Diaspore

La 'domandina' del carcere di Marassi

Visitando la Casa Circondariale ho scoperto l’esistenza della 'domandina'. Si tratta di un foglio prestampato che permette di accedere ai servizi o benefici previsti dal regolamento interno. Ogni settimana, previa presentazione e vidimazione della domandina, ho la possibilità di incontrare quanti ne fanno richiesta.

Robinson, con la bellissima bimba e la sua signora che ha appena aperto un piccolo ristorante in via Maddalena 68/70 R. Dice di aver imparato molto stando in carcere e ringrazia per quanto gli é accaduto finora. Marian, in cerca di una casa per scontare la pena alternativa.

Babakar dice di non voler tornare in Africa. Mohamed, diventato padre poco prima di essere arrestato. Frank, che si domanda che fare con la libertà, una volta fuori. Vorrebbe il sorriso sul volto delle sue connazionali nigeriane e si scrive con una di esse.

Emil è preoccupato per la figlia Macedone in attesa di un bimbo. Ha chiesto di essere aiutato a rintracciarla tramite la Caritas di Taranto dove abitava prima. Jimmy raccoglie e custodisce occasioni perdute e ritrovate. Vorrebbe poter rinascere dopo l’ultima condanna e da sempre è senza documenti.

Abiballa spera di uscire presto e chiede di chiamare quanti possono aiutarlo presso l’avvocato. Ho rivisto Alex la stessa sera che è stato liberato. Cercava una casa ed un lavoro per rimanere nel Paese.

Sanyang è del Gambia e non vuole che la sua famiglia sappia che si trova a Marassi. Babou giocava a basket in Olanda ed è alto oltre due metri. Ha il desiderio di rivedere sua madre in Mauritania e forse la sua amica olandese verrà a visitarlo.

Omar ha lasciato le sue borse nel Centro che lo accoglieva e vorrebbe che qualcuno le ritirasse. Bassirou ha bisogno dei vestiti pesanti che si trovano in salita Monte Grappa e si aspetta che il suo migliore amico lo visiti.

Alla fine ho trovato anche quella di Cristo che chiedeva un colloquio urgente. Alla voce Sez/Piano/Cella c’era scritto Nazaret. La data della domandina era quella di oggi. Affermava che tutti siamo importanti ma non per quello che abbiamo. Che dal suo punto di vista è molto meglio essere poveri. E terminava dicendo che solo nel buio possono splendere le luci.

Di ritorno da carcere col ‘13’ fino a Caricamento ho rivisto le strade imbavagliate di luci. I vicoli occupati dalle bancarelle. Il paese dei balocchi e l’altra domandina non scritta. Ho rivisto l’ansia degli occhi ed il lieve sapore di una festa forse mai cominciata.

“…è un’ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno sente l’ansia,degradante,di essere uguale agli altri nel consumare,nell’essere felice,nell’essere libero:perché questo è l’ordine che egli ha inconsciamente ricevuto, e a cui 'deve' obbedire, a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza...” (Pasolini,Scritti corsari,1975)

P. Mauro Armanino

30-12-2008


 

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