I contrasti di Luanda e la festa di tutto il popolo

L'Angola attende Benedetto XVI. Intervista con l'arcivescovo di Luanda

C’è grande attesa in Angola per la visita di Benedetto XVI, che oggi arriva nella capitale Luanda. Vessilli bianchi e gialli con l’immagine del Papa accolgono i pellegrini che stanno raggiungendo in questi giorni da tutto il Paese la capitale per abbracciare Benedetto XVI. È uno scenario ricco di colori che contrasta con quanto invece accade in città. Un vero e ang-1proprio cantiere a cielo aperto, strade non ancora asfaltate e polverose ai bordi delle quali si vive di stenti.

Ovunque il traffico è paralizzato e impedisce anche brevi spostamenti. Anni di guerra hanno segnato questo popolo generoso e tanto entusiasta di incontrare il suo Pastore. Serpeggia comunque una grande voglia di riscatto che gli angolani vogliono manifestare al Papa.

Giornali e televisioni hanno cominciato a raccontare l’evento da giorni: il quotidiano più importante del Paese, Jornal de Angola, dedicava fin da ieri la prima pagina al Santo Padre con la cronaca dell’arrivo in Camerun. Lo stesso fanno i tg che propongono continuamente le testimonianze dei pellegrini. Hanno raggiunto la capitale i delegati delle 18 diocesi angolane. “L’obiettivo” secondo Manuel Modesto del Segretariato nazionale della pastorale giovanile “è quello di promuovere un messaggio chiaro, quello che dell’importanza del Papa nella Chiesa, inteso come leader di tutti i cattolici ed elemento cardine dell’unità dei cristiani”.

I rappresentanti istituzionali più alti si rincorrono nel commentare positivamente il viaggio del Papa. Ieri il capo dell’opposizione in parlamento, Alda Sachiambo, ha dichiarato che la visita di Benedetto XVI “è estremamente importante per gli angolani. Dopo una lunga guerra, oggi viviamo in un clima di riconciliazione, di pace e di ricostruzione. Si tratta di un processo storico” ha aggiunto la Sachiambo “che deve ispirarsi ai principi morali e in questo la Chiesa è chiamata a svolgere un ruolo importante.”

Sull'attesa del Papa il giornalista di Radio Vaticana, Davide Dionisi, ha intervistato l’arcivescovo di Luanda, mons. Damião António Franklin:

R. – Anche quelli che non sono cattolici sono contenti di ricevere il Santo Padre. È una grazia, un privilegio, soprattutto in questi tempi. L’Angola ha sofferto molto e troppo con la guerra, con i conflitti. Adesso sta ricominciando una vita nuova di riconciliazione, di ricostruzione, non soltanto delle infrastrutture, ma anche del cuore. Quindi, ricevere il Santo Padre per tutti noi è una grande grazia e tutti aspettano con molto fervore e con molta attenzione. E noi cattolici vogliamo preparare il cuore, per ricevere bene il messaggio del Santo Padre.

D. – A pochi anni dalla fine della guerra, che significato assume la visita di Benedetto XVI in Angola?

R. – Viene a completare questo processo di riconciliazione, che impiega tempo, perché i cuori sono feriti da molti anni. Tra l’altro, non è facile vivere come fratelli, ma stiamo cercando di farlo. E la visita del Papa viene ad aiutare in questo senso.

D. – Eccellenza, qual è il messaggio che l’arcidiocesi di Luanda lancerà al Santo Padre, in occasione dell’incontro?


R. – Di ringraziamento e di comunione con il Santo Padre, con la Chiesa universale di cui noi siamo una porzione. Quindi, siamo contenti, ed io spero che anche tutti i fedeli possano essere consapevoli di questa grazia di Dio.

Vittime e danni per il maltempo nel centro e sud del paese

Intanto arrivano notizie preoccupanti dal sud e dal centro del paese: piogge torrenziali si sono abbattute nelle scorse ore, provocando morti e distruzioni. Kuito, Katabola e Andulo, nella provincia di Bié sono le più colpite. 17 persone sono morte, trascinate dai fiumi in piena, o dentro le loro case crollate. Diverse strade sono interrotte e alcuni ponti minacciano di cedere alla furia delle acque. Anche i campi coltivati sono invasi dall’acqua, che ha distrutto coltivazioni di cereali e legumi. Solo a Kuito sono state recensite 700 case crollate nella periferia.

Pochi giorni fa l’epicentro del maltempo era la provincia meridionale del Cunene, dove i senza tetto a causa delle inondazioni sono più di 20.000. I morti sono stati quasi un centinaio, e il calcolo dei danni non è ancora stato fatto, ma le stime sono pessimistiche. È un paesaggio desolante che la pioggia ha lasciato il fiume Cunene lungo le sue due sponde, una in Angola e l’altra in Namibia.


 

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