Pane, cipolle e sale in via Gagliardo

È scappato dalla Nigeria e dopo Roma è approdato a Genova in via Gagliardo numero due.
Una storia di terra rubata e svenduta come gli schiavi. Con la differenza che oggi è possibile quasi negoziarne il prezzo ma non la durata e neppure la destinazione finale.
L’amico Eritreo termina domani il soggiorno al centro ed ha trovato casa presso un amico.
Anche lui porta i volantini delle pubblicità nelle cassette della posta dei condomini.
Addestramento poco casuale al servizio delle merci globali che vedeva prima in televisione.
Tra una partita e l’altra. Tra una guerra e l’altra. Tra un tradimento e l’altro. Tra un caseggiato e l’altro. Tra un futuro e l’altro. Tra una fuga e l’altra. Tra una lingua e l’altra. Tra una vita e l’altra.
La stessa logica dei mercanti che Rovelli chiamerebbe come il titolo del suo libro. Servi.
Invece sono stato invitato al loro tavolo. Alla mensa dei Curdi la stessa domenica dopo cena. Dai loro sacchetti di plastica escono come per incanto le memorie dell’altro mondo. Pomodori e cetrioli e prezzemolo e cipolle e peperoncino e limoni e sale con olio.
Il pane lo hanno diviso a metà ma solo da un fianco per custodire la ferita della propria terra. Hanno domandato se ne volevo ancora anche se quello fatto da loro possiede un altro sapore. Forse quello della madre che li ha visti partire una notte. Così uguale alla notte che li aveva generati
I nomi delle cose sono stati scritti in italiano su un pezzo di carta per fare attenzione alle doppie.
La vita invece è una e magari lontana. Come il figlio di cinque anni di cui cadeva ieri il compleanno. Mi ha fatto vedere la foto di un biondino con le guance sorridenti che somigliano a quelle del papà che si trova in via Gagliardo. Custodita nel portamonete
Ci siamo lasciati con la promessa che avremmo visto un film che narra la storia di un giovane Curdo chiamato Ishak. Sacrificato o forse sostituito da qualche altro durante il viaggio.
Uno di loro ha passato un paio d’anni a Parigi ed ha un buon accento francese. È venuto per salutare gli amici e poi ha pensato di fermarsi anche lui a Genova.
È stato proprio lui che mi ha dato il pane.
Mauro Armanino
12-02-2010
Una storia di terra rubata e svenduta come gli schiavi. Con la differenza che oggi è possibile quasi negoziarne il prezzo ma non la durata e neppure la destinazione finale.
L’amico Eritreo termina domani il soggiorno al centro ed ha trovato casa presso un amico.
Anche lui porta i volantini delle pubblicità nelle cassette della posta dei condomini.
Addestramento poco casuale al servizio delle merci globali che vedeva prima in televisione.
Tra una partita e l’altra. Tra una guerra e l’altra. Tra un tradimento e l’altro. Tra un caseggiato e l’altro. Tra un futuro e l’altro. Tra una fuga e l’altra. Tra una lingua e l’altra. Tra una vita e l’altra.
La stessa logica dei mercanti che Rovelli chiamerebbe come il titolo del suo libro. Servi.
Invece sono stato invitato al loro tavolo. Alla mensa dei Curdi la stessa domenica dopo cena. Dai loro sacchetti di plastica escono come per incanto le memorie dell’altro mondo. Pomodori e cetrioli e prezzemolo e cipolle e peperoncino e limoni e sale con olio.
Il pane lo hanno diviso a metà ma solo da un fianco per custodire la ferita della propria terra. Hanno domandato se ne volevo ancora anche se quello fatto da loro possiede un altro sapore. Forse quello della madre che li ha visti partire una notte. Così uguale alla notte che li aveva generati
I nomi delle cose sono stati scritti in italiano su un pezzo di carta per fare attenzione alle doppie.
La vita invece è una e magari lontana. Come il figlio di cinque anni di cui cadeva ieri il compleanno. Mi ha fatto vedere la foto di un biondino con le guance sorridenti che somigliano a quelle del papà che si trova in via Gagliardo. Custodita nel portamonete
Ci siamo lasciati con la promessa che avremmo visto un film che narra la storia di un giovane Curdo chiamato Ishak. Sacrificato o forse sostituito da qualche altro durante il viaggio.
Uno di loro ha passato un paio d’anni a Parigi ed ha un buon accento francese. È venuto per salutare gli amici e poi ha pensato di fermarsi anche lui a Genova.
È stato proprio lui che mi ha dato il pane.
Mauro Armanino
12-02-2010









