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Il sito Cinemafrica riporta una presentazione di Maria Coletti, nella quale scrive:"Il tema della 21ma edizione del FESPACO (28 febbraio-7 marzo 2009) è 'Cinema africano: turismo e patrimonio culturale', un modo per invitare i professionisti del cinema africano a servirsi della loro arte anche per promuovere le ricchezze turistiche e culturali del proprio paese. Il cinema può infatti essere lo strumento privilegiato per una valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del continente africano e per un “invito al viaggio”, ad una conoscenza diretta del continente Africa troppo spesso relegato alle notizie di guerra oppure alle emergenze umanitarie. Il tema sarà approfondito anche attraverso un convegno.
Fra i lungometraggi in concorso, segnaliamo innanzitutto quattro anteprime internazionali: Mah saah-sah di Daniel Kamwa (Camerun), Fantan fanga di Adama Drabo e Ladji Diakité (Mali), Les Feux du Mansore di Mansour Sora Wade (Senegal) e Coeur de lion di Boubakar Diallo (Burkina Faso). E ritroviamo anche tre film che hanno già avuto successo internazionale: Teza di Haile Gerima (Etiopia), Whatever Lola Wants di Nabil Ayouch (Marocco) e Mascarades di Lyes Salem (Algeria).
Diversi titoli interessanti anche nella sezione Documentari, molti dei quali realizzati da registi di fama internazionale: Behind the Rainbow della documentarista egiziana Jihan El Tahri; Entre la coupe et l’election della congolese Monique Mbeka Phoba; ancora dalla Repubblica Democratica del Congo proviene Tu n’as rien vu à Kinshasa di Mweze Ngangura; e poi Lieux saints del camerunese Jean-Marie Teno; Ouled Lenine della tunisina Nadia El Fani e Souvenirs encoumbrants d’une femme de menage di Dani Kouyaté (Burkina Faso)."
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Altri articoli sul Fespaco 2009 in Cinemafrica: La cerimonia di apertura
Omaggio a Sembène Ousmane
Il sito della BBC riporta una gallery di 9 immagini, con le didascalie che qui sotto riproduciamo nella traduzione italiana:
1- I tappeti rossi sono stati srotolati. Non a Los Angeles, ma a Ouagadougou, dove si sta svolgendo il 21° Fespaco.
2- Il Fespaco è soprannominato “l’Oscar africano”. La cerimonia di apertura si è tenuta allo Stadio “4 agosto”. Protagonista un gigantesco pupazzo.
3- Sono 19 film, prodotti in 13 paesi diversi, che sono in competizione quest’anno. “Se vuoi vedere un film horror egiziano o una love story camerunese, il Fespaco è il posto giusto”, commenta ai microfoni della BBC James Copnall.
4- Registi africani e rappresentanti del mondo dello spettacolo si tengono per mano e fanno un cerchio attorno al monumento dedicato al cinema. Il Fespaco è un appuntamento d’obbligo per chiunque abbia a che fare con il cinema del continente nero.
5- Adamo Dramo (a sinistra) e Ladji Diakite, I registi maliani del film Fantan Fanga, sono tra i candidati al primo premio, la prestigiosa statuetta dello “stallone di Yennega”.
6- Il regista marocchino Mohamed Ismail (a destra) assiste alla proiezione del suo film "Adieu Mères" (Addio, madri), che parla delle famiglie ebree che hanno lasciato il Marocco per Israele dopo la seconda Guerra Mondiale.
7- Il Fespaco è cambiato molto rispetto ai suoi inizi, che risalgono al 1969. Dice infatti il regista ivoriano Sidiki Bakaba: “Quando abbiamo cominciato, non eravamo più di cinque o sei registi. La gente diceva che era un’utopia o una pazzia.
8- La cerimonia di apertura ha attirato una grande folla. Ma, per la sua natura, il Fespaco si rivolge a un pubblico ristretto e competente. I film che vengono presentati non possono competere con la popolarità dei film a basso costo della Nollywood nigeriana.
9- Nonostante ciò, la maggior parte delle opere prime è girata con un budget misero, come sembra voler dire il quadro di Hyppolyte Delavolta. Si noti nel dipinto l’assistente che deve sorreggere uno delle aste rotte del cavalletto.
Anche due italiani in corsa al Fespaco
Anche due italiani partecipano al Fespaco Festival. Si tratta di "Come un uomo sulla terra" diretto da Andrea Segre e di "An Ka Here So" firmato da Anna Maria Gallone. Insieme a loro la coproduzione italo-francese "Moustapha Alassan" di Maria Silva Bagoli e Christian Leloung. Figurano tutti nella sezione del festival dedicata ai documentari, ma rappresentano una spettacolare novità per una grande rassegna internazionale che ogni due anni raccoglie il meglio del cinema africano e che, di norma, dà spazio solo a coproduzioni con la Francia e, più di rado, la Gran Bretagna.
