Johnny Mad Dog

Un chimico congolese ha raccontato la loro storia. Un regista parigino l'ha trasformata in un film. A interpretarla sono stati proprio loro: ex bambini soldato che vogliono crescere
johnnymaddog poster 350x477
Johnny Mad Dog. Dietro questo nome si nascondono più storie. Quelle di un chimico congolese e di un regista parigino, ma anche quelle di centinaia di migliaia di bambini soldato. È il 1997 quando scoppia la guerra civile in Congo.

Emmanuel Dongala, un giovane chimico di padre congolese e madre centro-africana, si trova al centro della violenta guerra civile combattuta da migliaia di giovani adolescenti armati di fucili, pistole e kalashnikov. Aiutato da Philip Roth e sostenuto dalla Fondazione Guggenheim, Dongala riesce a portare in salvo la sua famiglia negli Stati Uniti.

Oggi è professore al Bard College di Simmon's Rock, in Massachusetts, dove insegna chimica e letteratura africana. "Volevo essere uno scienziato, ma sono diventato scrittore per esprimere la tristezza, la collera, la vergogna provate nel vedere quante ricchezze e opportunità sono state sprecate in Africa", racconta oggi Dongala.

Nel 2002 pubblica Johnny Mad Dog, premiato come miglior libro dell'anno dal Los Angeles Times, sulla tragedia dei bambini soldato in un'Africa senza nome. Potremmo trovarci in Sierra Leone, in Congo o in Liberia, Paesi in cui sono presenti 300mila bambini tra i sei e i quindici anni anni che conoscono unicamente il linguaggio della violenza.

"Vengono rapiti e obbligati a unirsi ai gruppi armati. Subiscono il lavaggio del cervello e sono obbligati a compiere azioni irreparabili come uccidere un membro della propria famiglia, o stuprare la propria sorella. La violenza di questi atti permette al bambino di allontanarsi dal proprio clan e dal villaggio, diventando dipendente dal proprio capo banda, che può manipolarlo come desidera".

Dongala conosce la follia di questi conflitti e la racconta. "Anch'io sono stato umiliato per le strade di Brazzaville da un gruppo di bambini soldato che impugnavano le armi di fronte ai miei figli e a mia moglie", ricorda. "Fu un'esperienza spaventosa. Psicologicamente è molto difficile andare avanti, perché si perde la propria dignità di fronte alle persone che ti rispettano e che cercano protezione".
johnnymaddog foto 400x261
Ma chi è davvero Johnny? Johnny Mad Dog ha 15 anni. Non conosce la pietà e vive di istinto, come l'animale pazzo che vuole diventare. La sua freddezza ricorda il personaggio di Alex, in Arancia meccanica: uccide senza ragione, ruba e violenta senza pietà. Si aggira drogato per la città con un gruppo di coetanei a bordo di un 4x4 rubato.

Come un autentico squadrone della morte. Abusano a turno delle donne più belle, davanti allo sguardo supplicante dei loro mariti. Seguono gli ordini del comandante Giap, rispettato unicamente per paura "del suo sguardo e dei suoi addominali". Dongala riesce a mostrarci anche il lato umano della guerra. A cominciare dallo sguardo di Laokolé, ragazzina sedicenne che cerca di sopravvivere alla pazzia dei bambini soldato aiutando il fratellino, Fofo, di 8 anni, e la madre rimasta senza gambe.

Il personaggio femminile ci insegna la voglia di vivere, comunica sentimenti di fratellanza. E la paura. Laokolé, insieme a migliaia di uomini, fa di tutto per mettersi in salvo cercando rifiugio nelle ambasciate che però non lasciano entrare nessuno, piuttosto che nelle sedi di alcune Ong e dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Perché questa storia diventasse un film ci voleva però Jean-Stéphane Sauvaire, regista francese che aveva esordito nel 2000 con il cortometraggio La mule (protagonista, Rossy de Palma). Letto il libro Sauvaire si innamora della storia e propone il progetto alla MNP Entreprise, casa di produzione di Mathieu Kassovitz (regista de L'odio, I fiumi di porpora) e Benoît Jaubert.

Sauvaire ha già lavorato in condizioni difficili. Nel 2004 aveva girato il documentario Carlitos Medellin: 75 minuti per raccontare il traffico delle armi e della droga nella città colombiana di Medellin, tra gang di bambini che si uccidono per gioco. Kassovitz e Jaubert accettano la sfida. Sauvaire inizia così a viaggiare in Africa alla ricerca dei set per il film.

La Sierra Leone, ferita da una guerra durata dieci anni e costata la vita a oltre 100mila persone, non si rivela il luogo adatto alla realizzazione di una pellicola. Lì la gente desidera andare avanti e dimenticare le atrocità che hanno coinvolto il Paese per tanto tempo. In Congo, dove il regista avrebbe potuto girare il film in francese, le tensioni sociali e le imminenti elezioni politiche rischiavano di complicare le riprese.

La Liberia, uscita da pochi anni dalla guerra, sembra invece avere tutte le caratteristiche per poter girare. Sostenuto da Kassovitz e Jaubert, Sauvaire riesce a ottenere i permessi dall'Onu per il porto d'armi e a superare lentamente tutte le difficoltà burocratiche.

"Avrei potuto girare le scene con le armi in qualsiasi altro Stato. Nessuno spettatore se ne sarebbe accorto e sarebbe stato più facile ottenere i permessi. Ma ho voluto lavorare in modo trasparente cercando di dare al film il massimo di veridicità". Non a caso il risultato finale sarà un genere che vive tra fiction e documentario.

L'idea infatti è diventata quella di far recitare ragazzini che hanno vissuto la guerra in prima linea, con le cicatrici addosso. "Mi sono fermato a Monrovia girando tutti i quartieri, cercando di instaurare un dialogo con i ragazzini e imparando a conoscere le loro storie. Alla fine ne ho scelti quindici, ci siamo installati in una casa e abbiamo iniziato a lavorare insieme".

La preparazione del film è stata lunghissima: quasi un anno. Mesi di dialogo, di formazione e di un autentico coaching per poterli fare recitare. La maggior parte dei giovani attori non ha ricevuto un'educazione. "Ricordo che per girare alcune scene erano costretti a imparare a memoria i testi. Parola per parola. Ripetendo la stessa frase innumerevoli volte", confessa il regista

Alla fine delle riprese, Sauvaire ha creato la Fondation Johnny Mad Dog, per aiutare i ragazzi attori a ricevere un’educazione scolastica. "Per il momento un educatore si occupa dei ragazzi che hanno partecipato alla realizzazione del film, aiutandoli a risolvere i problemi quotidiani, coinvolgendoli nelle attività scolastiche e consigliandoli su come utilizzare i soldi guadagnati con il film".

Adattato dal sito di Repubblica

Il sito ufficiale del film

Il trailer


 

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova