Spigolando stamattina i giornali portoghesi:
Dal Diário de Notícias:
Nel salone dei ricevimenti del palazzo presidenziale di Luanda, Benedetto XVI ha solennemente tolto il velo dal plastico della futura basilica di Nossa Senhora da Muxima, l’offerta dello Stato angolano alla principale religione del suo popolo.
Nel marzo dello scorso anno, l’architetto luso-angolano Júlio Quaresma aveva ricevuto in segreto un emissario del presidente José Eduardo dos Santos. Quaresma ha il suo a Lisbona, in Rua Braancamp, ma è nato a Saurimo, nell’Est di Angola. È pro-nipote dei coloni originari dell'isola di Madeira, che fondarono quasi un secolo fa Sá da Bandeira, oggi la città di Lubango. È stato invitato a realizzare una basilica nel luogo di culto più caro alla pietà dei cattolici angolani, a Muxima, sulla riva sinistra del fiume Kwanza, a 130 km da Luanda.
Dal Correio da Manhã:
Il papa nell’omelia ha ricordato la sorte che corrono migliaia di bambini che in Angola sono considerate “streghe”, cioè ricettacoli di spiriti nefasti. È una pratica antica nell’Africa subsahariana, che crede nell’esistenza di spiriti maligni che si impossessano di bambini. Questi ultimi poi sono soggetti a diversi trattamenti, molti dei quali violenti, per essere liberati dalle presenze malefiche. L’episodio che più ha avuto risonanza nei media è sucesso cinque mesi fa, quando la Polizia angolana ha liberato decine di bambini, tenute sotto sequestro da due sette religiose nei loro luoghi di culto. Per liberarle dagli spiriti maligni, i bambini subivano violenza fisica e psicologica. Questa pratica suscita grandi preoccupazioni alla chiesa cattolica angolana, la quale gestisce case dia accoglienza per questi bambini rigettati dalla famiglia e mandati a vivere per strada.
Dal Público:
Questa messa è stata celebrata a Luanda o a Roma?
Chi ha seguito la messa di Benedetto XVI, può forse essersi sentito confuso: i ritmi, i riti, i canti e el lingue usate erano più europei che africani. Il popolo cantava Panis Angelicus. Molte orazioni sono state fatte in latino. Ma non c’è da stupirsi: in un discorso pronunciato in Camerun, il papa diceva che la liturgia “non può essere un ostacolo, ma mezzo per entrare in dialogo e comunione con Dio, per mezzo di una reale interiorizzazione della struttura e delle parole con cui si compone la liturgia”.
Ma persone presenti stamattina nella chiesa di S.Paulo ci hanno detto che le celebrazioni africane parlano di più di Dio, che molte messe e celebrazioni in Europa, profondamente slegate dalla vita e da Dio.
Dall’Expresso:
La visita del papa avrà ricadute elettorali. Il padre spiritano Tony Neves, che ha vissuto in angola tra il 1989 e il 1994 dice che “ciò è inevitabile, ma non si può incolpare la chiesa cattolica”.
E continua dicendo: “Questa ambiguità del legame temporale tra la visita del papa e le elezioni presidenziali sarà sfruttata dai politici angolani per fini elettorali. Il papa visita molti paesi, e pur facendo molto attenzione alla scelta del periodo, non potrà mai evitare di trovarsi in concomitanza con una scadenza politica. La storia dei popoli non ha mai ‘momenti bianchi’, c’è sempre qualche avvenimento che si può sfruttare”.
Il missionario continua: “Questa visita in Angola ha una dimensione simbolica, è stata una opzione deliberata, per confermare il lavoro che la chiesa ha realizzato per la pace in Angola, e che svolge ora per la ricostruzione del paese”









