«Dal papa un invito alla chiesa ad essere più coraggiosa»

«Dal papa un invito alla chiesa ad essere più coraggiosa». I commenti di alcuni missionari

Un incoraggiamento perché la Chiesa ritrovi la sua vocazione sociale in un paese complesso, attraversato da un dialogo vitale tra culture ma anche da gravi ingiustizie nella distribuzione della ricchezza: è questo il significato che il mondo missionario del Camerun dà alla visita di Papa Benedetto XVI.

“Le parole pronunciate dal Pontefice durante l’incontro con i vescovi a Yaoundé – dice padre Armando Coletto, superiore regionale dei Saveriani raggiunto dalla MISNA nella città portuale di Douala – invitano la Chiesa a essere più coraggiosa: la situazione è migliore rispetto a 20 o 30 anni fa, ma milioni di persone continuano a vivere nella miseria”. Durante l’incontro con i vescovi del Camerun, nella parrocchia di Christ Roi in Tsinga, Benedetto XVI ha ricordato ieri l’impegno della Chiesa a “difendere i diritti dei poveri” e a “risvegliare la speranza nei cuori degli esclusi”.

Parole attese a Yaoundé, dove martedì due ali di folla entusiasta hanno accompagnato il Papa dall’aeroporto alla sede della nunziatura apostolica, tra il verde dei banani e la terra color rosso. “La visita di Benedetto XVI – dice alla MISNA padre Renzo Larcher, missionario saveriano in un quartiere alla periferia ovest della capitale – ha creato un’atmosfera di festa, un’atmosfera che il messaggio papale sull’impegno per i poveri rende ancora più intensa”. Governato da ben 27 anni dal presidente Paul Biya, il Camerun attraversa un periodo delicato.

Un anno fa le rivolte popolari contro il carovita a Yaoundé e Douala, le due maggiori città del paese, spinsero l’esecutivo a decretare un aumento del 15% di tutti i salari e gli stipendi. “La crisi dell’economia mondiale – sostiene padre Coletto – accresce le difficoltà del Camerun, un paese che dipende molto dalle esportazioni di prodotti agricoli”. Uno dei problemi sociali più grandi è lo squilibrio nella ripartizione della ricchezza. “Nelle piantagioni di caffè e di cacao del nord o nei latifondi del sud e dell’ovest – dicono alla MISNA da Douala - aumenta il numero dei braccianti costretti a vendere il loro lavoro per pochi soldi”.

Povertà e ingiustizie non riguardano solo campagne e villaggi ma anche le città, dove si sposta un numero crescente di giovani che non hanno lavoro né mezzi di sostentamento. “La disoccupazione e la mancanza di prospettive professionali – sottolinea padre Larcher – sono il problema principale qui a Yomo Aban: nel quartiere la maggior parte delle famiglie è composta da sei o sette persone, senza lavoro tirare avanti è impossibile”. Oltre a evidenziare le responsabilità sociali della Chiesa, Benedetto XVI ha raccomandato ai vescovi del Camerun la necessità di combattere “ogni particolarismo” e favorire “la cooperazione tra le etnie”.

Su questo piano, la periferia di Yaoundé offre un modello positivo. “Indigeni e popolazioni immigrate dall’ovest e dal sud – dice padre Larcher – convivono in armonia: è questa la ricchezza del Camerun, un caleidoscopio di etnie dove ogni giorno più di quattro milioni di cattolici dialogano con le altre comunità religiose. A Yaoundé c’è anche una grande moschea, bellissima”.


 
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