“Esiste un legame causale diretto tra il commercio dei minerali provenienti dell’est della Rdc e le atrocità perpetrate contro i civili congolesi”, si legge nella nota di Global Witness. “Recenti inchieste condotte dal Gruppo di esperti dell’Onu rivelano che i principali gruppi armati implicati negli attuali combattimenti si finanziano attraverso il commercio di minerali di grande valore. Questi minerali permettono di produrre dei metalli, tra i quali lo stagno e il tantalio, che entrano nella produzione di telefonini”. Annie Dunnebacke, portavoce di Global Witness, spiega nella conferenza stampa che “il conflitto nello Stato del Congo è stato alimentato in parte dall’aumento mondiale della domanda per i telefoni portatili. I produttori di telefoni cellulari devono effettuare dei controlli fin dall’inizio della catena di approvvigionamento per assicurarsi di non rifornirsi presso miniere controllate da milizie ed unità militari».
Secondo un rapporto Onu pubblicato nel dicembre 2008, la quinta più grande compagnia al mondo di trasformazione dello stagno, Thailand Smelting and Refining Co (Thaisarco), acquista minerale di stagno attraverso un esportatore che si rifornisce nelle miniere controllate dalle Forces Démocratiques pour la Libération du Rwanda (Fdlr), una milizia hutu che conta tra i suoi soldati anche i responsabili del genocidio in Rwuanda del 1994, e che continua a perpetrare gravi violazioni dei diritti umani in RD Congo. La Thaisarco, anche se ha sede in Thailandia, appartiene al gigante britannico Amalgamated Metal Corporation (Amc) Group.
Global Witness chiede ai produttori di telefonini e ai commercianti di minerali di chiarire quali misure intendono responsabilmente mettere in atto, per assicurare che l’acquisto di minerali non alimenti ulteriormente la guerra. Alcune imprese hanno promesso che inaspriranno i controlli sulla catena di approvvigionamento, ma è chiaro che attualmente nessuno è in grado di garantire che la produzione di cellulari non abbia nessun effetto sul proseguimento di un feroce conflitto.
Alan Doss, rappresentante speciale del segretario dell’Onu in Rdc, accusa l’inerzia e la mancanza di volontà del governo congolese nel controllare il traffico minerario: “i minerali, che dovrebbero servire il popolo congolese ad uscire dalla povertà, contribuiscono a rafforzare i gruppi di ribelli e le milizie”. Doss chiede che il governo faccia la sua parte per stabilire uan vigilanza crescente a sostegno delle risoluzioni 1856 e 1857 del Consiglio di Sicurezza sul traffico illecito dei minerali, e collabori seriamente con quanto sta facendo in questo campo la Monuc, la Missione dell’ONU in Congo, per eliminare le fonti di finanziamento dei gruppi armati e ristabilire la pace.
Foto: Tantalite
5-3-2009
Approfondimenti
- Il comunicato stampa di Global Witness
- La notizia riportata da Greenreport
