato inizialmente, quando pensavano che nessuno si fosse accorto della loro scomparsa e che non sarebbero mai uscite vive da quella situazione”. Le due religiose hanno raccontato di essere state trattate bene, di aver mangiato carne e di essere riuscite anche a dialogare con i rapitori che, hanno precisato, volevano solo soldi in cambio della loro liberazione. “Questa sera resteranno in ambasciata per sicurezza – aggiunge il missionario – e da domani siamo pronti a riaccoglierle in seno alla nostra piccola comunità, stordita dalla gioia per il loro ritorno”.
"Ci ha sostenuto la fede"
“Ci ha sostenuto la nostra fede. Questo ci ha permesso di non buttarci giù, di continuare a pregare e a sperare”: lo ha detto alla MISNA suor Caterina Giraudo, missionaria del movimento contemplativo Charles de Foucauld rilasciata assieme alla sua consorella suor Mariateresa Olivero, dopo 102 giorni di prigionia. “I nostri rapitori ci hanno trattato bene, ci hanno procurato medicinali e cose di cui avevamo bisogno – dice al telefono, la voce provata ma serena di chi ha appena superato un’esperienza difficile – e non ci hanno mai mancato di rispetto”. La notte del rapimento, racconta la religiosa, “è accaduto tutto molto in fretta. Ci siamo ritrovate a camminare per ore con un gruppo di somali e alcuni keniani, di cui solo uno parlava un po’di inglese, ma siccome io parlo un po’ di somalo riuscivamo ad intenderci”.
Le due suore si dicono sicure che “i rapitori volessero solo soldi, almeno questo è quello che abbiamo capito in questi mesi”. La prima volta che sono state messe in contatto con le loro consorelle a Nairobi le suore si sono rese conto di non essere state dimenticate e che intorno a loro c’era un grande interesse sollevato dalle congregazioni missionarie: “non ci aspettavamo questa attenzione, da parte dei mezzi di informazione, ma siamo molto, molto felici del calore e della gioia con cui siamo state accolte. È davvero toccante”. Riguardo al momento del rilascio, solo poche parole: “ci hanno fatto preparare, poi qualcuno ha detto che eravamo al sicuro, libere. Un’emozione indescrivibile”.
Dall'agenzia Misna
La notizia sull'agenzia Ansa
Un'odissea durata tre mesi
La ricostruzione del Corriere della Sera









