Yvonne Vera è nata a Bulawayo, nell’attuale Zimbawe, nel 1964. Dopo aver completato gli studi superiori nel suo paese, va a studiare in Canada alla York University di Toronto. Qui consegue il BA Hons, in Inglese, un master delle arti e un Dottorato, sempre in Inglese.E’ autrice di racconti e novelle. Nehanda (1993) e Without a Name (1994) sono stati selezionati per il Commonwealth Awars Africa Region. Selezionata di nuovo per Under the Tongue, Vera ha vinto il prestigioso premio nel 1997. Ha ricevuto numerosi altri premi ed è spesso stata ospite di accademie e università in tutto il mondo.
E’ stata anche curatrice di Opening Spaces (sempre nel 1997), un’ importante antologia di racconti di giovani scrittrici africane, di lingua inglese e francese: un primo tentativo di aprire gli orizzonti e unire scritture diverse ma esperienze simili.
Yvonne Vera è prematuramente scomparsa a soli 40 anni, nell'aprile del 2005.
Nel 2002 Frassinelli pubblica il suo romanzo Il fuoco e la farfalla.

A Makokoba non c'è fine allo squallore.
È il più profondo recesso dell'inferno, in cui i neri consumano sudore e sangue in un duro lavoro che non lascia spazio alla speranza. Uniche consolazioni: l'alcool e la musica. Ma anche a Makokoba può brillare una piccola luce: è quella della stanza dove vivono Phephelaphi e Fumbatha, un nido d'amore puro e inattaccabile anche dalla desolazione più profonda.
Finché un giorno a Phephelaphi l'amore non basta più. Vuole un futuro, progetti, speranze, vuole volare più in alto. Fumbatha si oppone. E la tragedia irrompe a incrinare il loro amore.
Sempre l'editrice Frassinelli nel 2004 pubblica il suo romanzo Le vergini delle rocce .
Ambientata in Zimbabwe, è la storia di due guerre e di due donne, dell'orrore della violenza che diventa normalità. La vicenda si svolge nel villaggio di Kezi nel 1980, anno della difficile indipendenza del paese africano dalla Gran Bretagna.
Lo sguardo delle due donne, due sorelle accomunate da una straziante tragedia umana, disegna
un quadro della vita prima e dopo la liberazione e racconta la loro indefessa ricerca della dignità. Di fronte al dolore una delle sorelle troverà una ragione di speranza, l'altra rimarrà vittima della vita drammatica e crudele donatale dalla grande madre Africa.Di questi suoi due romanzi Yvonne Vera aveva detto :
”L'area che accoglie la storia è arida. Quando incontra Fumbatha, la mia Phephelaphi emerge dalle acque di un fiume in modo che il paesaggio arido, tutto intorno, contrasti in modo paradossale e sia valorizzata la centralità del momento.
La musica è il kwela, nata in quegli anni Quaranta, un ritmo creato da chi s'inurbava: arrivando in città si scopre il ritmo nuovo delle biciclette come dei treni, si perde il fischio che si lanciava alle mandrie di mucche nelle campagne e si scopre che se qualcuno fischia probabilmente è un poliziotto bianco che ce l'ha con te, nero. Io volevo scrivere un romanzo che diventasse musica in bocca, che fosse comprensibile e ambiguo. Nel successivo, The Stone Virgins, le prime pagine tornano su quegli stessi anni e sono musica pura”.
Per ulteriori informazioni sull'autrice e sul suo paese, consulta il sito: www.postcolonialweb.org
a cura di Maria Ludovica Piombino
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